2006: Rapporto sulla libertà di stampa nel mondo. Il caso dell’Italia
Annualmente la Freedom House, organizzazione istituita nel 1941 da Eleonor Roosvelt ed altri noti personaggi americani, pubblica la propria ricerca sulla situazione più o meno democratica di tutti gli Stati del mondo ed, al contempo, sul livello della libertà di stampa negli stessi. In Italia, tale pubblicazione è stata resa famosa da Adriano Celentano nel suo visto - e da più parti contestato - “Rockpolitik”
Sono da pochi giorni consultabili su internet i risultati del 2006 (www.freedomhouse.org) riguardanti la situazione mondiale.
Le democrazie al mondo sono ancora purtroppo minoritarie (90 paesi su 193). LItalia fortunatamente rientra nella categoria dei paesi retti con una “democrazia”. Peccato però che la compagnia non sia così numerosa come si vorrebbe.
La situazione si mostra molto diversa invece quando si parla di libertà di stampa. I 193 paesi sono stati infatti divisi in 3 categorie: liberi, parzialmente liberi, non liberi. L’Italia infatti non riesce ad entrare nel gruppo dei paesi liberi (che vede al comando gli Stati scandinavi) e si vede relegata nella via di mezzo di quelli parzialmente liberi.
Oltre a questo c’è poi il fatto che, all’interno della “classifica mondiale”, l’Italia è 80mo posto, alla pari con il Botswana e dietro Tonga, Ghana, Namibia, Benin e molti altri. Altro fattore di preoccupazione è che in 2 anni la nostra situazione è peggiorata di 6 posizioni. Infatti nel 2004 eravamo al 74mo posto.
La situazione italiana è unica nel panorama dell’Europa occidentale. Tutti gli altri paesi del nostro ambito, infatti, sono considerati liberi dall’Istituto americano.
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