12 dicembre 1969 - 2007: strage di piazza Fontana, 16 morti e nessun colpevole. La memoria (corta) del popolo italiano

“L’Italia è un paese senza memoria e verità” (Leonardo Sciascia)

Trentotto anni fa, la strage che cambiò l’Italia.

12 dicembre 1969: un ordigno contenente sette chili di tritolo esplode alle 16,37, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il bilancio delle vittime è di 16 morti e 87 feriti.

Quello stesso giorno nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in Piazza della Scala, viene scoperta una bomba inesplosa. Sempre il 12 dicembre esplodono a Roma altri tre ordigni con un bilancio approssimativo di 17 feriti

Nelle ore successive agli attentati sono perquisite le sedi di tutte le organizzazioni anarchiche e dell’estrema sinistra non solo milanese, le quali porteranno agli arresti dei militanti del gruppo anarchico “22 Marzo” tra le cui fila compaiono Mario Merlino, Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda.

Il 15 dicembre 1969, tre giorni dopo l’arresto, il ferroviere Pinelli muore precipitando dalla finestra della Questura. La versione ufficiale parla di suicidio, ma i quattro poliziotti e il capitano dei carabinieri Lo Grano, presenti nella stanza dell’interrogatorio al momento della morte del ferroviere, saranno oggetto di un’inchiesta per omicidio colposo.

Verrà poi aperto nei loro confronti un procedimento penale per omicidio volontario. Nei confronti del Commissario Luigi Calabresi, che non si trovava nella stanza ,si procederà per omicidio colposo.

Tutti gli imputati verranno poi prosciolti nel 1975, perché “il fatto non sussiste”.

Intanto gli inquirenti continuano a seguire la pista anarchica, processando il ballerino Pietro Valpreda, che verrà assolto completamente solamente nel 1984.

38 ANNI, NESSUN COLPEVOLE - Oggi a 38 anni di distanza, la verità giudiziaria su quel giorno buio della Repubblica è tutta da riscrivere.

I tre imputati principali della strage di piazza Fontana, dopo aver avuto in primo grado una condanna all’ergastolo, sono stati infatti tutti assolti in appello nel 2005.

Per la seconda corte d’assise d’appello di Milano gli estremisti di destra Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi (entrambi ancora imputati a Brescia per la strage di piazza della Loggia del 1974: 8 morti e decine di feriti) e Giancarlo Rognoni “non hanno commesso il fatto”.

Ridotta da tre anni a un anno di reclusione la pena per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento.

I giudici hanno assolto l’ex ordinovista veneto Delfo Zorzi (che ora vive in Giappone ed è cittadino nipponico) e l’ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto, Carlo Maria Maggi, in base all’art. 530, secondo comma del Codice di procedura penale, che corrisponde alla vecchia formula dell’insufficienza di prove.

L’ex neofascista del gruppo milanese La Fenice, Giancarlo Rognoni, è stato invece assolto con formula piena. E con la sentenza sono state revocate l’ordinanza di arresto nei confronti di Zorzi (mai eseguita) e la misura cautelare dell’obbligo di dimora per Maggi.

L’INIZIO DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE - Piazza Fontana è l’inizio di quella che fu chiamata “strategia della tensione”: secondo la Commissione Parlamentare sulle Stragi, e secondo il dispositivo di numerose sentenze, si tratta di un’operazione che puntava ad attribuire all’area della sinistra estrema, particolarmente forte e battagliera nel biennio ‘68/’69, stragi e attentati al fine da rendere plausibile una risposta “forte” di aree reazionarie dello Stato, terroristi di destra, servizi segreti italiani ed occidentali.

Bombe e morti, insomma, avrebbe dovuto produrre una situazione di forte tensione politica, di avversione verso il governo e tutti i partiti, con la richiesta - più o meno estorta - all’opinione pubblica di un restringimento delle libertà civili e politiche in nome della “sicurezza nazionale”: dalla democrazia ad un sistema più autoritario, sul modello del Portogallo, della Spagna franchista e dei colonnelli greci, insomma.

La Commissione Stragi del Parlamento Italiano ha tra l’altro identificato con una data la nascita di questo progetto: il maggio 1965, durante un convegno voluto dal movimento di estrema destra “Ordine Nuovo” di Pino Rauti presso l’Hotel Parco dei Principi di Roma, presieduto addirittura da un generale italiano dei paracadutisti

Il 12 dicembre 1969. quindi, rappresenta il punto cruciale di questa strategia, il detonatore che avrebbe dovuto far saltare definitivamente le istituzioni repubblicane, attraverso la proclamazione dello stato d’emergenza.

La sera dell’11 dicembre 1969, infatti, si riuniscono a Milano quadri dei servizi segreti, alti ufficiali dell’esercito e supervisori della NATO, allo scopo di definire i termini ultimi dell’intervento militare dopo la proclamazione dello stato d’emergenza; la mattina del 12 Dicembre si segnalano attorno alla capitale movimenti di truppe e carri armati.

Dopo la notizia degli attentati di Milano e Roma, il Presidente socialdemocratico della Repubblica Giuseppe Saragat invoca lo stato d’emergenza ma trova un ostacolo inaspettato nell’ostilità del Presidente del Consiglio Rumor e del Ministro del lavoro Donat Cattin, entrambi spaventati dalla reazione suscitata nell’opinione pubblica e dall’enormità dell’evento.

Inizia quindi a Milano, 38 anni fa, quel lungo percorso di attentati e stragi che in Italia causarono nel quinquennio 1969/1974 92 morti, 2.795 feriti, 4.065 attentati, fra cui 7 stragi.

DOCUMENTI - Sul web si trova una messe sterminata di informazioni sulla “Strategia della Tensione”, dati non sempre affidabili.

Di seguito una veloce selezione, certo non esaustiva:

Clicca qui per vedere la prima parte della “Storia siamo noi” su piazza Fontana

http://www.piazzafontana.it/

Il sito della COMMISSIONE STRAGI


Intervista Rai all’On. Giovanni Pellegrino, presidente Commissione Stragi del Parlamento

Un commento to “12 dicembre 1969 - 2007: strage di piazza Fontana, 16 morti e nessun colpevole. La memoria (corta) del popolo italiano”

  1. MEMENTO:

    COME NON RABBRIVIDIRE RICORDANDO UNA TRA LE PIU’ TRAGICHE PAGINE DELLA STORIA D’ITALIA:VITTIME INNOCENTI SACRIFICATE ALLA RAGION DI STATO (IRRAZIONALE MA NON TANTO). UN RIGURGITO ANTIDEMOCRATICO TENTO’ DI SOVVERTIRE GLI EQUILIBRI CIVILI DELLA SOCIETA’ ITALIANA CHE SI APPRESTAVA A RENDERE EFFETTIVE LE CONQUISTE COSTITUZIONALI OTTENUTE CON IL SACRIFICIO DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE. FU L’INIZIO DI UNA LUNGA STAGIONE DI SANGUE:ANCHE PER QUESTO LA MEMORIA STORICA NON DEVE MAI VENIR MENO NEL MASSIMO RISPETTO PER TUTTI I MORTI A CUI E’ STATA TOLTA LA VITA IN NOME DI IDEOLOGIE ABERRANTI.

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