Bonfadina: sul mensile nazionale “Altreconomia” la storia della cava di Rovato e Cazzago
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“Italia: un paese fondato sulle cave“. E’ questo il titolo del numero di settembre del mensile nazionale “Altreconomia”,dove torna a fare capolino la vicenda della cava Bonfadina di Rovato e Cazzago.
Il giornalista Luca Martinelli, durante la sua inchiesta sul mondo delle cave e delle discariche in Italia, cita infatti come esempio critico proprio l’esperienza della Bonfadina:
“Nel bresciano (..) Regione e Provincia di Brescia si sono schierati a fianco di un cavatore, la ditta Bettoni, contro i Comuni di Rovato e Cazzago che non volevano l’apertura di una nuova cava nel proprio territorio. Una cava di pianura, gigante (quasi 35 ettari) ma non sottoposta a Valutazione d’impatto ambientale, come vorrebbe la legge…”: queste le parole salienti che Altreconomia dedica alla cava nostrana.
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Dall’inchiesta di Martinelli emergono poi altri dati interessanti, come quello riferito alle escavazioni annuali in Italia (ogni 12 mesi vengono cavati dal terreno 11,5 tonnellate di materiale per ogni cittadino del nostro Paese) e al numero di cave presenti nel totale, circa 16mila (6 mila attive e 10mila dismesse, parecchie delle quali trasformate in discariche).
Insomma, la vicenda della Bonfadina rimane tutt’ora aperta: a dimostrarlo ulteriormente, se ce ne fosse ancora bisogno, come la missiva inviata il 3 settembre dal Comune di Rovato alla Provincia di Brescia per opporsi alla prevista rotonda che la ditta Bettoni vorrebbe realizzare all’incrocio fra via Rimembranze e via San Giovanni, porta d’accesso alla frazione di Lodetto).
DOVE TROVARE LA RIVISTA - Secondo il sito stesso di Altreconomia, a Brescia la rivista si trova nei seguenti punti vendita:
1) Bottega Solidarietà
Via S.Faustino 30/b Brescia Tel. 030-3772355 oppure Via Quattro Novembre 4 Rezzato - BS
2) Tapioca Via Cappellini 16 Darfo Boario BS Tel. 0364-536237 Via S. Maria 7 Edolo BS
3)Jangada Via San Martino del Carso 3 Manerbio BS Tel. 03-973069
4) Il mondo in casa Via Mazzini 2 Lumezzane - BS
5) Karibù Via Zanardelli 410 Gardone Val Trompia BS Tel. 030-8911526


















Settembre 11th, 2008 alle 2:48 pm
dove si trova la rivista?
Settembre 11th, 2008 alle 3:22 pm
@Betty:
dal sito di Altreconomia:
a Brescia si trova
1) Bottega Solidarietà
Via S.Faustino 30/b Brescia Tel. 030-3772355
Via Quattro Novembre 4 Rezzato - BS
2) Tapioca Via Cappellini 16 Darfo Boario BS Tel. 0364-536237 Via S. Maria 7 Edolo BS
3)Jangada Via San Martino del Carso 3 Manerbio BS Tel. 03-973069
4) Il mondo in casa Via Mazzini 2 Lumezzane - BS
5) Karibù Via Zanardelli 410 Gardone Val Trompia BS Tel. 030-8911526
Settembre 12th, 2008 alle 7:49 am
Cogliendo l’occasione per ringraziare ancora una volta la redazione di Altreconomia e in particolare l’autore del reportage Luca Martinelli faccio presente a chiunque desiderasse avere una copia del mensile che ne sono in possesso di alcune (2-3), gentilmente concesse dalla redazione stessa.
Chi volesse averne una mi contatti pure alla mjia email: angelobergomi@bresciaonline.it.
Sarò lieto di recapitargliela.
Settembre 12th, 2008 alle 11:16 am
che le cave spesso nascondano interessi economici è provato il problema non sono i cavatori che fanno il loro mestiere ma lo Stato che non pone vincoli chiari per tutti
Settembre 12th, 2008 alle 1:00 pm
Completamente d’accordo. Nel caso specifico non è lo Stato direttamente ma la Provincia che è chiamata a fare una proposta di Piano Cave e la Regione che è chiamata ad autorizzarlo.
Ricordo che nel caso specifico di Rovato, nonostante il comune fosse contrario come testimonia una lettera del neoinsediato sindaco del giugno 2002, la Provincia ha inserito il terreno della Bonfadina nella proposta di piano cave per una volumetria di 400.000 mc. La Regione, successivamente, non solo non ha deciso di ascoltare l’ente locale ma ha quadruplicato la volumetria a favore del privato. L’ambito è a oggi autorizzato per 1.600.000 mc.
Questo in sintesi è il percorso affrontato da questa cava.
Settembre 12th, 2008 alle 8:16 pm
quelli che si stracciano tanto le vesti contro la futura cava bonfadina farebbero bene anche a ricordarsi che hanno proprio loro riaperto la discarica rovedil ! si vede proprio che a sinistra regna uno strabismo totale.
Settembre 13th, 2008 alle 7:47 am
Ottimo ragionamento…
Quindi vai con la cava
Poi la prossima amministrazione potrà comunque dire che siccome la cava non l’hanno autorizzata loro non possono essere incolpati se viene trasformata in discarica …
E qella successiva si sentirà a sua volta autorizzata ad aprire un’altra discarica …
e il cittadino rovatese muto mette da parte i risparmi per farsi ricoverare in una clinica di lusso quando tutta questa intraprendenza avrà dato i suoi frutti.
Bravo cittadino rovatese pensa solo a luarà che tanto è già tutto deciso e tu non puoi farci niente.
Settembre 13th, 2008 alle 7:48 am
errata corrige
laurà non luarà
Settembre 15th, 2008 alle 6:03 am
Da membro della commissione discarica vorrei ricordare per completezza di dati che la Provincia valutò la situazione della Rovedil molto problematica per un abbassamento repentino delle quote che determinavano una stagnazione di acqua piovana sulla sommità e una sua penetrazione nel corpo di rifiuti con formazione di percolato, pericolosissimo per la falda. Ergo la Provincia impose il ripristino delle pendenze. Da lì in poi tutte le assemblee pubbliche e il successivo iter.
I documenti parlano comunque chiaro.
Settembre 15th, 2008 alle 7:22 pm
come manenti,anche la sinistra aprì molto volentieri i battenti della discarica,in vista delle bene previste entrate per la sua amministrazione,salvo poi scatenare un suo (al tempo )outsider contro l’infame Bonfadina ; che poi regione e provincia abbiano fatto errori di valutazione ambientale , posso essere d’accordo.
Settembre 16th, 2008 alle 5:56 am
Ripeto, i documenti parlano chiaro: la Provincia ha imposto il ripristino delle pendenze minime alla discarica con un progetto economicamente autosostenibile. Se il comune di Rovato avesse voluto lucrare sull’apertura della discarica Rovedil non avrebbe sicuramente limitato il numero di codici CER (cioè i tipi di rifiuti) ammessi al conferimento. Invece così è stato fatto.
Ripeto, non serve che mi dilunghi io, basta semplicemente leggere il carteggio tra Provincia e Comune.
Sulla Bonfadina gli eventuali errori di valutazione ambientale di Provincia e Regione sono valutabili da ciascun cittadino che si sia almeno minimamente interessato del problema. Il fatto è che c’è chi persevera in questi atteggiamenti: di fronte a una ordinanza del TAR favorevole ai comuni di Rovato e di Cazzago S.M. si è dovuto assistere all’avvilente ricorso al Consiglio di Stato di Regione e Provincia a difesa del privato contro i comuni stessi.
In teoria di fronte ad errori ci si potrebbe anche ravvedere. Spesso, su questi temi, c’è chi invece preferisce perseverare…..
Settembre 16th, 2008 alle 1:07 pm
@ Bergomi: Ripeto, i documenti parlano chiaro: la Provincia ha imposto il ripristino delle pendenze minime alla discarica con un progetto economicamente autosostenibile.
Ecco appunto, se si voleva il tutto poteva essere benissimo fatto utilizzando “terre e rocce di scavo” che sarebbero entrate e costo zero (tant’è la richiesta di siti idonei a riceverle oggi in provincia), ovvio che in tal caso nessun introito per la discarica… Possibile che NESSUN ABIENTALISTA abbia perorato tale causa visti anche i problemi sopracitati della discarica??? Nessun pseudoambientalista ha fatto una manifetazioncina per chiuderla con le terre e rocce, nessuna raccolta di firme???? Non mi si venga a raccontar berzellette sulla diminuzione dei CER in quanto i CER tutt’ora autorizzati permettono cmq grassi introiti!!!
La verità è che gli introiti di cogeme fanno gola al comune di rovato quale “AZIONISTA DI MAGGIORANZA” e quindi nulla è stato fatto per impedirne l’ampliamento, anzi sembrava quasi un ampliamento necessario leggendo quel che è stato scritto !!!
Settembre 16th, 2008 alle 2:37 pm
Le sfugge un piccolo particolare: il progetto doveva essere economicamente autosostenibile. Economicamente autosostenibile escludeva una possibilità come l’acquisto di terre da conferire all’impianto con spesa da parte del comune.
Per onestà intellettuale mi ricordo che da cittadino (nel 2005 non ero nemmeno tesserato) partecipai alle serate pubbliche al Foro Boario indette dall’amministrazione. Mi ricordo che vennero esposte dalle allora minoranze una serie di proposte, tra cui la realizzazione di una megatettoia, l’infiltrazione di ossigeno e il conferimento di terre e rocce.
E già all’epoca le possibilità vennero scartate per le ragioni suddette, con tanto di motivazioni proposte anche all’ufficio V.I.A. della Regione.
Sui CER le assicuro che se il comune nel 2005 avesse voluto lucrare davvero su questa discarica avrebbe consentito conferimenti di codici molto più redditizi (ma anche molto più pericolosi) di quelli consentiti attualmente.
Poi è libero di verificare, ci mancherebbe.
Saluti.
Settembre 16th, 2008 alle 3:43 pm
Avendo partecipato alle pubbliche riunioni ante riapertura confermo quanto scritto da Angelo Bergomi.
solo una questione non mi è mai risultata chiara, ma sicuramente è colpa mia:
Se Cogeme era responsabile della discarica per i 30 anni successivi alla chiusura perchè le spese per la messa in sicurezza doveva accollarsele il Comune?
E per quanto riguarda l’autosostenibilità del progetto perchè vengono considerati solo i costi della messa in sicurezza e non anche gli utili che sono stati realizzati durante il periodo di apertura?
Settembre 17th, 2008 alle 9:07 am
VEdrai massimo che nessuno ti risponderà
Settembre 17th, 2008 alle 9:24 am
Rispondo per quanto conosco, ripeto all’epoca della riapertura ero un privato cittadino.
Sui costi della messa in sicurezza la Provincia aveva parlato chiaro: il progetto di ripristino delle pendenze doveva essere economicamente autosostenibile, il perchè la Provincia non conteggiasse gli utili a suo tempo maturati dal 1996 in poi dalla società sarebbe una bella domanda da porre all’assessorato provinciale competente. E’ comunque un’ottima domanda. La risposta a suo tempo sentita era: l’abbassamento delle pendenze non era preventivabile con la rapidità con cui è avvenuto. A parer mio risposta insufficiente.
Sui costi di ripristino in capo all’amministrazione comunale ricordo un passaggio: Cogeme nel 1996 ha potuto conferire nella ex-rovedil a fronte di una convenzione firmata dall’allora amministrazione che quindi avvallava il conferimento stesso. E un conto è la gestione e un conto la proprietà dell’impianto. Andrebbe ripresa in mano la convenzione firmata a suo tempo, come anche la chiusura d’impeto ordinata pochi mesi prima delle elezioni del 2002 dall’allora amministrazione.
Settembre 17th, 2008 alle 2:57 pm
Vedi? non ti ha rispsoto, colpa di quelli del 1996 e del 2002
Settembre 17th, 2008 alle 3:37 pm
La domanda di Massimo era ben circostanziata: perchè la società non ha avuto in carico l’onere dell’affossamento della discarica in termini di pendenze? La risposta è che la gestione post chiusura è normata dalla convenzione a suo tempo stipulata alla prima riapertura.
A domanda precisa risposta precisa.
Saluti.
Settembre 18th, 2008 alle 8:12 am
curiosi gli amici del pdl, hanno paurosi vuoti di memoria e per giustificare i loro eroi che scavano accusano chi non ha scavato di averne subito le conseguenze.
alla risposta di massimo e di tonno sono sicuro di poter rispondere se scriveranno chi nell’ultima campagna elettorale promise che avrebbe tolto il bollo auto, avrebbe salvato Alitalia, senza mettere avrebbe messo le mani in tasca agli italiani
Settembre 18th, 2008 alle 8:37 am
@Memoria
Se il messaggio era rivolto a me ti prego di essere più chiaro e diretto perchè non ci ho capito niente.
Se era diretto ad altri fa come se non avessi scritto.
Grazie