Strage piazza Loggia: inchiesta chiusa, “concorso in strage” per Rauti, Delfino e Maifredi.

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Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, i tre ordinovisti veneti che la procura di Brescia vuole processare, ma non solo. La chiusura dell’inchiesta della Procura bresciana sulla strage di piazza Loggia del 28 maggio 1974 - 8 morti, 103 feriti - cinvolge altri pezzi da novanta sia dell’eversione di destra che dei servizi segreti italiani.

I giudici Roberto De Martino e Francesco Piantoni hanno infatti chiesto di processare anche Pino Rauti - ex segretario del MSI -, il generale Francesco Delfino e Giovanni Maifredi.

Accuse di favoreggiamento invece per l’avvocato Gaetano Pecorella (avvocato di Zorzi), Fausto Maniaci e Martino Siciliano, mentre Vittorio Poggi deve rispondere di riciclaggio.

Per Di Martino e Piantoni, Pino Rauti, leader di Ordine Nuovo, era a conoscenza dell’organizzazione della strage a Brescia.

Cuore del pensiero della Procura le ammissioni di Maurizio Tramonte (noto come «Fonte Tritone») e ai racconti di Carlo Digilio (agente della Cia con il nome di «Zio Otto» morto il 12 dicembre 2005, esperto di esplosivi, più volte all’interno di organizzazioni di estrema destra). Delfo Zorzi, ora scappato in Giappone con il nome di Roi Hagen ma che possiede ancora negozi di abbigliamento in Italia sotto la sigla “Oxus”, si sarebbe occupato dell’esplosivo, arrivato dalla Francia, mentre l’organizzazione dell’attentato venne affidata a Carlo Maria Maggi. La bomba fu preparata in Veneto, custodita da Maifredi e consegnata in una valigetta da Marcello Soffiati.

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L’incarico, per i giudici, fu affidato a Giovanni Melioli, ordinovista di Rovigo assolto per la strage di Bologna e morto all’inizio degli anni Novanta.

Manlio Milani, presidente dell’Associazione Vittime di piazza Loggia, che 33 anni fa perse sua moglie nello scoppio: “La verità storica collega l’eversione nera ai servizi segreti, la giustizia ci sta arrivando. Rauti riporta l’attenzione nell’ambiente della destra, Delfino richiama la questione dei servizi segreti. Più inquientante la figura di Maifredi, uomo della destra, infiltrato in Ordine Nuovo, con rapporti con tutta l’eversione nera, e uomo dei servizi segreti. Quest’uomo fu addirittua autista di Paolo Taviani, il ministro degli Interni della Repubblica Italia all’epoca della strage. Questo mi porta a chiedere a me stesso: C’era qualcuno che sapeva e non ha mai parlato?».

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17 Commenti to “Strage piazza Loggia: inchiesta chiusa, “concorso in strage” per Rauti, Delfino e Maifredi.”

  1. CENTRO VS FRAZIONI:

    ma Pecorella.. “quel Pecorella”???

  2. urca urca:

    se è lui non mi stupisco…mi dispiace ma non mi stupisco!

  3. giancarlo:

    curioso ma non troppo Gaetano Pecorella, avvocato di soccorso rosso per farsi conoscere, e poi di Berlusconi pert impedire di conoscere. come liui sono in tanti
    Maurizio Belpietro, estrema sinsitra palazzolese negli anni settanta, direttore del Giornale per sbarcare il lunario.
    L’imburrato Bondi, voce di Silvio, feroce sindaco counista di Fivizzano
    il piduista socialista della sinistra (che i compagni di altre correnti definivano sinstra ferroviaria) del PSI Craxiano, diventato feroce anticomunista quando ha fiutato l’affare del salto in Forza Italia, il prode Liguori, direttore di tg mediaset, che negli anni di piombo scrisse direasse Lotta Continua, rivista di estremasinsitra, condividendo titoli indementicabili come “la politica della P38( (la p38 era una micidiale pistola di grosso calibro usata spesso dai brigatisti) o per venire più vicno a noi il Buon Giulio Tremonti, che eletto con i resti nella lista di Martinazzoli fu il rpimo a dare l’esempio di senatore acquistato con una poltrona, passando subuto con Berlusconi non appena questi gli propose di fare il ministro, e si dimenticò, guarda un po’ di dare le dimissioni avendo cambiato partito prima ancora del voto di fiducia anche se non era nepppure riuscito a vincere con i suoi soli voti.
    la strage di piazza loggia, come quella di piazzale loreto e quella di bologna temop resteranno senza colpevoli certi, ma non per caso. ma piuttosto per scelte politiche e per colpe degli elettori che hanno rimandato persone con il marchio del dubbio (non delle colpa) in parlamento
    come si potrà mai pensare che con questa destra che ha dimenticato De Nicola (che si pagava le spese di rappresnetanza quando era presidente delle repubblica) e Einaudi per scegliere un palazzinaro che si è buttato sulle tv con la benedizione di Craxi (che continua ad essere un uomo giudicato colpevole, condannato e morto in contumacie non in esilio) e ha sfruttato anche il tifo calcistico per conquistare il potere ed evitare un possibile fallimento?
    la verità si scopre solo se si vuole e se non ci sono ombre sui politici cui tocca aprie i troppi documenti segreti copertti da tanti omissis da oscurare il sole
    per scopriere i colpevoli bisogna aprire gli occhi e partecipare alla politicam cacciando da ongi partito chi, a torto o a ragione abbia scheletri nell’armadio

  4. CENTRO VS FRAZIONI:

    quella di Belpietro “kompagno” mi mancava..ma davvero????
    e di cos’era??
    giuro che faccio davvero fatica…

  5. giancarlo:

    dopo avere finito di frequentare l’Itis di Palazzolo, cominicò a scrivere come collaboratoore di Bresciaoggi, polemizzando da sinsitra con il centrosinistra di Palazzolo e il PCi che riteneva troppo di destra
    ma non è il solo: gran parte della struttura della Lega palazzolese è costitutita dai comunisti più dogmatici di Palazzolo, e lo stesso attuale sindaco era un sindacalista alla Bertinotti nella fabbrica marzoli

  6. neskens:

    guarda un pò che i leghisti e soprattutto il berlusca hanno cambiato la vita a tanti compagni che sbagliano.. beh non si è perso granche, pecorella mi da l’idea di essere il peggiore di tutti.
    Ma zorzi lo facciamo tornare dal Giappone o no, ste fascio del cavolo.

  7. romano:

    continuate a sputare sentenze allora svegliatevi e capirete che la gente puo’ cambiare idea ,solo i coglioni, non cambiano .dirvi che vi dovete vergognare e’ inutile perche’ voi la vergogna non la conoscete,ma sapete benissimo dove sta di casa,

  8. xyz:

    Quando le presunte “sentenze” sono supportate da fatti inequivocabili è dura ribaltarle. E se le fanno male mi dispiace per lei.
    O serve che riporti il discorso di Bondi la sera dell’insediamento a sindaco di Fivizzano sostenuto dal PCI di allora?

  9. xyz:

    23 Settembre 1989, Bondi eletto da poco sindaco nel comune di Fivizzano in provincia di Massa Carrara ringraziava il consiglio comunale con queste testuali parole.
    “…Consentitemi di esprimere il ringraziamento più sincero a tutto il consiglio che mi ha votato la fiducia. In questo momento sento particolarmente forte l’appartenenza ad un partito, il Partito Comunista Italiano, che lavora nell’interesse generale e per il bene pubblico….”

    Tra l’altro grande fu la sorpresa quando operò un revisionismo della strage di Marzabotto.
    Peccato che il il 22 aprile 1989 la pensava diversamente. Addirittura, per commemorare il 25 aprile, aveva disposto l’acquisto di un’opera realizzata ad hoc dal pittore-scultore Loris Ricci. Atto contestato dai consiglieri Marini (Verdi) e Putamorsi ( PSI). Pare veramente stupefacente che sia stato imbastito un processo contro gli amministratori di questa giunta incolpando, non si sa bene chi, di favoritismo verso un artista perché appartiene ad una certa area politica, volevano dire comunista. Ma ai posteri rimarrà il frutto di una scelta morale di grande rilievo (l’acquisto dell’opera ndr.), un messaggio di pace e libertà valido tra venti come tra cento anni. Al che il consigliere Marini rispose piccato: Nessuno mette in discussione i valoro della Resistenza e nessuno pensa di prendere lezioni da te.

    Ma poi, silurato da una congiura politica di paese si trovò a spasso senza lavoro.
    Un amico scultore chiamato da un imprenditore brianzolo a scolpire un’opera per lui lo presentò all’imprenditore nano e magicamente divenne portavoce nazionale di Forza Italia.

    Solo gli idioti non cambiano mai idea, ma dire che Marzabotto fu colpa dei partigiani.
    Zitto va!

  10. Belpietro, cu fù?:

    Io lo conoscevo male
    di Giorgio Sbaraini

    “Io, Maurizio Belpietro, credevo di conoscerlo bene da quando a metà degli anni ‘70 era corrispondente da Palazzolo di “Bresciaoggi” e io ero caposervizio della provincia. Dico credevo perchè, m’avessero detto che lo avrei ritrovato direttore di un quotidiano nazionale, avrei avuto la stessa reazione di Manlio Scopigno, l’allenatore filosofo, che confessò sbarbellando le palpebre su occhi straniti che mai e poi mai avrebbe pensato di vedere in tivù Nicolai, lo stopper soprattutto noto per gli autogol.
    Belpietro, a quei tempi, era uno agro e scontroso, mi pareva anche un tantino complessato, legato e spesso ispirato da Ugo Pedrali, socialdemocratico poi confluito e restato nel Psi. Fu Pedrali a segnalare il suo caso a Guido Alberini, che faceva parte della commissione difesa, perchè lo tenesse a fare il militare vicino a casa.
    Come caposervizio ho avuto con lui un rapporto dai molti spigoli: ma devo confessare che, oltre al lavoro, aveva incidenza anche una …questione di pelle, nel senso che non eravamo fatti per avere del feeling. Io gli rimproveravo qualche eccesso di radicalismo (tipico dei cattolici sofferenti e marginali, ma affiorante biliosità). E’ nota una sua affermazione, che oggi vorrebbe non aver fatto: il padrone ha sempre torto. Così io facevo in sostanza la figura del moderato, come in effetti sono e fui: non ho mai fatto il rivoluzionario e la verbosità della sinistra “dura” mi ha sempre fatto girare i santissimi.
    A un certo punto, il Belpietro l’ho perso di vista, anche perchè di lui non mi interessava per niente: credo sia arrivato a Milano passando da Bergamo, dove ha conosciuto Vittorio Feltri, che se l’è poi portato al “Giornale” come uomo di macchina e, a sentire alcuni, come cane di guardia.
    Di Feltri è stato il fedele esecutore: da lui - senza averne la cultura e la verve polemica - ha imparato lo schema di un giornale di area, per non dire di partito: d’altro canto, il suo editore vuole quel tipo di prodotto, lui lo fa, venendone sontuosamente locupletato, sotto forma di lauto stipendio e dei molti benefits che i potenti concedono ai servi fedeli, finchè restano tali.
    Lui sta nel “Giornale” come un tasso nella sua tana: quando ha accettato di andare a Roma a dirigere “Il Tempo” hanno fatto presto a dargli il benservito, sicchè lui è tornato alla casa-madre, riprendendo il vecchio ruolo, prima di fare un gradino verso l’alto, surrogando Feltri.
    Mi pare istruttivo un passo di “Fucilate Montanelli” di Federico Orlando, dove si parla del rifiuto di Bettizza di accettare “il ruolo di foglia di fico di Maurizio Belpietro, che è un Feltri minore, rimasto alla macchina finchè il Feltri maggiore aveva diretto ‘Il Giornale’”. “Hanno cercato di rifilarmi una bufala, un vero e proprio inaccettabile imbroglio” - ha spiegato Bettizza in un’intervista a ‘La Repubblica’, dove passa a raccontare come Berlusconi (il maggiore, non Paolino, che fa l’editore per conto dell’altro) gli avesse telefonato offrendogli la direzione de ‘Il Giornale’, facendo appello “allo spirito di altri tempi”, cioè a quel liberalismo che, detto per inciso, in Italia non c’è mai stato. Bettizza ha detto di sì, salvo trovarsi di fronte “un contratto di pura rappresentanza, senza impegni e poteri di direzione…un pennacchio, un francobollo nobile”. Così è arrivato Cervi, lieto di accettare quel ruolo: “a lui quelle limitazioni non sono state poste - dice Bettizza - perchè se le pone da solo”.
    Belpietro continua a fare il prodotto di Feltri: l’editore ha conservato il “feltrismo” senza il suo fondatore.
    Belpietro adesso, con l’aria che tira, fa frequenti apparizioni in video: gli anni - è sui 55, nato a Castenedolo, che ha dato i natali anche a un altro “marine” dell’informazione, Renato Andreolassi, folgorato anch’egli sulla via del Pirellone formigoniano - e i capelli precocemente argentati lo hanno persino imbellito, continua a essere agro come allora, con in più una spocchia insopportabile: è un destro becero il suo tanto, scarsetto nello scrivere, ma fedele al padrone.
    Certo, le stigmate le doveva avere anche 30 anni fa: io continuo a pensarla come il filosofo Scopigno: tutto avrei potuto immaginare… Ma, forse, è solo colpa mia”.

  11. Rusky:

    stessa storia… altra storia:

    http://www.mediaset.it/persona.....o_69.shtml

  12. neskens:

    @Romano, cosa c’è che ti fa incazzare tanto, non sarai difensore dei banderuola boy della cdl, i fatti purtroppo sono fatti, e non si è parlato di ferrara o di adornato, altre due perle folgorati sulla via di arcore.
    però anche tu ti infiammi con poco, non si è in grado di contrastare senza sclerare, magari anche con due battute, cavoli dove è il liberalismo o liberalesimo in tutto ciò, cosa direbbe il supremo silvio.
    Tolto tutto spero che almeno a bs riescano a dare un’idea sui retroscena della strage, anche se io avrei dato un’occhiata anche all’imprenditoria dell’epoca, soprattutto delle valli, già a quei tempi si vociferava qualcosa circa un collegamento con i neri eversori.
    Va beh, Zorzi torna tra noi, se sei innocente vienei a fare un giro in italia, basta sushi e danè, guarda Fiore cosa ha saputo fare dopo le ferie in Inghilterra, potresti tornare e metterti con delle chiaie e freda (di cui sinceramente non si sa più nulla, visto che per i media è esistito solo l’estremismo rosso) e fondare un movimento tipo Onda di libertà o cose così.

  13. giancarlo:

    avendolo conosciuto di persona, purtroppo i vicini di casa si trovano, me lo ricordo con l’eskimo dichiarsi di sinistra, sfruttare le raccomandazioni, arrivare al punto di farsi perfino prestare la pellicola da uno come che facevo il maestro, pubblicare la foto che avevo scattato senza né ringraziare nè resituire.
    a Palazzolo metà dei residneti si vergognano di averlo come concittadino, l’altra metà lo segue dato che Metelli, sindaco defunto prima di essere processato per avere duplicato il cartellino di lavoro (fu graziato dal Tar con Onofri difensore che sospese il provvedimento di licenziuamento in tronco disposto dalla regione già governata da Formigoni), gli diede la benemerenza civica, recetemento lo si vedeva con un cagnolino in mano, come la dama dell’ermellino di leonardo, e facevba tanto pensare ai gay che lui condanna.
    bisognerebbe chiedere a questo sitmato direttore che succederà quando il processo telecom serbia arriverà alal fine: è lui il genio che ha pubblicato il dossier del nobile Volpi, a chiacchiere, dello scaricatore di cassette del mercato della frutta di Brescia, nella realtà, che accusava Fassino, Dini, Prodi e altri del centrosinistra di avere preso bustarelle, Volpi in galera ci è già finito per falso e altro legato a quel dossier, dubito ci voglia tornare per proteggere il damo con l’ermellino che dovrebbe ricordare perchè Feltri lasciò la direzione del Giornale, condannato per diffamazione nei confronti di Dipietro se la cavò con una doppia pagina sul Giornale di campagan elettorale pro Di Pietro candidato al Mugello e credo 800 milioni in contanti e naturalemente le dimissioni
    mi sa che quando Telecom Sebia arriva a termine si trasferisce sulla SS 11, qualcuno forse lo aiuterà

  14. giancarlo:

    caro romano, cambiare idea è lecito se si spiega perchè è sbagliata non perchè si pensa di occupare un’altra sedia
    a palazzolo, il presidente del consiglio Attilio Bertoli un tempo comunista, ora è leghista ma come presidente del consiglio guadagna, lui dice solo 460 euro al mese, ma di consigli se ne fanno meno di una dozzina l’anno. Questo genio di moralità condannò Alberti ( che se lo è dimenticato diventando vicesindaco) perchè chiedeva che il presidente del consiglio fosse pagato come un assessore dicendo che mai lo si sarebbe dovuto pagare
    l’assessore alla cultura Romana Turra, distributrice domenicale de l’Unità, devota a Giampiero Metelli entrò in giunta ocme assessore alla cultura, si dice riceva per il servizio unmigliaio di euro al mese, anche se non distingue Dante dall’olio di oliva che ne porta il nome, ma nel frattempo incassa e garantisce al resto delle famiglia la presidenza di Sogeim, al genero Neé (un buco da 200 mila euro anche nel 2006) e un posto alla figlia,
    se qualcuno volesse fare l’analisi del consiglio comunale di palazzolo scoprirebbe che in giunta ci sono tree commerrcialisti e un bancario in pensione che sono riusciti a sforare il patto di stabilità di tremonti tanto da dovere introdurre l’aliquota Irpef dello 0,5 percento che non c’era mai stata e che secondo quasi tutti non basterà a riportare in pareggio il bilancio
    nessuno di questi geni ha spiegato come sia stato possibile e continuao a dire che è Prodi a mettere le mani in tasca agli italiani.
    si vede che i palazzolesi non sono italiani…
    proporrei come slogan
    la Lega vi lega
    se non vi lega vi sega,
    se non vi sega vi frega,

  15. maria grazia:

    ho visto i dsue link che avete proposto, scioccante quello sui negozi di delfo zorzi..questo è accusato di strage e ha dei negozi in pieno centro a milano.

    scommetto che oggi studio aperto farà tre servizi sul cadlo, quattro sulle tette della canalis e due su come è alternativo lucignolo.

    Mi viene da vomitare a pensare a questo paese.

    Ma se poi ascolo la voce del secondo link..mi viene da piangere a pensare a quelle povere persone.

  16. fabio.leoni:

    Altro che rabbia e brividi mi vengono se penso che chi , nelle Istituzioni dello Stato, fa il proprio dovere viene sempre tacciato di “furore giustizialista” o di “manie di protagonismo” mentre, in tutti questi anni, chi lavorava nell’ombra contro la democrazia e rimestava nel torbido ha avuto le mani libere con coperture durante e dopo le malefatte. Se penso a tutte le vittime che il terrorismo e le stragi hanno sacrificato sull’altare delle ideologie per la pseudodifesa della ragion di stato, veder oggi certi personaggi che mistificano la nostra tragica storia recente rafforza in me l’idea che una ventata di coscienze libere li spazzerà via una volta per tutte.

  17. attenzione:

    un pò come nominare taormina presidente della commissione su ilaria alpi, o “trombare” lidia menapace alla difesa..

    cambiano gli schieramenti, non cambiano gli atteggiamenti di una “casta” politica sempre più chiusa, gretta e arroccata.

    Un pò come a Weimar e Roma negli anni ‘20..come è andata dopo, lo sappiamo un pò tutti.

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