Confine mobile tra Italia e Svizzera: in Parlamento se ne discute
Sono passati circa 50 anni dall’ultima revisione, ma il confine tra l’Italia e la Svizzera deve essere ridefinito; non a causa di sanguinose battaglie che hanno permesso ad uno dei due Stati di conquistare parte del territorio altrui, ma più semplicemente a causa del mutamento climatico che ha provocato a sua volta l’erosione della crosta terrestre, modificandone perciò in maniera sensibile l’aspetto.
Allo stato attuale il limes tra le due nazioni è infatti quello che rispecchiava l’andamento delle cime e soprattutto dei ghiacciai di mezzo secolo addietro. Peccato però che il surriscaldamento globale abbia influito notevolmente su questi aspetti, tanto da renderli inadatti alla conformazione odierna della superficie terrestre.
A suonare il campanello d’allarme fu, 4 anni orsono, l’Istituto Geografico Militare italiano che per primo ipotizzò la modifica dei tracciati della frontiera.
Partendo da queste premesse il Ministro degli esteri italiano, e già componente della Commissione Europea guidata dal Portoghese Barroso, Franco Frattini ha presentato in Parlamento un disegno di legge, giunto a seguito di alcuni contatti diplomatici con le autorità elvetiche, secondo cui il nuovo tracciato della frontiera verrà stabilito a intervalli regolari a seconda della progressiva trasformazione delle cime e dei ghiacciai, adottando così un concetto di “confine mobile”, nel senso che esso potrà adattarsi anno dopo anno ai mutamenti della linea di cresta o displuviale senza ulteriori interventi legislativi o diplomatici.


