2030: Spagna e Marocco unite da un tunnel?

Tra meno di vent’anni, gli spagnoli potranno salire su un treno superveloce, partire dalla stazione di Siviglia e, novanta minuti dopo, raggiungere comodamente la città di Tangeri, sulla costa africana. Un sogno? Non proprio. È il progetto faraonico di un tunnel di quaranta chilometri che unirà l’Europa all’Africa e aprirà un’importante via di comunicazione tra Gibilterra e Marocco a trecento metri sotto il fondo del mare. Un’opera che farà impallidire gli ingegneri del tunnel della Manica e che sarà la più complessa e costosa nella storia dell’umanità.
I governi di Madrid e di Rabat, dopo più di un decennio di sopralluoghi e analisi geologiche, alla fine del 2006 hanno dato un’accelerazione al progetto con la scelta delle aziende spagnole, francesi, svizzere e marocchine che saranno coinvolte nella costruzione della galleria transcontinentale. Una fase preliminare di lavoro inizierà già entro la metà del 2007 per valutare la complessità degli ostacoli.
L’opera rappresenta una sfida senza precedenti alle più sofisticate tecniche di costruzione: anche se la distanza più vicina in linea d’aria tra le coste spagnola e marocchina è di circa quattordici chilometri, in quel punto il fondale raggiunge i 900 metri di profondità. Questo dato, unito alla violenza della pressione marina, delle correnti e, soprattutto, la complessità del fondale rispetto alla Manica, hanno consigliato ai tecnici di spostare più a ovest il tracciato ottimale, che correrà in mezzo all’oceano Atlantico ma a “soli” tre-quattrocento metri di profondità media.
«Con questo progetto dovremmo spingerci oltre ciò che ora crediamo tecnicamente impossibile», afferma Giovanni Lombardi, presidente della Lombardi Engineering, un’azienda italo-svizzera impegnata nel progetto e che in Italia ha partecipato alla costruzione dei laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare all’interno del massiccio del Gran Sasso. «Il tunnel sotto la Manica è stato un gioco da bambini. Qui ci sono ostacoli mostruosi», aggiunge Lombardi.
Negli anni Ottanta l’idea di un collegamento tra Spagna e Marocco era associata al progetto di un ponte. Ma l’idea, per i molteplici ostacoli dovuti al vento, alle correnti e all’intenso flusso di navi tra il Mediterraneo e l’Atlantico, era stata scartata: un ponte di oltre quindici chilometri avrebbe richiesto mastodontici supporti, profondi novecento metri, che tuttavia non avrebbero assicurato la stabilità della struttura durante le violentissime tempeste marine dello stretto. Mentre con il tunnel, l’opera appare possibile: da Punta Paloma, nella regione di Cadice, si scenderà sotto il livello del mare anche oltre gli iniziali trecento metri e si riaffiorerà a Capo Malabata, vicino a Tangeri. Un tragitto che se avesse incontrato il sottosuolo compatto e solido della Manica, si sarebbe potuto ridurre a 28 chilometri, ma che invece a causa della presenza di strati sabbiosi e cedevoli dovrà raggiungere in alcuni tratti gli 800 metri di profondità, contro i 50 metri dell’Eurotunnel, e richiederà una lunghezza di 40 chilometri, che sarà percorsa da due binari ferroviari.
Oltre alla maestosità dell’opera, giganteschi sono anche i costi stimati: tra i 6,5 e i 13 miliardi di euro, a cui l’Unione Europea dovrà in parte contribuire con i suoi fondi. Un’opera che porterà benessere e un forte incremento di turisti alla regione meridionale della Spagna e al nord del Marocco e che sarà accolta come un miracolo per i milioni di immigrati di origine nordafricana che abitano Spagna e Francia.

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