“Luigi Pezzana”: domenica 20 dicembre concerto di Natale per celebrare i 185 anni della storica Banda di Rovato.
Riceviamo e pubblichiamo:
Concerto di Natale del Civico Corpo Bandistico “Luigi Pezzana” di Rovato
Nel 2009 ricorre il 185° della nascita della Banda. Infatti il primo documento che ne parla è del 1824 e testimonia l’elargizione al M° Bortolo Buizza dovuta per la processione delle 40 ore. Dal 15 settembre 1848 il complesso musicale viene chiamato “Banda civica”, mentre dal 1863 prende il nome di “Compagnia banda nazionale di Rovato”, con musicisti per la maggior parte rovatesi e una nuova volontà di autonomia dai “procuratori” che si realizzerà a partire dalla processione del Corpus Domini del 1874, con la piena responsabilità del Maestro Battista Pezzola. Grazie alla direzione, dal 1910 al 1935, del M° Luigi Pezzana, la banda assume una organizzazione stabile e ben integrata nella vita del paese, confermandosi, come solitamente accade, anche come centro di aggregazione civile.
Il ricordo di questa forte personalità viene perpetuato nel nome che l’attuale corpo musicale si è voluto dare. Dal 1975, il Corpo Musicale Luigi Pezzana di Rovato, sotto la direzione artistica del M° Domenico Coradi e con la collaborazione di alcuni giovani strumentisti, si è fatto promotore di una serie di iniziative che hanno evidenziato la nuova funzione che la banda deve ricoprire nella realtà corrente: la realizzazione dell’attività musicale con un aggancio sistematico e duraturo coi giovani e l’istituzione di una scuola di musica intesa come momento educativo e formativo.
Il corpo musicale nel corso dell’anno svolge concerti e attività di carattere civile, religioso e culturale.
Nel novembre 2009 l’Amministrazione Comunale ha definito il nuovo consiglio, così composto: Eros Tomaselli (presidente), Donatella Infuso (vicepresidente), Mauro Bosio, Alessandro Marchi e Francesco Raineri (consiglieri confermati), Paolo Antonelli, Giovanni Bonetti, Giorgio Galdini e Luciano Peri (nuovi consiglieri).
Il momento più significativo è il tradizionale concerto di Natale che quest’anno si svolgerà presso L’Auditorium di via Einaudi a Rovato il 20 dicembre 2009 alle ore 20.45 che si aprirà con l’esibizione della Junior Band composta da 35 giovani strumentisti, alunni della scuola musicale Luigi Pezzana ed eseguiranno diretti dalla maestra Cristina Massone:
Corale ed Allegro
Camel Ride
Two British Folk Song
Seguirà poi la civica banda diretta dal maestro Domenico Coradi che eseguirà:
G.F. Haendel (arr. C. Mandonico) - MUSICA PER I REALI FUOCHI D’ARTIFICIO - suite
D. Milhaud - SUITE FRANCESE - suite
G. Gerwshwin (arr. F. Grofé) - RAPSODIA IN BLUE – suite- (special guest al pianoforte Domenico Clapasson)
A.Khachaturian (arr. F. Jakma - J. Ardenois) - DANZE RUSSE – suite
Uno dei concerti più impegnativi che la Banda abbia mai affrontato, con quattro brani completamente diversi tra loro nel carattere, nello stile e nell’originalità della struttura ritmo-melodica.
Ingresso libero.
Il concerto, sempre molto apprezzato dalla popolazione di Rovato è, oltre che occasione culturale, un eccezionale momento aggregativo. Il Consiglio Direttivo, gli strumentisti ed il maestro augurano a tutta la cittadinanza attraverso la loro musica di seminare aria gioiosa , di condivisione, di amore
per un sereno Natale.



Dicembre 15th, 2009 alle 1:05 pm
Colgo l’occasione per sottolineare il fatto che Rovato ha bisogno di un Auditorium/teatro degno di un paese di 18000 abitanti.
La banda è costretta ad esibirsi in un luogo inadatto come la palestra per le attività sportive causando lo stop di queste per almeno due settimane. Foro boario è pessimo. Un luogo di incontro culturale con una certa capienza è necessario a Rovato. Prendo a modello il bel teatro di Erbusco, paese ben più piccolo del nostro. Sarebbe bello riconvertire l’ex cinema a lato della nuova biblioteca per creare un grande centro culturale.
Capisco anche che siamo in un momento di crisi e che i comuni oramai faticano a recuperare i soldi…ma è bene guardare anche al futuro.
Sottolineo la necessità di riconversione di edifici esistenti piuttosto che edificazioni ex-novo, magari in centro, col fine di ridare vita al paese e creare momenti di incontro per tutti gli abitanti di Rovato.
Dicembre 15th, 2009 alle 2:45 pm
concordo in pieno!
Dicembre 15th, 2009 alle 3:37 pm
sarebbe ora di recuperare a teatro il vecchio cinema ” Corso ” di via Bonomelli.
Dicembre 15th, 2009 alle 4:13 pm
e anche il san carlo accanto la chiesa, quello si che è ottimo..ma di chi è?
Dicembre 15th, 2009 alle 9:29 pm
Ma scherziamo?
Con un corso Bonomelli conciato in quel modo già non capisco perchè ci abbiano messo la biblioteca, ora pure il teatro??
Non capisco cosa pensi la gente quando dice queste cose, perchè concentrare tutto in un punto che sebbene sia il centro storico ormai è disgraziato
Dicembre 15th, 2009 alle 9:59 pm
La Parrocchia di Duomo ha offerto all’amministrazione comunale la vecchia chiesa della Santissima Trinità, che potrebbe essere benissimo adibita a capiente auditorium.
L’attuale giunta ha promesso, in campagna elettorale, che avrebbe provveduto in tal senso…vedremo ???
L’offerta della parrocchia è sempre valida.
Decentrare è un altro argomento valido al quale mi associo fermamente.
Speriamo che il solito “servo del potere” non mi stressi con le sue tiritere ecologiche senza senso. Le frazioni vanno considerate luogo di sviluppo, anche urbanistico! Basta con la demagogia da anguria: “verde fuori, rossa dentro.
Il rosso sta bene addosso solo ai monsignori. Non può ostacolare il progresso sociale, urbanistico, produttivo di un paese, sventolando come bandiera nostalgica di uniformità e di mancanza di lungimiranza e di libertà.
Anche il nero va bene solo ai tridui dei morti e richiama troppo storie di carneficine e di guerre inutili e catastrofiche.
Il verde dovrebbe essere un colore di speranza ma a volte è usato per indicare il permesso di passaggio all’incoscienza.
Lasciamo i colori e guardiamo al cuore candido di chi non calcola sugli altri i propri interessi meschini di parte.
riverisco tutti. Ci vediamo in chiesa a Natale dopo esserci lavati l’anima.
Dicembre 15th, 2009 alle 10:35 pm
ma perchè non adibiamo la cascina salvella? un altro bel rudere no? praticamente sono stati elencante strutture che stanno in piedi ad aria.. 5.000.000 di euro per la biblioteca io avrei preso un bel capannone sui 200.000 euro un milione per arredarla e bum fatto apposto avremmo una biblioteca sana, bella, comoda, senza muffa a pareti e senza aver rimpinguato le solite casse di ditte edili compiacenti
Dicembre 15th, 2009 alle 10:49 pm
@scherziamo?: La mia era una proposta…mi piacerebbe un sacco l’idea di un auditorium dentro l’ex cinema dismesso, mi sembra una soluzione utile e naturale! Considerando che ci sono anche i parcheggi delle scuole medie vicino e sarebbe anche facilmente raggiungibile a piedi dai cittadini del centro. La mia era solo un’idea.
@ Don leonardo: Per quanto riguarda l’uso della chiesa vecchia è pefetto! A Clusane sul lago c’è un esempio analogo molto bello! Naturalmente clusane è frazione di Iseo e quindi anche iseo ne avrà uno…voglio dire che ben venga un auditorium locale al duomo, ma reputo una ovvia soluzione un auditorium nel centro rovatese raggiungibile a piedi dalla maggior parte possibile della popolazione.
Per quanto riguarda le angurie, il rosso dei monsignori, il verde, il nero., la ecc. bah..non è molto chiaro il concetto…non ho capito bene…forse fuori tema.
Il decentramento che lei intende nella nostra regione (lombardia) è già fin troppo marcato.
La denominata “città diffusa” oramai è all’ordine del giorno. Milano-bergamo-brescia si stanno fondendo pian piano verso un’unica grande città metropolitana.
Lo stesso nel piccolo avviene nei singoli paesi. A mio parere questo fatto è altamente negativo per molte ragioni (omologazione, perdita di identità comunitaria, ecc.). Il borgo storico italiano sta scomparendo soffocato dalla palazzina e dal capannone. In austria, francia, germania, spagna, portogallo è molto limitato questo fenomeno e la sensibilità ambientale è primaria.
Quando parla di progresso urbanistico, cosa intende? non si rende conto che il mondo sta cambiando? una mentalità come questa è del dopoguerra.
Il nostro territorio è un sistema chiuso e non infinito dove le risorse scarseggiano. Il territorio è un bene prezioso che va conservato e garantito anche alle future generazioni.
L’ansia e la bramosia consumistica (che sia di beni materiali, di territorio, di persone) che ha ormai pervaso tutti noi non ci permette più di pensare agli altri ma a solo noi stessi. Ne parlava qualche anno fa molto bene Pasolini, e anche lei che è un uomo di chiesa dovrebbe saperlo. Le tiritere ecologiste, come le chiama lei, si propongono di uscire da questo ambito consumistico e puramente egoistico per preservare quel poco che abbiamo.
Dicembre 15th, 2009 alle 11:05 pm
@maurizio festa: Beh, 5.000.000 di euro in effetti sono tanti. Ma io personalmente sono a favore di questa ristrutturazione. Far rivivere una casa del 400 (Rovati) ha un volore che va oltre il puro denaro. Il prestigio di questa riqualificazione migliora senza dubbio Rovato. Tutti posso avere una biblioteca nuova costruita ex novo in un capannone della periferia…ma solamente rovato può avere una biblioteca in una casa del 400 che porta con se la nostra storia e la nostra cultura.
P.S. una biblioteca sana, bella, comoda, senza muffa a pareti e senza aver rimpinguato le solite casse di ditte edili compiacenti credo si possa avere anche se non si tratta di un capannone…
Dicembre 15th, 2009 alle 11:12 pm
Secondo me, più che di un grande teatro-auditorium, che poi resterebbe chiuso per gran parte dell’anno e mezzo vuoto quando lo si aprisse per qualche iniziativa, Rovato ha bisogno di un salone polifunzionale da cento-centocinquanta posti, non di più.
Brescia -non il paesello di Rovato, la città capologuogo di provincia - non riesce a riempire regolarmente il Sancarlino, che è un piccolo auditorium, solo alcuni incontri fanno il pienone per l’ex-chiesa di San Barnaba (e affittarla un giorno richiede 1500 euro) e così via.
I comuni a noi vicini che hanno un teatro (Erbusco, Travagliato) ci devono mettere tutti gli anni una cariolata di soldi per il mantenimento, e non è che poi abbiano una offerta culturale da farci impallidire.
In breve: per fare un -graditissimo - concerto della banda una volta all’anno ritengo che ci si possa accontentare di impiegare una palestra.
Se poi, come dicono, l’oratorio del centro metterà a posto il vecchio cine-teatro, ecco che il centro paese avrà a disposizione una sale capiente per le iniziative per il grande pubblico.
Dicembre 16th, 2009 alle 12:54 am
auditorium,
io non vado fuori tema.
E’ forse anche lei tra quelli che, quando si manifesta un’idea diversa’ “non omologata e di parte”, danno del non informato?
Nelle frazioni risiede il 45% della popolazione. Quindi: 17.950 residenti nel comune di Rovato per il 45% = a 8.775 persone. Quasi la metà del paese.
Allora un auditorium al centro e uno nelle frazioni, come dovrebbe essere per la farmacia e tanti altri servizi.
Possiamo così anche noi andare a piedi presso i servizi necessari e non fare 6 chilometri per andare alle poste, agli ambulatori, in farmacia.ecc.
Il rosso-il nero-il verde era una non condivisione di certe ideologie : scelgo l’anima pulita che è di colore terso simbolo dell’amore e della carità. Capito?
Ripeto: le frazioni devono svilupparsi e non essere una landa dove sorgono discariche e collettori fognari.
E…poi…in fondo…che importa essere povere frazioni…quando le parti ricche del paese sono intasate di egoismo?
Riverisco un pò seccato!
Dicembre 16th, 2009 alle 2:19 am
@don leonardo. Forse è più facile portare il “duomo a milano che milano al duomo”…è una battuta (forse pessima) per dire che ci vuole buon senso, non si può (e forse anche “non si deve”) ricreare una città in ogni frazione.
cmq mi scusi non intendevo fare polemica
I servizi devono essere garantiti comunque a tutti, frazioni comprese; in aiuto ci sono appositi indici urbanistici. I ruoli vanno rispettati e nella differenza trovare la ricchezza. I nuclei storici delle frazioni non possono essere considerati come un unico ente che si contrappone al centro rovatese. Sono realtà diverse tra loro.
Sono d’accordo con lei sui servizi da garantire, certo, mantenendo d’altro canto una sobrietà di fondo (avvio che se abito al duomo non posso pretendere un’università, uno stadio e una biblioteca sotto casa) .
Con uno sviluppo della frazione non si eliminano discariche e collettori…al max si allontanano verso qualcun altro. Al concetto di sviluppo meglio associare un concetto di progresso che è più ideale e non riguarda l’ambito puramente economico.
Le discriminazioni verso le frazioni ci saranno sempre (meno popolazione e più spazi liberi) ma con l’anima pulita come dice lei o con la forza della ragione le cose posso migliorare; un esempio è la battaglia per scongiurare la cava bonfadina. Speriamo che le cose vadano bene per tutti
Dicembre 16th, 2009 alle 9:41 am
Forte questo Don. Se non la pensi come lui dici delle tiritere e sei servo del potere. Appena gli fanno notare, e in più di una persona, che sullo sviluppo urbanistico non bisogna cadere nell’equivoco di renderlo sinonimo di speculazione e devastazione del territorio si difende dicendo di voler esercitare il diritto di poter esprimere un concetto non omologato e di parte. E quando lo fanno gli altri rispetto alle sue di idee il principio non vale? Curioso. Come curiosa è la scelta di chi si straccia le vesti dicendo di non voler più scrivere qui sopra e ci ritorna puntualmente ogni tre giorni.
Detto questo credo di aver letto decine e decine di post di vari utenti sul tema dei servizi alle frazioni e tutti si dichiarano concordi nel volerli rafforzare e migliorare. Perchè per portare servizi migliori si debba edificare di più al Lodetto e al Duomo invece lo sostiene solo uno.
Chi ci capisce qualcosa è bravo.
Dicembre 16th, 2009 alle 10:11 am
@ Don Leonardo
“Allora un auditorium al centro e uno nelle frazioni”
Mi scusi ma, come dice Biondino, se ci fosse un auditorium a Rovato verrebbe usato si e no un paio di volte all’anno (forse), e scommetto che tutti si lamenterebbero per i costi di manutenzione, figuriamoci se ce ne fossero 2.
Dicembre 16th, 2009 alle 10:44 am
Zenden arrogante,
il mio ritorno su questo blog di “parte” avviene perchè ritengo di poter esprimere qualcosa di utile “fuori dal coro” e perchè vengo “citato”.
Non prenda in giro. Non vengo a rompere le uova nel suo paniere anche perchè lei di uova, probabilmente, non ne fa neppure una.
Quando ero piccolo vedevo che i conigli si mangiavano tra loro…forse è meglio lasciar stare chi si nutre con ingordigia del proprio vomito perchè rischi di essere morsicato. .
Non ascriva a me la sua rabbia e la sua supponenza. Io non ho alcun interesse nei confronti di niente e di nessuno.
Infine, credo di non dover spiegazioni a nessun “Kapò” ma solo alla mia coscienza.
Si coccoli pure il suo sito e si auotosoddisfi come il “corvo” quello della famosa favola.
Buon Natale.
Dicembre 16th, 2009 alle 11:35 am
Si rilegga quanto ho scritto che non giustifica una risposta come la sua che si commenta da sola.
Qui nessuno ha da difendere nessun uovo, tantomeno io: questo sito dovrebbe essere un luogo di confronto anche tra chi la pensa in maniera diversa e sempre nel rispetto reciproco. Parlare degli altri riferendosi al loro vomito non mi pare essere nel solco di questo atteggiamento ma forse mi sbaglio.
E comunque prendo atto che parecchie altre persone non la pensano come lei sul modo di considerare i lconcetto di servizi alle frazioni.
Lei ha il diritto di dire che non la pensa allo stesso modo.
Di offendere le persone però no, anche se è un prete.
Dicembre 16th, 2009 alle 11:51 am
io penso che la soluzione resti sistemare il san carlo, non so se è della chiesa o del comune, comunque non importa.
è bello, in pieno centro, con 100/120 posti e molto elegante.
sarebbe perfetto credo
buona giornata
Dicembre 16th, 2009 alle 1:07 pm
Zenden “locutus est”
….”Se non la pensi come lui dici delle tiritere e sei servo del potere. Appena gli fanno notare, e in più di una persona, che sullo sviluppo urbanistico non bisogna cadere nell’equivoco di renderlo sinonimo di speculazione e devastazione del territorio si difende dicendo di voler esercitare il diritto di poter esprimere un concetto non omologato e di parte. E quando lo fanno gli altri rispetto alle sue di idee il principio non vale? Curioso. Come curiosa è la scelta di chi si straccia le vesti dicendo di non voler più scrivere qui sopra e ci ritorna puntualmente ogni tre giorni”.
Questo non è forse offensivo? L’ha scritto lei nevvero?
Chi offende? Comunque non me la prendo neanche con lei…solo amor di verità spinge la mia reattività. Faccia un buon natale e stia tranquillo.
Dicembre 16th, 2009 alle 1:24 pm
Non ravviso nulla di offensivo nel mio intervento ma se l’avesse inteso tale me ne scuso.
Rimango della mia idea sul discorso dei servizi in frazione.
Dicembre 16th, 2009 alle 5:35 pm
Abbiamo rimosso alcuni commenti, ricordiamo che in caso di querele (o simili) ognuno risponde personalmente di quanto scrive, quindi vi invitiamo a mantenere bassi i toni.
Buona discussione
Lo staff di Rovato.org
Dicembre 18th, 2009 alle 11:01 am
[…] La banda “Luigi Pezzana” di Rovato, si esibira nel tradizionale concerto di Natale al palazzetto nella serata di domenica, cogliendo così l’occasione per festeggiare i 185 anni della formazione rovatese (clicca qui per info). […]
Dicembre 19th, 2009 alle 2:45 pm
AUGURI SCOMODI
Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali
e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,
vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Tonino Bello