Ciad alle prese con l’ennesima guerra civile nell’Africa nera.
I ribelli dell’FPC (Fronte Popolare del Ciad) hanno dato il via ad una nuova e acuta fase di guerra civile. Nelle ore scorse, dopo una lunga guerriglia, l’FPC ha preso il controllo della capitale Ndjamena. Inoltre, secondo quanto ha riportato la tv araba Al Jazeera gli stessi ribelli sono riusciti a prendere il controllo del palazzo del Capo di Stato Idriss Deby Itno.
I militari, che sono tutti sotto le insegne del CMU (Comando Militare Unificato), hanno intrapreso le azioni militari in risposta ai bombardamenti affettuati dal Governo nei giorni scorsi proprio sulla zona orientale del paese (vicino al confine con il Sudan). Nella giornata di lunedì un linga colonna di militari ribelli si è mossa dalla zona colpita dall’aviazione e si è diretta verso la capitale. Nella giornata di ieri si è poi scontrata con l’esercito ad una cinquantina di km da Ndjamena. L’obiettivo dei ribelli è quello di costringere il Presidente ad imbastire trattative con loro per la spartizione del potere.
Nel frattempo i circa 200 italiani presenti in Ciad lasceranno il paese grazie ad un ponte aereo organizzato dalla Farnesina, ed anche grazie ai centri di raccolta allestiti dal Governo francese (la ex potenza coloniale che ha tuttoggi grandi interessi nella regione ed un discreto contingente militare) in territorio ciadiano e altri aerei messi a disposizione dai transalpini.
Intanto l’Unione Africana ha dato mandato ai leader di Libia e Congo, Gheddafi e Brazzaville, di trovare una soluzione pacifica. L’Iran è sceso poi in campo direttamente raccomandando al Presidente Deby di dialogare con i ribelli e con il Sudan, paese che in molti vedono come “sostenitore” degli insorti a causa di alcuni interessi legati alla crisi del Darfur e ai campi profughi e le centinaia di migliaia (forse milioni) di sfollati da essa provocati.



















