Dante Alighieri e la Commedia..stupefacente
“Dante Alighieri consumava cannabis e, probabilmente, anche qualche derivato di aloe, la pianta da cui si estrae la mescalina”.
La 93enne italianista anglosassone, Barbara Reynolds, ne è “ragionevolmente certa”. Il Sommo poeta avrebbe visto l’Inferno solo grazie all’ “aiuto” della marijuana.
Nel suo ultimo libro, ‘Dante: the Poet, the Political Thinker, the Man’, pubblicato in Gran Bretagna da I.B. Tauris, la Reynolds sostiene che Dante avrebbe fumato cannabis e mescalina, anticipando di fatto tanta letteratura sul “tema”. Da Huxley a Coleridge, da Shakespeare fino a Baudelaire, sono infatti moltissimi gli autori che - più o meno volontariamente - hanno ammesso di cercare aiuti particolari nel trovare l’ispirazione letteraria.
Le visioni della Divina Commedia sarebbero dunque il frutto, per Reynolds, di un Dante ‘un pò alterato’, come ha titolato il ‘Times Literary Supplement’ recensendo il libro.
Contro l’ipotesi della studiosa si è scatenato tutto il sancta sanctorum dei letterati di casa nostra.
“Chiacchiere inutili”, ha infatti replicato il professor Ignazio Baldelli, professore emerito di storia della lingua italiana all’Università La Sapienza di Roma e accademico dei Lincei.
“Forzature assurde, stupidaggini, anzi è meglio definire il tutto una bestialita”, contesta il professor Enrico Malato, direttore della ‘Rivista di studi danteschi’. Parla di “speculazioni su Dante, di un’ipotesi poco credibile” il professor Guglielmo Gorni, presidente della Società Dantesca Italiana.
“Siamo di fronte a cose quanto meno non dimostrabili”, osserva il professor Luca Serianni, ordinario di storia della lingua italiana all’Università La Sapienza di Roma e accademico della Crusca. “Senza prove si può dire tutto e il contrario di tutto, per cui quelle della Reynolds sono supposizioni che lasciano il tempo che trovano”, ha aggiunto Serianni.
Il problema è che la Reynolds non è l’ultima arrivata in fatto di Dante. Autrice della più diffusa traduzione inglese della Commedia ( che diventò “Divina” solo dopo l’intervento di Boccaccio ), la studiosa anglosassone gode infatti di grande stima anche in Italia, come dimostrano gli articoli dedicatigli da quotidiani prestigiosi come il “Corriere della Sera” o “La Repubblica”.
Il dubbio, quindi, rimane. Quel che invece appare ormai certo è il boom di prenotazioni che il suo libro, spinto anche dalle voci antiproibizioniste, sta facendo registrare in questi giorni.

















