Franciacorta e Curtefranca: un solo nome per tutte le bottiglie bresciane, dalle bollicine ai vini fermi?
La Franciacorta è nota in tutta Italia principalmente per i suoi vini e una buona fetta dell’economia dei paesi che la compongono deriva proprio dalla produzione vinicola e dal suo indotto.
Ed è proprio con riguardo ai vigneti e alle uve della nostra zona che negli ultimi periodi si sta consumando una frattura tra i principali produttori nostrani.
Il dibattito che si è aperto concerte l’etichetta e non il contenuto delle bottiglie. Nel mirino del “Consorzio di tutela del Franciacorta” è entrata la denominazione “Terre di Franciacorta”, che fin’ora ha individuato i vini fermi, sia bianchi che rossi, della zona a sud del lago d’Iseo.
Ezio Maiolini, presidente del Consorzio, dice di aver ricevuto lamentele da parte di vari ristoratori di tutta la penisola che esplicitamente manifestato la poca “chiarezza” delle etichette franciacortine, le quali chiamerebbero “Franciacorta” lo spumante e “Terre di Franciacorta” i vini fermi, mettendo così in crisi i degustatori meno preparati.
Maiolini ha perciò proposto di modificare il nome (che deve essere scritto esplicitamente sull’etichetta per legge) da “Terre di Franciacorta” a “Curtefranca” ed ha quindi inviato la richiesta al ministero per le politche agricole. Il gesto ha dato il via ad un acceso scontro e dibattito tra Maiolini ed il Consorzio da una parte ed alcuni produttori (il conte Giuliano Terzi, la ditta “fratelli Berlucchi”, l’ “Agricola Boschi” di Metelli ed altri) dall’altra, i quali hanno anche costituito il “Comitato per la difesa della denominazione Terre di Franciacorta”.

Terzi, presidente del Comitato, lamenta il fatto che “E’ dal 1967 che il nome Franciacorta è associato ai vini fermi di questa zona”. Inoltre, sempre secondo il Comitato il cambio comporterebbe la perdita di un nome “storico” in favore di un’altro nome che di storia e prestigio non ne ha, essendo solo una storpiatura di uno dei peasi che compongono la Franciacorta.
Maiolini respinge le critiche dicendo di volersi limitare solo a fare chiarezza sul mercato. Ed aggiunge: “Il nuovo nome potrebbe servire ad un rilancio dei vini fermi. Magari con un Festival del Curtefranca gemello di quello del Franciacorta“.





Marzo 2nd, 2008 alle 9:03 am
curtefranca è un nome assurdo, perchè non lasciare il “terre di franciacorta” per i fermi e “Franciacorta” per le bollicine?
Due nomi diversi ma con la matrice comune assurdo..
Marzo 2nd, 2008 alle 6:06 pm
concordo.
appieno
Marzo 3rd, 2008 alle 2:54 pm
La verità è che i “terre di franciacorta” a differenza degli spumanti NON hanno un alto livello qualitativo (a parte alcune rare eccezioni), anzi, la “moda” di cabernet/merlot e chardonnay (rossi e bianchi) ha fatto si che si impiantassero molti vitigni di quel tipo pensando di concorrere contro altri che invece sono di gran lunga superiori sia in qualità che per un minor prezzo.
Se poi cambiamo pure il nome in Curtefranca (che NON conosce nessuno) ecco che pure l’effetto “traino” del nome franciacorta per i vini fermi (molto conosciuto e apprezzato x gli spumanti) va a farsi friggere e non venderebbero + nulla.
Marzo 3rd, 2008 alle 3:00 pm
errore di battitura
… sommelier con una elle
mea-culpa !!!
Marzo 3rd, 2008 alle 6:44 pm
il problema è che tanti..si sono approffittati del nome franciacorta.
non è il caso qui di fare nomi e cognomi, ma sappiamo tutti di cosa stiamo parlando.
è logico che chi fa grandi prodotti di qualità voglia differenziarsi da chi invece usa il nome come volano per un prodotto non eccelso
Marzo 4th, 2008 alle 10:17 am
Il problema è che si tratta di un territorio sopravvalutato dal punto di vista enologico. Qualche spumante di livello, meno di una decina. Rossi e bianchi dal piglio internazionale, scontati e inferiori alla concorrenza. Qualche cru d’eccezione anche tra i fermi, tipo SS. Annunciata.
Marzo 4th, 2008 alle 11:52 am
sisifo said: Il problema è che si tratta di un territorio sopravvalutato dal punto di vista enologico.
Concordo in pieno! Il problema è che ormai ogni piò di terra franciacortino pare essere una zona di eccellenza per la produzione e così vediamo nasciere viti in posti che di franciacorta NON hanno nulla, se non la mera appartenenza al comune ! Ma si sa in Italia enologica vige la regola : “se il terreno a fianco al mio è docg perchè anche il mio non lo deve essere? ” ….
così facendo, di vicino in vicino, a macchia d’olio si fa passare per Franciacorta ogni metroquadrato di terra.
Dovremmo imparare in tal senso dai francesi in cui le “etichettature”, le denominazioni “cru classè” sono istituite con regole ferree e non per mera vicinanza al tal vigneto o altre alchimie geopolitiche di alcuni assessori di turno o peggio di neoministri all’agricoltura. Ogni nuovo ministro crea nuove zone doc a seconda della sua zona di provenienza.
Marzo 4th, 2008 alle 12:56 pm
Hai perfettamente ragione. In Franciacorta ci sono alcuni cru vocati, persi però in un terroir mediamente non eccezionale.
Il fatto è che alcuni noti produttori franciacortini col marketing ci sanno fare, e soprattutto possono permetterselo. L’espansione di domanda e offerta da un lato ha fatto si che si impiantassero barbatelle ovunque…Es. Clos de Autogril… Dall’altro ha portato i prezzi ai livelli della Champagne e onestamente, dal punto di vista qualitativo, la cosa è assolutamente ingiustificata.
Marzo 4th, 2008 alle 1:25 pm
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