4-11-2006: APRE A ROVATO L’OSPEDALE “DON GNOCCHI - SPALENZA”

Il centro riabilitativo “Ettore Spalenza” di Rovato ha aperto i battenti. L’inaugurazione della struttura sanitaria d’avanguardia nella cura per pazienti post-acuti, che sarà gestita dalla Fondazione Don Gnocchi grazie alla concessione attivata con l’azienda ospedaliera “Mellino Mellini” di Chiari e l’accreditamento operativo della Regione Lombardia, è avvenuta nella mattinata di sabato 4 novembre 2006 alla presenza di un foltissimo pubblico fra cui si potevano distinguere molti operatori del settore sociosanitario e altrettante autorità civili, religiose e militari.

Con l’apertura ufficiale dell’ “Ettore Spalenza” si chiude per la capitale franciacortina quella che il sindaco rovatese Andrea Cottinelli ha definito “una ferita aperta ancora oggi”: la chiusura relativa agli anni ’90 dell’allora nosocomio pubblico di via Golgi, avvenuta nonostante la grande mobilitazione popolare - probabilmente, la più estesa fra quelle conosciute negli ultimi anni da Rovato - passata sotto il nome di “Comitato H”.

Il progetto di trasformazione del precedente presidio ospedaliero in una modernissima struttura in grado di accogliere 130 degenti cronici era iniziato poco meno di una decina d’anni fa. Da un lato, l’esigenza dell’azienda ospedaliera “Mellino Mellini” di Chiari di fare fronte alle nuove sfide sanitarie dettate dall’allungamento della vita media dei bresciani e quindi dell’emergere di una sanità basata più sulle patologie croniche che sugli interventi di breve periodo. Dall’altro, la disponibilità e l’esperienza pluriennale nella cura dei lungodegenti accumulata dalla Fondazione Don Gnocchi, già presente sul territorio rovatese a partire da metà anni Novanta grazie al centro “Santa Maria in Santo Stefano” realizzato in via Martinengo sui terreni del lascito Cornali.

L’accordo del 2001 fra il direttore della Mellini, Gabriele Tonini, e i vertici della Don Gnocchi avevano consentito il 4 novembre 2003 l’apertura dei lavori negli spazi dell’ex ospedale pubblico di via Golgi, 1. La realizzazione del nuovo “Spalenza” coinvolgeva in un progetto sperimentale di sinergia fra pubblico e privato sociale anche la Regione Lombardia e gli altri enti locali del territorio per una spesa complessiva vicina ai 18 milioni di euro. Nel corso dei tre anni di lavori, il presidio (che riguarda complessivamente un comparto di 15.700 metri quadrati, per un’area coperta di 4.600 metri quadrati e una superficie aperta al pubblico di 12.900 metri) è stato attrezzato dal punto di vista tecnologico per svolgere le più avanzate funzioni di riabilitazione post-acuta in una struttura ospedaliera intensiva. Il nuovo centro di riabilitazione, che già dal mese di ottobre ha iniziato ad ospitare i primi 27 pazienti, ha oggi una capacità complessiva di 130 posti letto: 110 di riabilitazione specialistica, 10 di riabilitazione generale e geriatrica ed infine altri 10 di day hospital.

La struttura potrà assistere, avvalendosi delle più moderne metodologie e strumentazioni, pazienti dimessi in maggioranza dagli ospedali per acuti provenienti da tutto il circondario e anche da fuori provincia. Dal punto di vista dei locali, alla vecchia struttura dell’ex ospedale pubblico si è aggiunto un ampio edificio a tre piani con un vasto seminterrato, che sarà dedicato a diverse attività ambulatoriali di tipo riabilitativo e diagnostico. In particolare, i primi ambiti ad essere operativi saranno quelli cardiorespiratorio e neuromotorio. Il tutto sarà poi completato da un servizio classico di diagnostica per immagini, da una Moc in grado di valutare la densità ossea e da un servizio di ecografie. Nella struttura è inoltre prevista l’attivazione di un’unità operativa per spinali da 16 posti letto, oltre ad un integrazione con il servizio pubblico per quanto riguarda le attività di specialistica ambulatoriale, extraospedaliera e domiciliare.
A fare la differenza fra il nuovo “Ettore Spalenza” gestito dalla Fondazione Don Gnocchi e i tradizionali ospedali saranno soprattutto le qualità e le capacità messe in campo dalle persone operanti nella struttura stessa. I 70 tecnici che per ora lavoreranno a Rovato (medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti e personale di supporto) sono infatti stati formati nel corso dei mesi estivi per poter rispondere nella maniera più professionale ed umana alle esigenze di ogni singolo paziente del centro. Informazioni: www.dongnocchi.it

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