Lo sciopero della metro paralizza Londra. E spacca la sinistra.
In una giornata di sciopero “bruciati” 50 mln di sterline
Circa 3 milioni di persone a piedi, tra pendolari e londinesi; e il sindaco Livingston e Gordon Brown su tutte le furie. E’ questo il risultato dello sciopero dei lavoratori della metropolitana londinese dello scorso 4 settembre. Per la precisione ad incrociare le braccia sono stati circa 2300 lavoratori di Metronet (azienda privata subappaltatrice e responsabile, in base ad un contratto di partnership trentennale, delle infrastrutture di 9 linee della Tube), praticamente tutti gli affiliati al sindacato Rmt. Al centro dello sciopero la crisi dell’azienda, che in luglio si è vista chiudere i fidi dalle banche, che le hanno così impedito l’accesso a 2 mld di sterline che sarebbero dovuti servire a fronteggiare le spese.
Bob Crow, leader del Rmt, ha chiesto a Metronet garanzie che il crollo dei conti non si ripercuota sull’occupazione o non si traduca in tagli alla copertura previdenziale. Al riguardo il sindaco labourista Livingston si è detto esterrefatto ed ha mostrato alle telecamere della Bbc una lettera dei dirigenti di Metronet in cui, almeno a parole, venivano date garanzie su occupazione, pensioni e cambi di proprietà. Lettera che evidentemente non ha convinto i lavoratori del Rmt.
Ma lo sciopero ha anche portato avanti un secondo obiettivo, già espresso più volte dallo stesso sindacato. Secondo Unjum Mirza, delegato politico del sindacato, lo sciopero è stato anche politico. Le parole chiave sono state “Metro pubblica”. A detta di Mirza infatti ora le soluzioni possibili sono 3: Gordon Brown paga i debiti accumulati e restituisce l’azienda agli stessi dirigenti di Metronet; paga e la restituisce a nuovi dirigenti; paga e riacquista Metronet, che così torna sotto il diretto controllo pubblico. Per il rappresentante Rmt solo quest’ultima soluzione è accettabile.
Il portavoce di Transport for London (Tfl), l’azienda che ha subappaltato a Metronet la gestione del servizio, ha affermato: “Condividiamo l’opinione dei londinesi che l’interruzione è intollerabile e inutile”.
Lo sciopero ha avuto anche un terzo, e forse più visibile obiettivo. Fare pressione sul governo labourista e mostrare che la sinistra in Inghilterra non è solo quella espressa da Brown e Livingston. I due infatti sono tacciati dai lavoratori del Rmt di avere abbandonato i valori che dovrebbero guidare un governo labourista in favore del business e delle privatizzazioni sfrenate.
L’ Rmt infatti è stato affiliato al Labour Party fino al 2004, quando lo stesso sindacato, a differenza di Unite e Tssa, si è rifiutato di firmare un accordo che prevedeva lo stanziamento dei suoi “fondi ai partiti politici” a favore proprio dello stesso Labour, affermando che avrebbero deciso di volta in volta. La cosa non andò giù ai dirigenti labouristi che decisero di espellere l’Rmt.


















Settembre 6th, 2007 alle 11:14 am
a parte il fatto che hanno quel tantino in più di linee che li porta completamente fuori da qualsiasi paragone con qualsiasi città italiana, direi che un infrastruttura importante come i mezzi pubblici deve essere sotto il controllo pubblico
Settembre 6th, 2007 alle 12:46 pm
l’importante è che funzioni!non si possono lasciare 3 milioni di persone a spasso così!