Governo: Marini rinuncia all’incarico. Alle urne il 13 aprile? Con il voto 300 mln di euro in più ai partiti.
“È diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente. Non ho però riscontrato l’esistenza di una maggioranza su una precisa ipotesi di riforma. Per questo ho rimesso nelle mani del presidente della Repubblica il mandato che mi era stato affidato”. Così il presidente del Senato, Franco Marini, ha chiuso ufficialmente il proprio mandato esplorativo, iniziato con l’«investitura» datagli da Giorgio Napolitano lo scorso 30 gennaio, con specifico riferimento alla possibilità di trovare una maggioranza disponibile a lavorare per elaborare nuove norme per l’elezione di deputati e senatori.
LE DATE PER IL VOTO - A questo punto lo scioglimento delle Camere appare inevitabile. La parola spetta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Martedì mattina il governo si riunirà a Palazzo Chigi per indire il referendum elettorale, che però in caso di fine anticipata della legislatura sarà rimandato al 2009. Il pronunciamento del capo dello Stato è atteso non prima della fine di questo Consiglio dei ministri. In caso di scioglimento immediato, la prima domenica utile per le elezioni sarebbe il 23 marzo, che è però il giorno di Pasqua e dunque non si potrà votare. L’ultima domenica papabile è invece quella del 13 aprile. La scelta, dunque, dovrebbe cadere tra il 30-31 marzo, il 6-7 aprile e il 13-14 aprile.
(pezzo d’articolo tratto da www.corriere.it )
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“Sciogliere adesso le Camere e andare a votare significa regalare 300 milioni di euro ai partiti, cento milioni all’anno per i prossimi tre anni, fino al 2011, scadenza naturale della XV legislatura. Viene in mente “Lascia o raddoppia?”, il gioco a quiz con cui gli italiani cominciarono a vincere soldi in tv nella seconda metà degli anni Cinquanta.
Solo che stavolta i beneficiari sono i partiti e chi ci rimette è lo Stato, cioè i cittadini.
Il gioco, se così si può chiamare, è molto semplice: ogni anno i partiti si dividono, a seconda dei voti che hanno ricevuto, una torta di circa 50 milioni di euro che vanno sotto la voce rimborsi elettorali. Cinquanta milioni per ognuno dei cinque anni di legislatura. Una volta, secondo logica, se la legislatura finiva il rimborso veniva interrotto per lasciare il posto a quello nuovo che comunque sarebbe arrivato.
Invece nel febbraio 2006, una piccolissima modifica che garantisce “l’erogazione del rimborso elettorale anche in caso di scioglimento delle Camere”. Significa che i partiti rappresentati nel prossimo Parlamento - molti dei quali assolutamente identici - prenderanno due volte il rimborso elettorale.
Succederà sicuramente a Forza Italia e al Pd che sommerà i rimborsi “vecchi” dell’Ulivo e quelli “nuovi” del Partito democratico. Forse anche in questo banalissimo calcolo di cassa sta una delle ragioni della volontà di tornare al voto. Votare conviene”.





