Finanziaria: Governo sette volte sotto, ma alla fine la spallata non c’è.

Da Repubblica.it:

Alla fine, il decreto collegato alla Finanziaria è passato. Ma tra scambi di accuse e sospetti reciproci, il governo ha vissuto al Senato l’ennesima giornata drammatica. Per ben sette volte durante la discussione l’esecutivo e la maggioranza sono stati battuti dall’opposizione, fino al voto finale che ha segnato l’approvazione del provvedimento con uno scarto di tre voti: 158 a 155.

Un’escalation di tensione che ha costretto Romano Prodi a un’iniziativa con pochi precedenti. All’ora della messa in onda del Tg3, il presidente del Consiglio è sceso in sala stampa a Palazzo Chigi per rilasciare una durissima dichiarazione.

Nella maratona di votazioni la maggioranza è stata sconfitta ben sette volte. Quattro volte in mattinata, due volte in serata (dopo l’appello di Prodi alla lealtà) e una in piena notte, quando un emendamento di Fernando Rossi (ex PdCi, ora unico rappresentante del Movimento Politico dei Cittadini )ha raddoppiato il bonus incapienti da 150 a 300 euro.

Prima è toccato alla maggioranza essere battuta due volte, poi il governo ha subito due voti di parità, con cui al Senato non passano le proposte, su argomenti su cui aveva dato parere favorevole. Infine i due scivoloni in serata su emendamenti appoggiati da governo e maggioranza e il voto nella notte che ha raddoppiato il “bonus”, alzato a 5 miliardi il costo della misura.

La prima vittoria dell’opposizione è arrivata sull’emendamento che prevedeva lo scioglimento della società Stretto di Messina Spa. Un voto che ha visto Italia Dei Valori con l’opposizione che ha battuto la maggioranza 160 a 145 con 6 astenuti.

Seconda sconfitta sulla Scuola superiore di pubblica amministrazione e altre tre scuole per cui l’emendamento prevedeva la chiusura: 160 no a 149 sì con un astenuto.

Il governo è battuto anche su emendamenti cui aveva dato parere favorevole: 156 pari (emendamento non approvato) la votazione sull’emendamento Udeur per l’assunzione di dirigenti al ministro della Giustizia. Stesso risultato 156 a 156 sul digitale terrestre.

In serata la senatrice a vita Rita Levi Montalcini si allontana dall’aula e la maggioranza viene battuta sulla cancellazione delle consulenze della Cassa sportivi.

Le sette bocciature, e in particolare quella sulla chiusura definitiva del progetto per il Ponte sullo Stretto, hanno ridato quindi fiato all’interno dell’Unione alle polemiche sulle “manovre centriste” per far cadere il governo e cambiare maggioranza. Lo scontro ha ricalcato il copione già visto in questi giorni, con la sinistra radicale pronta a puntare l’indice contro le componenti più moderate e la Casa della libertà pronta a invocare le dimissioni del governo e il ricorso ad elezioni anticipate, senza il passaggio intermedio di un governo tecnico o istituzionale per l’approvazione delle riforme, a iniziare da quella elettorale.

Silvio Berlusconi insiste invece per andare subito al voto. Questa legge elettorale, ha sottolineato il Cavaliere, “prevede l’indicazione del candidato premier”, e quindi qualora “il governo venga sfiduciato in Parlamento” non si potrà non andare a votare “perché gli italiani non hanno certo indicato un altro presidente del Consiglio”. “Con questa legge elettorale - ha insistito Berlusconi - esiste solo il voto. Noi rispettiamo il Quirinale, ma non possiamo accettare che si vada ad un governo che gli elettori non hanno scelto”.

Quanto poi al rifiuto di collaborare all’approvazione delle riforme, il leader di Forza Italia ha osservato: “Non è che io non voglia dialogare ma qui si tratta solo di un pretesto per allungare la legislatura”. Berlusconi infine ha rassicurato che questa non è solo la sua posizione, ma quella dell’intero centrodestra, compreso l’Udc. “Non penso affatto che andrà ad allargare la maggioranza, sono sicuro che sarà con noi”, ha concluso riferendosi alle intenzioni di Pier Ferdinando Casini.

Il leader Udc Pier Ferdinando Casini, invece, a Otto e mezzo su La7 si smarca dal capo di Fi. “Si parla di governo tecnico, ma io vorrei parlare di un’altra ipotesi, di quello che si chiamava governo di “neutralità per le elezioni”: penso che un governo “terzo” sarebbe anche un grande fattore di serenità nella contesa tra le due parti. Non credo che sarebbe maldigerito - ha osservato - e vorrei vedere se Berlusconi e Fini abbiano da eccepire su questa mia ipotesi”. Casini ha ribadito che a suo giudizio prima di marzo non si tornerà alle urne.

6 Commenti to “Finanziaria: Governo sette volte sotto, ma alla fine la spallata non c’è.”

  1. giona:

    in un paese serio Berlusconi sarebbe quanto pmeno in pensione o forse in un ritiro spirituale per contestare a Dio il fatto che abbia oltre 70 anni, e con lui tutti gli attuali leader da una parte e dall’altra in politica da oltre 30 anni che non hanno mai provato a stare a casa qualche anno,
    pensando a Manenti che a Rovato è stato bocciato due volte credo sia utile applicare ai parlamentari la legge che chiede ai sindaci di farsi da parte dopo due mandati: l’esperienza non è non è una buona scusa per assicurare la permanenza

  2. xyz:

    Manenti bocciato ma desidereremmo tutti ringraziarlo per la grande cava che è stata autorizzata dalla provincia. Quando viene in consiglio comunale che gli stringo la mano a lui e a Toscani??

  3. Luigi Braghini:

    dobbiamo dire tante grazie a tante persone…

  4. Segreteria on. Baldelli:

    Vi segnaliamo il commento dell’on. Baldelli a RaiNews24 all’indirizzo http://it.youtube.com/watch?v=Tc-s7mS1rss

  5. tonno:

    Commenti a questo articolo nessuno!
    Da qui si capisce di che parte sono le persone che postano continuamente in questo sito.

  6. Luigi Braghini:

    beh..qual’è il tuo commento…

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