Brescia: storia dall’anno 1000 a piazza Loggia
Sul finire dell’XI secolo , e più precisamente nel 1090, Brescia diventa un comune. Il fatto di essere una città guelfa la spinge a continue battaglie con Cremona e Bergamo, entrambe ghibelline. Complessivamente Brescia otterrà due significative vittorie, entrambe nel territorio di Pontoglio. Solo la necessità di allearsi contro un nemico più grande e comune fa cessare le ostilità. La calata di Federico I infatti spinge i comuni del nord Italia a coalizzarsi. Il tutto però risulta inutile; Milano viene facilmente sconfitta e Brescia, per non subire conseguenze irreparabili fa atto di obbedienza. Il trattamento che le viene riservato è comunque molto duro. Solo 5 anni dopo, nel 1167, Brescia si allea nuovamente con Bergamo, Mantova e Cremona contro Federico I. Milano e altre città si uniscono. La battaglia di Legnano del 1176 segna la sconfitta dell’imperatore.
Il XIII secolo vede a Brescia l’alternarsi di 2 fazioni, quella nobiliare e quella popolare. La prima viene inizialmente cacciata dalla città ed è costretta a rifugiarsi a Cremona. Riesce però poi a reperire appoggi che le permettono di sconfiggere l’altra fazione e di riconquistare il controllo della città. Fino alla fine del secolo la città rimase ancorata alla forma politica podestarile, fino a che non venne incorporata nelle signorie del Pallavicino. Il posto di quest’ultimo fu successivamente preso dalla signoria del vescovo Berardo Maggi.
Nel 1339, dopo un ventennio in cui la città continua a passare di mano in mano, Azione Visconti ne prende il controllo. La città entra così a far parte del ducato di Milano e vi resterà fino al 1402. In questo periodo Brescia diventa una fortezza inespugnabile, da campo di battaglia di confine che era.
Fino al 1421 Brescia viene comandata da Pandolfo Malatesta, e considerata come il pedaggio che i Visconti gli dovevano. In quell’anno però il Carmagnola riesce a riportare Brescia nell’orbita Viscontea. Iniziano lotte furibonde tra guelfi e ghibellini. I primi chiedono l’intervento a loro sostegno di Venezia, la quale manda a Brescia ancora Carmagnola, che ha cambiato bandiera da circa un anno. Il Carmagnola vince nuovamente e questa volta permette a Venezia di prendere il controllo della città. E’ questo per Brescia un periodo felice, nonostante la città sconti il fatto di essere un baluardo difensivo spesso utilizzato negli scontri con Milano.
Brescia resta nell’ottica della città di Venezia per un lungo periodo, quasi 400 anni, fino all’arrivo di Napoleone.
Il XV secolo rivede nuovamente Brescia al centro degli scontri fra Milano, guidata da Francesco Sforza che dopo aver abbandonato l’esercito veneziano è diventato duca di Milano, e Venezia.
Il XVI secolo inizia male per Brescia. Papa Giulio II, preoccupato della potenza veneta, si allea con gli spagnoli, i francesi (che comandano anche a Milano) e gli austriaci per battere Venezia. Brescia, sotto il controllo veneto ne esce sonoramente sconfitta e disastrata. Il tentativo di rivolta del 1513 viene stroncato nel sangue dei bresciani capeggiati da Foix e Luigi Avogadro.
La fine del XVI secolo segna per la storia di Brescia continui e repentini cambi di influenze e dominanze sulla città. Prima francese, poi spagnola (concessa loro dagli stessi francesi in cambio di un accordo di pace) e poi nuovamente franco-veneziana.
Le incursioni di popoli svizzeri e tedeschi, pur non toccando direttamente Brescia (resa ora inespugnabile da nuove fortificazioni ad opera dei veneziani), mettono a questo punto dura prova il territorio circostante. Venezia protesta ma non agisce in pratica. E’ il segno dell’inizio del declino della città veneta. Lungo l’arco del XVIII secolo crescono a Brescia i desideri di affrancarsi dall’ormai decadente potenza veneziana. L’innesco arriva con la campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte. Alcuni congiurati bresciani che affiancano i francesi nel 1797 riescono ad innalzare la bandiera tricolore sul Broletto, senza che le milizie veneziane intervengano. Grazie poi all’aiuto dell’esercito francese il territorio bresciano fino al lago di Garda viene liberato, anche se non facilmente, dalle milizie venete. Il trattano di Campoformio del 1797 tra francesi e austriaci sancisce che Venezia passi sotto la dominazione asburgica, ma che Brescia entri a far parte della Repubblica Cisalpina, sotto il controllo francese.
Per un breve periodo Brescia entra nell’orbita austriaca a causa della sconfitta francese contro gli Asburgo, ma Napoleone, con l’aiuto di molti autoctoni bresciani, ritorna in Italia e riconquista la città, che farà parte nuovamente della Repubblica Cisalpina fino alla disfatta Napoleonica del 1815, quando torna sotto il controllo austriaco.
Ormai però le idee di libertà ed uguaglianza fanno parte delle coscienze dei bresciani, tanto che, nel periodo dei moti rivoluzionari. Nel 1849 Brescia si distingue per tenere, al comando di Tito Speri, per ben 10 giorni assediati nel castello gli austriaci. Un tale sforzo le varrà il titolo di “Leonessa d’Italia” da parte di Carducci.
Nel 1859 gli austriaci lasciano Brescia e si ritirano nel Quadrilatero a causa degli attacchi di Napoleone III e dei piemontesi. A guidare l’attacco Giuseppe Garibaldi, accolto a Brescia da eroe.
Gli austriaci combattono contro i piemontesi a Solforino e contro i francesi a San Martino. Il risultato è un bagno di sangue; per tutti. Alla fine a perdere sono gli austriaci ma, visto il caro prezzo della vittoria e l’impopolarità della guerra in patria, Napoleone III firma la pace a Villafranca. Con questo trattato tutta la Lombardia passa sotto il controllo piemontese.
Da ora in poi la storia di Brescia si va a mischiare con la storia italiana senza troppe distinzioni.
Da notare che durante il fascismo venne distrutto un intero quartiere con una lunga serie di opere medievali come la curia ducis, e venne edificata l’attuale piazza Vittoria.
Durante la Resistenza Brescia e i bresciani si dimostrarono particolarmente attivi, tanto da meritare la Medaglia d’argento.
Grazie all’operosità tipica dei bresciani e alla riconversione dell’industria pesante, la città potè ricostruire le numorose opere distrutte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Il 28 maggio 1974 una bomba esplode in Piazza Loggia durante una manifestazione sindacale antifascista. I morti furono 8, i feriti 106. Desta ancora molto stupore il fatto che la polizia, comandata da Delfino, lavò immediatamente la piazza ben prima che iniziassero le indagini. Ad oggi, nonostante i numerosi processi, non si è ancora giunti all’individuazione dei colpevoli. Gli storici sono però pressoché concordi nell’attribuire la strage ai movimenti di estrema destra e ai servizi segreti.

















