Franco Manenti risponde a Scalvi: “Sì a un dibattito sul Pgt a Rovato, ma da cittadino, non da ex sindaco”

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La discussione sorta su Rovato.org attorno all’intervento dell’ex sindaco, l’avvocato Gianbattista Scalvi, in merito alla gestione urbanistica di Rovato, ha suscitato reazioni da più parti.

Nella sua missiva, Scalvi sollecitava gli ex sindaci Dc del paese a un confronto comune sullo sviluppo di Rovato, minacciato - a suo dire - dall’eccessivo ricorso ai piani integrati d’intervento.

Sempre tramite Rovato.org, l’ex sindaco ragionier Franco Manenti (primo cittadino per 8 anni a cavallo fra i ‘70 e gli ‘80) risponde alle questioni sollevate dall’avvocato franciacortino, sottolineando l’importanza dei temi sollevati dallo stesso ma anche come questi abbraccino un pò tutte le realtà delle zona.

Coerente con quanto fatto in precedenza, Rovato.org pubblica le riflessioni di Franco Manenti, restando a disposizione degli altri ex (ed attuali) sindaci se avessero la voglia e l’intenzione di dire la loro sul futuro della capitale franciacortina


LA LETTERA DI FRANCO MANENTI

“Desidero dire la mia sull’iniziativa di Gianbattista Scalvi rivolta agli ex sindaci di Rovato per una discussione sulla situazione edilizia del nostro comune, anche se mi sento coinvolto mio malgrado in una (piccola, per carità) bagarre mediatica della quale avrei fatto volentieri a meno. Devo fare alcune premesse e ciò rischierà di farmi apparire prolisso , ma chi non vorrà leggere ne farà a meno.

Sono stato sindaco di Rovato dal 1977 al 1985. Secoli addietro rispetto alla velocità di oggigiorno.

Ho letto i vari interventi sul blog relativi alla iniziativa di Scalvi; mediamente mi sembra che vengano apportati argomenti abbastanza grossolani, carenti di informazione e talvolta privi di stile, ma l’anonimato comporta questa libertà di espressione e di maleducazione: pazienza.

Mi chiedo, per esempio, perché mai ai settantenni (io sono in dirittura d’arrivo…) debba essere negata la possibilità di esprimere la propria opinione, e perché debba essere loro proibito di uscire dai metaforici (per fortuna) sarcofaghi di cui qualcuno ha parlato, per dire la loro su una qualunque questione. Il fatto che molti ex sindaci, finita la loro esperienza, non si siano più intromessi nelle scelte amministrative del Comune è da considerarsi, secondo me, un comportamento rispettoso dell’autonomia dei loro successori e non un fatto di ibernazione. In genere poi (questa è la mia impressione) si tende ad ignorare il valore dell’esperienza acquisita dalle persone più mature, per ripartire da zero e lasciare spazio al nuovo; quanti errori si potrebbero evitare! Il nuovismo a tutti costi senza un adeguato mix di esperienza non produce mai buoni frutti.

Zapatero, che è tosto del suo, non ha alle spalle uno staff di ragazzini. Sarkozy ha istituito la commissione Attali chiedendo alle migliori teste d’uovo d’Europa di suggerirgli che fare per far crescere la Francia. ed ha convocato per farli uscire dai sarcofaghi tanti ragazzini ultrasettantenni come – fra gli italiani – Mario Monti e Bassanini.

Smettiamola quindi di considerare gli anziani delle mummie. Ci sono settantenni (non è autorefrenziale quel che dico) che per esperienza, lucidità e lungimiranza danno dei punti, e tanti, a molti giovanotti che passano magari il tempo ad insultarsi sul blog, lavorando e contribuendo a far crescere il settore in cui operano.

Leggo anche che si parla spesso di immobilismo delle passate amministrazioni. Ognuno la può pensare come crede, il diritto di critica è ampio e garantito. Ma non è la verità.

E’ necessario ricordare i fatti in cui sono maturate le scelte, il contesto storico, le leggi che esistevano, le possibilità di finanziamenti, e quant’altro.

Cito alcuni esempi, per restare nel settore delle opere pubbliche e dei servizi fondamentali per i cittadini. Chi ricorda che il sindaco Cazzani nel 1948 portò l’acqua corrente in tutte le case, quando sessant’anni fa (non secoli) l’acqua si andava a prenderla con il secchio alla fontana,e che fece nascere la scuola media comunale, frequentata da tutta la Franciacorta? Vi pare poco? Chi ricorda che i sindaci Quirino Fiorini e Giacomo Medeghini dettero l’avvio (fra l’altro) alla nascita del tessuto di imprese artigiane che ancora oggi è una delle spine dorsali di Rovato? Vi pare poco?

Chi ricorda che il sindaco Carlo Cossandi portò a Rovato la Cogeme, conquistò (è la parola giusta) il liceo scientifico e approvò il piano generale delle fognature che si è sviluppato poi negli anni? Vi pare poco? Chi ricorda che il sindaco Gianni Castelvedere consolidò la presenza di Cogeme sul territorio e fece nascere il Consorzio Urbanistico della Franciacorta per proporre un assetto urbanistico uniforme, idea che ora viene oggi ripresa? Vi pare poco? Dopo Castelvedere sono arrivato io, e mi spiace citarmi, ma i fatti sono fatti. La mia amministrazione ha acquisito, grazie anche all’intervento del prevosto mons .Luigi Bonometti, gratuitamente per donazione al Comune da parte dell’istituto religioso che l’aveva ereditato l’attuale parco Aldo Moro; ha ottenuto la costruzione l’ufficio postale, ha edificato la sede del liceo scientifico, la palestra comunale, la scuola materna statale, il campo di rugby di via Battisti, ed altro ancora.

Le opere dei miei successori le illustreranno loro, se ne avranno voglia. E’ immobilismo questo? Dalla Liberazione in avanti il paese è andato indietro? Chi parla di immobilismo, segnala una preoccupante ignoranza dei fatti ed una evidente mancanza di memoria storica, ed una comunità che non ha la memoria storica è destinata a non andare molto lontano.

Per fortuna a Rovato vivono molte persone che ragionano diversamente da qualche abituée di questo blog, il quale reputa probabilmente per “immobilismo” ciò che non viene fatto secondo le sue idee; e mi piacerebbe sentire che cosa secondo costoro è da farsi per diventare “mobili”, tenendo conto delle priorità e – perché no – della disponibilità finanziarie.

Si maledice l’epoca dei partiti. E’ un’epoca che ha sicuramente le sue colpe ma, primo, è stata vissuta da tutti, ed è stata fuori di ogni dubbio una palestra di formazione di molti amministratori pubblici; il confronto sulle idee e sulle cose da fare evidenziava la diversità di formazione fra un democristiano, un socialista ed un comunista.

Oggi quale è l’ideologia? Io ne vedo soltanto due: quelle ispirata ai principi cattolici della solidarietà, e quella basata sull’interesse personale.

Tornando alla proposta di Scalvi, sono d’accordo con lui sulla necessità di un ampio dibattito sul tema della programmazione del territorio, circa la quale mi pare che si stiano già muovendo sia l’amministrazione comunale che gli interessi, spesso rapaci, del settore. Se interverrò, lo farò come Franco Manenti e non certo come ex sindaco.

Credo sia possibile migliorare la qualità degli insediamenti e che sia necessario valutare l’impatto delle scelte urbanistiche sulla vita dei singoli, sugli oneri che ne derivano alla collettività, sulla conservazione del patrimonio esistente, sull’edilizia convenzionata.

La sciagurata (secondo me) legge che consente di destinare la metà degli oneri di urbanizzazione
non alla realizzazione di opere pubbliche o di infrastrutture, ma a finanziare spese correnti (lo vado ripetendo da anni in varie sedi anche come revisore dei conti di comuni bresciani) è uno dei motivi che spingono le amministrazioni comunali (parlo in generale, e non mi riferisco a Rovato, dove non dispongo di elementi) a favorire il rilascio a getto continuo di concessioni edilizie.

Guardo con preoccupazione a ciò che accadrà non appena tutto il territorio disponibile sarà consumato: è facile prevedere un balzo in avanti del costo dei servizi e dell’ICI o delle imposte locali che potranno essere istituite.

Leggo che il Comune di Rovato inizia l’elaborazione del PGT, e che la Cogeme si pone il problema della programmazione del territorio della Franciacorta (Castelvedere vent’anni fa non era quindi un sognatore). Non ho motivo di dubitare che la giunta Cottinelli aprirà autonomamente un ampio dibattito sull’argomento. Io, da cittadino e non da ex sindaco, sono interessato a conoscere che cosa si vuol fare di Rovato, quale sia il suo futuro sviluppo, quale paese consegneremo ai nostri figli.

Mi interessano, sempre da cittadino, le scelte strategiche e non tanto la polemica sul fatto singolo. Per quanto riguarda questo blog, continuerò per qualche giorno a visitarlo, sperando che gli interventi non siano nascosti dietro qualche pseudonimo. Troppo facile tirare (a destra a manca) manciate di guano senza far vedere la mano con la copertura dell’anonimato. Criticare è più che lecito, confrontarsi è doveroso, ma non posso accettare insulti gratuiti, ignoranza dei fatti e giudizi sommari.

Franco Manenti”.

———————————————-

N.B.: chi non avesse ancora letto la lettera integrale di Gianbattista Scalvi, la può scaricare dal seguente link:


il-testo-integrale-della-lettera-di-scalvi.doc

Di seguito, invece, la lettera di Franco Manenti ( che ringraziamo ) in formato word:

la-risposta-dellex-sindaco-franco-manenti.doc

14 Commenti to “Franco Manenti risponde a Scalvi: “Sì a un dibattito sul Pgt a Rovato, ma da cittadino, non da ex sindaco””

  1. giuliana:

    un’analisi seria ed equilibrata, che tra l’altro ripercorre per bene la storia di questo paese negli anni passati.

    bella lettera

    giuliana

  2. gigio:

    Per dovere di cronaca la COGEME è nata si a Rovato all’epoca del sindaco Cossandi come societa. Ricordo per correttezza che è diventata PUBBLICA anzichè privata GRAZIE alle manifestazioni di piazza che le minoranze di allora ( PCI, PSI sostenuti anche dalla sinistra democristiana) avevano organizzato.

  3. giovanni ghidini:

    bella lezione di conoscenza del territorio e di coerenza, la ringrazio per l’esempio.

  4. scior carera:

    Mi complimento con il rag. Franco Manenti per la sua serena e precisa esposizione.
    Non posso che condividerne nella totalità ogni suo pensiero e auspicare che i suoi chiari suggerimenti vengano tenuti nella giusta e dovuta considerazione.
    Prossimamente la nostra amministrazione comunale si cimenterà nella stesura del PGT e dalle notizie che ci giungono, noto uno spasmodico ed improvviso interesse alla cosa pubblica da parte di molti, anche di coloro che abitualmente da essa ne vivono orgogliosamente distaccati.
    Quest’improvviso slancio e attenzione al bene comune mi preoccupa alquanto e non vorrei si trattasse esclusivamente di un sentimento passeggero, con uno sguardo non esteso al sopra citato bene, quanto mirato ad interessi diversi.
    Pur non avendo mai espresso la mia preferenza a questa amministrazione, non posso che confidare nella rettitudine del nostro Primo Cittadino, che ha saputo dimostrare grande serietà nell’espletare le sue funzioni.
    Sono certo che silenziosi suggerimenti o pressioni di qual si voglia natura, non troveranno terreno fertile con questa amministrazione.
    L’apertura al dialogo dimostrata dal dott. Cottinelli, non può essere che l’evidenza della sua attenzione ai veri problemi che toccano quotidianamente i suoi concittadini, mentre l’assenza dell’opposizione dai banchi consiliari, é la chiara manifestazione del disinteresse totale che questa compagine ha nei confronti del paese e su ogni cosa dei suoi elettori.
    Credo che amministrare non sia sicuramente facile e ancor di più quando ci si ritrova a dover rispettare ciò che altri hanno deciso.
    Consumare il territorio foraggiando il partito degli affari, come dice il dott. Aldo Massimo Rossi, non è che seguire quello che indica il Piano Regolatore vigente, approvato da chi sosteneva e correva con il dott. Rossi nell’ultima campagna elettorale.
    Ritengo essere giunto il tempo di archiviare ogni demagogia e adoperarsi col senso del buon padre di famiglia alla cosa pubblica, seguendo con il giusto spirito costruttivo e critico le future scelte urbanistiche, nelle sagge indicazioni del rag. Manenti.
    Questi non sono solo i miei sentimenti, ma anche quelli di tanti elettori di Rovato delle Libertà, molto amareggiati.

  5. FOIA:

    “Oggi quale è l’ideologia? Io ne vedo soltanto due: quelle ispirata ai principi cattolici della solidarietà, e quella basata sull’interesse personale.”

    …Per fortuna siamo in un periodo di crisi delle ideologie…Altrimenti sarei spacciato.

  6. mariolina:

    La pacata e precisa comunicazione fatta dal sindaco Franco Manenti ha dato, e ce n’era bisogno, oltre che un esempio di stile, anche una serie di informazioni su alcuni momenti della vita amministrativa del nostro paese. L’importanza della memoria storica e della consapevolezza che nasce dal conoscere eventi e fatti che ci appartengono devono spingere queste persone a vincere la loro naturale ritrosia per porsi come testimoni di un tempo e di un luogo che necessita cure e attenzioni continue perché possa migliorare.
    Essere anziani è una grande risorsa per la propria comunità quando la memoria diventa trasmissione non solo di eventi ma anche di valori, di modi di essere e soprattutto dei modi di percepire e interpretare la realtà non solo materiale ma anche umana del nostro paese.
    Essere anziani significa aver vissuto ed aver elaborato un significato dell’essere al mondo. Ecco perché è importante ascoltare un anziano. Ecco perché è importante dare spazio e voce a chi ha vissuto ed operato all’interno di una comunità. “Sedersi ed ascoltare una storia” riporta ad una dimensione, quella del racconto e dell’ascolto, che richiede tempi che al giorno d’oggi tendiamo un pò tutti a non voler trovare. La memoria tende a sfilacciarsi e i il ricordo di quello che abbiamo visto, fatto, sognato si perde perché crediamo che agli altri non importa. Ci sono molti modi di occuparsi di un paese. Ci sono molti modi di fare politica che significa “occuparsi della Polis”.
    Partecipare, nei luoghi e negli spazi consentiti dalla democrazia, come anche scrivere e far sentire la propria voce, significa apportare un contributo che se fatto nei modi e nel rispetto delle diverse posizioni aiuta a far crescere sia la dimensione umana che a dare delle risposte adeguate all’aspetto contingente per migliorare tutto quello che ci sta intorno.
    I rovatesi hanno due anime mi ha detto Angelo Bergomi, prima di morire. Pensava a due metafore, e me le spiegò: la prima anima ha bisogno di terra, di semi e di acqua; ha bisogno di cure, di sole e di luce. L’altra metafora, un pò meno contadina, è quella commerciale, quella legata agli interessi, alla gestione delle “cose” e del danaro. Rovato ha due anime, ma non solo Rovato. Noi tutti abbiamo due anime. Occorre tenerne conto e indagare su noi stessi per capire chi siamo e occorre conoscersi per dare un senso ed un significato al nostro essere al mondo. Essere ciechi su se stessi è un grosso errore.
    Bilanciare le nostre esigenze senza prevaricare o sputare sulla nostra parte destra, oppure sulla nostra parte sinistra non porta da nessuna parte. Rispetto delle parti, dunque, e che ognuno giochi le sue carte imparando, a prendere le distanze da quello scempio di esempi nazionali in cui l’insulto e la prevaricazione sembrano essere lo stile imperante. Coltivare il proprio giardino significa imparare a seminare, aspettando con la vanga in mano che nasca qualcosa, guardando il cielo per accorgersi di quanto è grande e vedere se è giorno oppure se è notte.
    Mariolina

  7. memento:

    che bello sentire la storia passata di questo paese.

    oggi il banco di prova è il pgt.

    il 20 marzo, quando finirà finalmente questa telenovela del ricorso, sarà forse possibile discutere del paese?

    io temo di no, ma confido nell’intelligenza della civica nell ascoltare anche chi all opposizione ha mantenuto la volontà di agire nell interesse del paese e non nel particulare.

    ricordo a tutti i politici rovatesi: le polemiche passano, il paese vi ricorderà per cosa decidete nel pgt.

    ricordatelo

  8. Franco:

    Salve a tutti, mi vorrei complimentare per la risposta di spessore di Manenti, è splendido leggere un settantenne che riesce a scrivere di blog mentre da lezioni di storia contemporanea.

    Mi dispiace che il rag. Manenti scambi l’anonimato con il mantenimento della propria privacy, questi commenti non sono anonimi e la rete telematica mondiale non è un bar di paese; mi accodo altresì alla richiesta di moderazione da parte dei lettori, spesso rozzi parassiti della loro stessa privacy, usata come scudo per sputare inutile veleno sugli avversari politici.

  9. Tiziano:

    Il Sig. ex sindaco Franco Manenti non si lamenti se taluni lo considerano alla strega di una mummia. Ciò anch’io il mio ammiratore, tale xyzeccetera che pensa la stessa cosa di me che però di anni ce ne ho un po’ di meno. I blogghi sono aperti a tutti e ognuno si esprime come può. E in fondo se i blogghi sono frequentati (anche da me e da lei), significa che in qualche maniera danno un contributo a certe discussioni. Quanto sia il contributo non si sa. Penso però che certi interventi possano considerarsi comunque interessanti, vedi per esempio quelli del Bergomi di turno col quale purtroppo concordo mai, ma al quale riconosco costanza e carità. Caro Manenti, i tempi cambiano. Tanto buono è stato fatto negli anni passati, certo, ma tanto anche di cattivo. E se poi negli anni novanta è successo quello che è successo (e c’ero anch’io) è perchè lo Scalvi di turno e gli amici degli amici non hanno saputo contenere la tracotanza di certe sezioni di partito. Quel che succede oggi è ancora figlio di allora. Anche se a dire il vero io non vedo una situazione così tragica ed irreversibile. Certo i modi di discutere si sono imbarbariti e lo stile non è più quello di una volta. Non so però se fosse così tanto meglio l’epoca del guano o quella, attuale, della merda. Sta di fatto che i problemi di allora di assomigliano molto a quelli di oggi. Cordialmente.

  10. Tiziano:

    E il Ciò non era voluto. E’ proprio ig-noranza.

  11. azzurro:

    beh non siamo all’Accademia della Crusca, quindi errore passato.

    Al massimo, siamo (politicamente) alla frutta, ma è un altro discorso..

  12. azz:

    Azzurro del partito fondato dal predellino? Viva il predellino, viva il predellino

  13. Abdur-rahman:

    Concordo pienamente con il tenore della lettera del Sig. Manenti. Gli “anziani” sono la ricchezza di un paese, come lo dovrebberero essere per una famiglia (sic). Non entro nel merito dei vari accadimenti. Non sono in grado di commentare il racconto storico dei vari avvicendamenti a Rovato.
    Vorrei fare una proposta provocatoria (o forse no). Perchè non si può trovare il modo di riutilizzare l’esperienza di un sindaco anche in seguito alla scadenza del suo mandato? Come accade in senato che chi è stato presidente della repubblica diviene automaticamente senatore. Naturalmente sò che ci sono delle leggi che regolano il numero di consilieri comunali, ma magari trovando il modo di farlo partecipare senza potere di voto. Oppure trovando il posto in una commissione importante, tipo urbanistica/edilizia

  14. i macc de le ure:

    @abdur-rahman
    si, poi chi ci mettiamo?
    manenti il ragioniere o manenti… el pistolero?
    ho sempre condiviso le tue posizioni, ma questa mi sembra troppo!

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