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Festival del Franciacorta 2010: le bollicine quest’anno si scoprono di cantina in cantina

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Le cantine del territorio della Franciacorta, guidate dal Consorzio di tutela di Erbusco, quest’anno daranno vita ad una ricca serie di eventi con tante e differenti iniziative per il tradizionale appuntamento settembrino con il Festival.

Per la consueta rassegna unitaria, quella che di solito andava in scena a Villa Lechi di Erbusco, bisognerà attendere il 2011: da quest’anno il Festival “fisso” diventa biennale, mentre negli anni pari (come questo) si fa itinerante direttamente là dove il vino viene prodotto.

Il 18 e il 19 di settembre 2010 si potrà quindi girare per le 46 cantine aderenti al Festival, a Rovato e non solo, fra proposte di ogni genere (e costo): dalla degustazione allo spettacolo culturale, dal pranzo a tema fino alla visita guidata ai monumenti della Franciacorta con bus in partenza da piazza Garibaldi a Rovato.

Obiettivo comune: condurre gli ospiti alla scoperta degli angoli più belli della Franciacorta, della sua storia e delle tradizioni più antiche attraverso percorsi che non siano solamente enologici.


Cliccando qui l’intero programma della due giorni del Festival del Franciacorta.

Altre info sul sito www.festivalfranciacorta.it

Festa di Icaro Sport Disabili al Foro Boario di Rovato: iscrivi la tua band

L’associazione “Icaro Sport Disabili”, dedita al volontariato, organizza anche quest’anno la festa estiva a Rovato (16-17 e 18 luglio 2010)

Quest’anno, in collaborazione con l’agenzia Stylelive, le tre sere musicali verranno strutturate come concorso per band emergenti.

La selezione è aperta sia a gruppi cover che a gruppi di musica originale (a seconda delle proposte ricevute si svolgeranno 2 serate cover e 1 di musica originale, o viceversa).

L’organizzazione valuterà le disponibilità ricevute e deciderà a suo insindacabile giudizio chi ricontattare per la partecipazione al concorso.

Ogni sera suoneranno un numero di band deciso in base alle proposte ricevute, cercando comunque di garantire un esibizione minima di 20-30 minuti netti per gruppo

A disposizione dei gruppi ci sarà palco coperto, service e fonico professionali, oltre a due consumazioni (panino e birra) per ogni componente.

Il voto del pubblico stabilirà la band vincitrice di ogni serata, che avrà come premio 5 ore di studio di registrazione presso il Musicwarehouse di Rovato

L’ultima sera la giuria tecnica (formata da un membro dell’agenzia Stylelive, dal fonico e da un membro dell’associazione) sancirà i 3 migliori gruppi della manifestazione.
Ognuno di questi verrà ricontattato dal locale Kortocirkuito di Rovato per fissare una esibizione di apertura (ad un artista o tribute band affermata) nella stagione 2010-2011
Inoltre:
Il primo classificato inoltre avrà: buono spesa di Euro 400 da Cavalli Strumenti Musicali
Il secondo classificato avrà: buono spesa di Euro 200 da Cavalli Strumenti Musicali

Oltre ai premi, per tutti i gruppi ci sarà la possibilità di essere valutati dall’agenzia Stylelive per una futura collaborazione.

L’iscrizione al concorso è gratuita, verrà tuttavia richiesta una cauzione di Euro 50, che verrà rimborsata la sera dell’esibizione (garantita la restituzione anche nel caso di motivata e involontaria impossibilità a partecipare alla serata)

Chi è interessato mandi una mail all’indirizzo contest@stylelive.it indicante:
- Nome del gruppo
- Sito internet del gruppo (o myspace, o altro)
- Numero componenti
- Genere (influenze maggiori o artisti coverizzati)
- Recapito telefonico

[da mgbrescia.it]

Mostre al Museo di Santa Giulia: quest’anno tocca agli Inca e alle civiltà precolombiane.

santagiulia.jpgOltre 270 reperti storici in arrivo dall’America Latina, con gli Inca in primo piano.

Una quantità di tutto rispetto, che permette a Brescia di essere anche quest’anno una delle capitali della cultura italiana, con la oramai consueta mega-mostra al museo di Santa Giulia. Dopo gli anni dedicati agli impressionisti, con opere di Van Gogh, Monet e molti altri, per la stagione 2009-2010 gli organizzatori hanno individuato nelle civilità precolombiane dell’america latina l’oggetto della loro attenzione.

Attraverso una panoramica di ricchi reperti, l’esposizione ripercorre le tappe principali delle civiltà che si sono susseguite in Perù e documenta le loro straordinarie realizzazioni. È un percorso articolato quello progettato dagli organizzatori, un “viaggio alla scoperta della visione sacra del mondo che caratterizzò le culture dell’antico Perù”. La mostra cerca anche di evocare la magia e il mistero che ancora avvolgono queste civiltà.

La dimostrazione di questa spiritualità onnicompresniva di tutti gli aspetti della vita sarà ripercorsa attrverso gli oggetti che facevano parte della quotidianità, anche religiosa: coltelli sacrificali, maschere funerarie, narigueras, orecchini, collari, diademi e vestiti ricoperti di placche dorate.

Anche quest’anno la mostra si terrà nel complesso monastico benedettino di Santa Giulia, fatto erigere intorno alla metà dell’VIII sec. D.C. dall’ultimo re Longobardo Desiderio. Il prezzo del biglietto (12€ intero, 9€ ridotto) comprende l’ingresso a:
- Inca. Origine e misteri delle civiltà dell’oro
- Plus Ultra. Oltre il Barocco
- Museo di Santa Giulia

Il museo di Santa Giulia è sito in via Musei, 81/b. Gli orari di apertura sono i seguenti: da lunedì a giovedì ore 9.00 - 19.00, da venerdì a domenica ore 9.00 - 20.00.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale della mostra: www.incabrescia.it

Riaprono le scuole bresciane: ecco i dati sugli alunni e sui docenti

scuola2.jpgImpossibile non accorgersene. Il traffico e la quantità di bambini e ragazzi nei classici orari da pendolari non lasciano dubbi di sorta. Sono ricominciate i corsi scolastici.

Naturalmente non solo a Brescia. A partire da oggi infatti ricomincerà il ritorno nelle aule di tutti gli studenti italiani a partire da quelli che iniziano a frequentare per la prima volta la scuola dell’obbligo e fino a quello che, se promossi, prenderanno quest’anno un diploma di scuola superiore.

Ma com’è la situazione a Brescia e provincia nello specifico?
Secondo i dati diffusi dall’ufficio scolastico provinciale i bambini e ragazzi che frequenteranno l’anno scolastico 2009-2010 in un istituto bresciano sono circa 188 mila, per una cifra complessiva di 8.800 classi. Rispetto all’anno scolastico 2008-2009 c’è stato (o meglio ci sarà) un incremento di circa 3000 studenti. In media ci saranno 22,03 studenti per classe (l’anno scorso erano 21,7)

I bambini e ragazzi sono peraltro così suddivisi: più di 149.000 frequenteranno istituti statali, circa 33.000 invece andranno a seguire i corsi di scuole paritarie private e in 6.000 usufruiranno dei corsi dei Cfp.

Gli insegnanti invece? In tutto saranno poco più di 14.660, di cui in 12.000 nella scuola pubblica. Rispetto all’anno scorso si registra una diminuzione di circa 439 persone.

Piccolo boom anche del cosiddetto “tempo pieno”. Gli alunni che utilizzeranno questa formula sono, per quest’anno, 11.255 suddivisi in 560 classi; rispetto all’anno scorso sono quasi 2000 in più (per la precisione erano 9.542 in 479 classi).

Strage di via D’Amelio del 1992: fra i nuovi indagati mafiosi e uomini dei servizi segreti italiani

dal sito del Corriere della Sera, a cura di Giovanni Bianconi:

“C’è l’inchie­sta sulla strage e c’è l’inchiesta sul­le indagini svolte 17 anni fa, per la stessa strage. A questo sdoppia­mento è giunto il lavoro dei magi­strati di Caltanissetta intorno all’ec­cidio del 19 luglio 1992, nel quale morirono Paolo Borsellino e cin­que agenti della sua scorta. Strage mafiosa ma non solo, come quasi tutti ormai pensano; strage con eventuali «mandanti occulti» non individuati; strage con alcuni col­pevoli condannati da sentenze defi­nitive, ma forse non tutti davvero colpevoli. Ecco perché le inchieste sono ancora aperte.

Da un lato si cercano i responsa­bili rimasti impuniti, di tutte le ca­tegorie. Tra gli «uomini d’onore» rimasti fuori dalle precedenti inda­gini, le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza - boss del quar­tiere palermitano di Brancaccio, che riempie verbali su verbali da un anno, dopo averne trascorsi 11 a regime di «carcere duro» - hanno portato ad almeno un nuovo inda­gato; su di lui sono in corso accerta­menti e riscontri alle accuse del nuovo collaboratore di giustizia. Oltre la mafia, nel campo di ipotiz­zate collusioni e del ruolo di possi­bili «apparati deviati dello Stato», compresi esponenti dei servizi se­greti, la situazione è più comples­sa; si continua a scavare su coinci­denze, parentele, contatti telefoni­ci sospetti emersi nei processi già celebrati, per tentare di arrivare a conclusioni più concrete.

Dall’altro lato gli inquirenti gui­dati dal procuratore Sergio Lari hanno riaperto il capitolo delle in­chieste avviate nel ’92, subito dopo la strage. Quelle che hanno portato a tre diversi processi e alle senten­ze confermate dalla Cassazione. Ora una parte di quella verità giudi­ziaria potrebbe essere riscritta, pro­prio a partire dalle dichiarazioni di Spatuzza, dai riscontri effettuati e dalle conseguenti ritrattazioni di al­meno un altro pentito, vero o pre­sunto che sia.

Il neo-collaboratore — autore tra gli altri delitti dell’omicidio di padre Pino Puglisi, il parroco anti­mafia di Brancaccio ucciso nel 1993 — ha svelato di essere l’auto­re del furto della Fiat 126 utilizzata per fabbricare l’auto-bomba esplo­sa in via D’Amelio. Offrendo indica­zioni precise, puntualmente verifi­cate. Del furto s’era accusato, nel 1992, tale Salvatore Candura, mez­zo balordo e mezzo mafioso che og­gi, di fronte alle rivelazioni di Spa­tuzza, confessa di essersi inventato tutto. O meglio, di aver ripetuto ciò che alcuni investigatori lo ave­vano costretto a riferire ai magi­strati. Di qui la nuova indagine aperta dalla Procura di Caltanisset­ta a carico di quegli investigatori: i nomi di due o tre poliziotti che fa­cevano parte del Gruppo investiga­tivo Falcone-Borsellino, creato al­l’indomani delle stragi, sono già fi­niti sul registro degli indagati. Ipo­tesi di reato, calunnia.

Di fatto si ipotizza un possibile depistaggio messo in atto con le fal­se dichiarazioni di Candura, che hanno portato alle confessioni del­l’altro «pentito» Vincenzo Scaranti­no, su cui sono fondate parte delle condanne confermate in Cassazio­ne; confessioni false, se sono vere quelle di Spatuzza e ora di Candu­ra. Indotte dagli investigatori, se­condo la nuova ricostruzione di quest’ultimo. I magistrati nisseni hanno riassunto la situazione nel parere col quale hanno aderito alla proposta di protezione per Spatuz­za; lì scrivono che uno dei riscontri alle dichiarazioni del neo-pentito consiste proprio nella ritrattazione di Candura. Il quale «ha formulato pesanti accuse nei confronti di al­cuni esponenti della Polizia di Sta­to, a suo dire responsabili di averlo indotto a dichiarare il falso».

Ipotesi grave e inquietante. Per­ché il depistaggio, qualora fosse re­almente stato organizzato come fa credere Candura, dovrebbe avere un movente. Dev’essere il frutto di una decisione presa a tavolino nel­le settimane immediatamente suc­cessive all’eliminazione di Paolo Borsellino (e due mesi dopo la mor­te di Falcone nella strage di Capa­ci), per indirizzare le indagini su una falsa verità consacrata fino al verdetto della Cassazione. Per qua­le motivo? Per coprire quale realtà alternativa? E con l’avallo, o su mandato, di chi? A quale livello po­litico o investigativo?

Sono tutte domande alle quali dovrebbe rispondere l’inchiesta, se dovesse accertare che Candura, ora, non mente più. Ma resta aper­ta anche l’altra ipotesi, e cioè che lui allora si sia autoaccusato per sua libera scelta, tirando in ballo un personaggio come Scarantino (sulla cui attendibilità molti hanno nutrito dubbi, a cominciare dal pubblico ministero Ilda Boccassini che li mise nero su bianco nel 1994, al momento di lasciare Calta­nissetta) senza chiamare in causa mafiosi di ben altro profilo. Anche Candura è indagato nel nuovo pro­cedimento (l’ipotesi di reato è auto­calunnia), in attesa che gli accerta­menti portino a fare un po’ di chia­rezza sull’intricata vicenda. E con lui, Scarantino, che anche di fronte alla nuova verità di Spatuzza ha in­vece confermato quanto dichiarato nelle indagini e nei processi prece­denti. Lo ha fatto negli interrogato­ri e durante il confronto con il neo-pentito, seppure dopo qual­che minuto di riflessione.

Nell’ambito dell’indagine sui po­liziotti accusati di aver «imbocca­to » Candura sono già stati ascoltati come testimoni alcuni magistrati che fra il ’92 e il ’94 si occuparono delle indagini sulla strage di via d’Amelio, tra i quali la stessa Boc­cassini, Carmelo Petralia e Paolo Giordano. Gli accertamenti prose­guono per tentare di venire a capo, a 17 anni dai fatti, del presunto de­pistaggio sulla più misteriosa delle stragi di mafia del ’92-’93; oppure, se le accuse si rivelassero false, del depistaggio messo in atto oggi,

Iran: protesta e controprotesta passano per internet. L’Occidente, in entrambi i casi, non sta a guardare.

Dedichiamo l’articolo di oggi a un argomento non strettamente legato a Rovato: i recenti accadimenti in Iran.

Lo facciamo ficcando il naso nel ruolo che Internet e la Rete stanno giocando in questa partita: non solo sul fronte della pubblicizzata o asserita “democraticità” di Twitter, ma anche sul ruolo meno evidente ma altrettanto importante svolto da Paesi e imprese internazionali nel reprimere la protesta.

Da alcune settimane in Iran sono in corso proteste a seguito di possibili brogli elettorali perpetrati in favore dell’attuale presidente Mahmud Ahmadinejad.

Cosa c’entra Rovato.org, e cosa c’entra lo strumento che ci supporta (Internet e la Rete) in tutto questo?

Proviamo a fare qualche passo indietro e a mettere in fila alcuni passaggi:

Molte agenzie di stampa come ad esempio l’ANSA riportano da giorni notizie secondo le quali i dissidenti iraniani accedono ad internet attraverso tecnologie della US Navy, la Marina degli Stati Uniti, dislocate (presumibilmente) nelle acque del Golfo Persico.

Questo è vero, e allo stesso falso: a consentire l’accesso degli iraniani a Internet è (o meglio, sarebbe) TOR.

TOR (The Onion Router) “è un software libero ed una rete aperta per difendersi dall’ analisi del traffico, una forma di sorveglianza della rete che minaccia le libertà individuali e la privacy, le attività ed i rapporti d’impresa confidenziali, e la sicurezza di stato.”

Sviluppato inizialmente dalla US Navy come sistema “blindato” di comunicazione, è attualmente tenuto in vita da TorProject, un’associazione senza fini di lucro, supportata e consigliata anche da organizzazioni quali la Electronic Frontieri Foundation.

Attualmente è diffuso in tutto il mondo per i più disparati motivi, anche in Italia esistono organizzazioni che ne incoraggiano l’uso quali ad esempio il progetto Winston Smith (http://pws.winstonsmith.info/), ma normalmente non vengono descritte dai giornali quali “grandi salvatori della patria”.

Anche senza gli aiuti esterni, comunque, in Iran si sa come navigare fra le maglie della censura. Qualcosa di interessante al riguardo si è letto il 1° Maggio scorso,sul New York Times: circa 400mila iraniani navigano ogni giorno senza censura utilizzando un software creato per il Falun Gong, un movimento spirituale di fatto illegale in Cina dal 1999.

Lo stesso giornale riporta anche che “Hoping to step up its circumvention efforts, the Falun Gong last year organized extensive lobbying in Congress, which approved $15 million for circumvention services.”.

Ovvero: l’organizzazione cinese ha messo in atto una forte azione di convincimento presso il congresso americano perchè questo investisse 15 milioni di dollari in tecnologie atte a scavalcare questi sistemi di filtraggio messi in atto da (purtroppo) molti paesi.

L’Iran si prepara alle elezioni, ma il 13 giugno alle ore 13.30 circa il traffico internet iraniano inspiegabilmente crolla, l’immagine che potete vedere cliccando sul link è molto tecnica, ma apparirà chiaro a tutti che se un autostrada diventa in pochi minuti una mulattiera qualcosa non quadra. [Link articolo originale - inglese]

Cos’è successo quindi mentre i media occidentali (il New York Times fa riferimenti diretti alla CNN) danno una copertura “non all’altezza della situazione”, mentre i cittadini iraniani con twitter, blog e facebook tengono aggiornato il mondo?

Lo spiega molto velocente il The Wall Street Journal: Nokia e Siemens (tutto made in Europe quindi) hanno fornito al regime la tecnologia necessaria, come confermato anche da alcune dichiarazioni di un delegato della joint venture: “If you sell networks, you also, intrinsically, sell the capability to intercept any communication that runs over them,” said Mr. Roome.

Nel frattempo a siti web tecnologici dove in alcune rubriche gli utenti chiedono e si scambiano consigli su questioni altamente tecniche giungevano richieste come questa:

“Gente, abbiamo urgente bisogno d’aiuto in Iran. Il governo ci sta attaccando. Hanno rubato le elezioni. E ora stanno arrestando tutti. Filtrano tutte le pagine web sensibili. Il nostro problema è che bloccano anche le reti per gli SMS ed oscurano anche le tv satellitari. Perfavore potete aiutarci a creare una sorta di rete utilizzando gli access point wirelss casalinghi?

Qualcuno di voi potrebbe mostrarci come creare delle piccole stazioni radio/TV? Qualche suggerimento su come creare una rete? Perfavore aiutateci o moriremo in una guerra nucleare tra Iran ed USA.

Alcuni ricercatori hanno anche scoperto che i filtri iraniani trascurano alcune tipologie di applicazioni quali i giochi Xbox o World of Warcraft (noto gioco online), anche se è quantomeno strano immaginare 5 elfi, e 4 maghi su Wow che si accordano per rovesciare il presidente; in compenso dopo un grande picco il traffico riconducibile a materiale video è crollato (come potete vedere dal link precedente).

Dopo questi eventi, anche Google e Facebook hanno deciso di inserire il Farsi tra i linguaggi supportati. (link).

Per chi a questo punto sta pensando che l’Iran è lontana e che in Italia la libertà in rete non è di certo in pericolo… guardate il prossimo link (link)


Alcuni link interessanti:

Aiuta gli iraniani con un proxy - inglese
La grande corsa al filtro di stato (dic. 2008)
Uno sguardo approfondito al traffico internet iraniano nei giorni della protesta - inglese
Servizi per la tutela di privacy ed anonimato
Naviga anonimo con TorPark
Documenti utili per la tutela della propria privacy

Michael Jackson è morto

La notizia sta rimbalzando in questi minuti tra i siti di tutto il mondo: Michael Jackson è morto.

Pare che la star sia stata trovata nella sua casa vicino Los Angeles, in California e prontamente ricoverata ma senza i risultati sperati.

Il cantante pop più famoso di tutti i tempi era apparso in condizioni di salute piuttosto precarie, ma sicuramente in pochi si aspettavano un decesso all’età di 50 anni.

Referendum elettorale: il prossimo weekend si vota anche a Rovato. Tre le schede: viola, beige e verde

scheda_referendum.jpgA due settimane di distanza dalle elezioni europee e provinciali i rovatesi sono nuovamente chiamati alle urne nel prossimo, imminente, fine settimana.

Questa volta non si tratterà di eleggere alcuna carica pubblica ma di esprimersi, se si vorrà, in merito a possibili modifiche all’attuale legge elettorale per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica, votando si o no ai quesiti referendari.

Le schede per votare saranno 3: una viola, una beige ed una verde.

Le prime due, quella VIOLA e quella BEIGE, sono volte, qualora vincessero i “si”, ad assegnare il premio di maggioranza non più alla coalizione più votata, bensì alla singola lista. In pratica, immedesimandoci a quelle che sono state le ultime elezioni nazionali, la nuova legge consentirebbe di assegnare il premio di maggioranza (cioè il 55% dei seggi in palio)al PdL da solo, anzichè alla coalizione formata da PdL e Lega Nord. Al Senato, le cose sarebbero leggermente diverse poichè, stante l’attuale formulazione dell’art. 57 della Costituzione Italiana, i componenti di Montecitorio sono “eletti su base regionale”.

In pratica, semplificando un pò, anzichè attribuire un premio di maggioranza unico per tutta la camera in questione, se ne assegnano 20, uno ciascuno per ogni regione. In pratica è possibile che in Lombardia il premio venga assegnato alla Lega Nord, in Toscana al Partito Democratico e nel Lazio al PdL. Ciò che non cambia è la possibilità che il premio spetti al singolo partito e non alla coalizione.

In soldoni i primi 2 quesiti referendari sono, nella migliore tradizione di coloro che hanno raccolto le firme (in particolare di mario Segni), una sorta di tentativo di forzare una svolta della politica italiana verso non tanto il bipolarismo, ma verso un “bipartitismo all’americana”.

I primi 2 quesiti sono volti poi ad innalzare le soglie di sbarramento che diventano per tutti del 4% alla Camera e dell’8% al Senato. Anche oggi questi limiti sono in vigore, ma solo per le liste che non sono collegate in una coalizione; per le liste unite in coalizione queste percentuali sono più basse (ad esempio alla Camera il 2%). Volendo abolire le coalizioni, di conseguenza vengono abolite le agevolazioni delle percentuali ribassate (come appunto il 2%) e perciò, di conseguenza, valgono per tutti le soglie del 4% e dell’8%.

Il terzo ed ultimo quesito referendario (scheda VERDE) è stato pensato per evitare le cosiddette candidature multiple, ossia che alcune persone (normalmente i big più conosciuti) si candidino in tutti i collegi, il tutto con un duplice effetto; in primo luogo l’effetto “traino” che il loro nome ha.

In secondo luogo, essendo questi soggetti normalmente candidati come capolista e riscuotendo ovunque notevoli preferenze personali, ed essendo perciò eletti praticamente in tutti i collegi, di scegliere dove essere considerati eletti, di fatto stabilendo in quali altri collegi cedere il passo al primo dei non eletti della sua lista.

In pratica se Tizio viene eletto sia nella circoscrizione A che in quella B, se sceglierà come proprio seggio quella della circoscrizione A farà allora eleggere il “primo dei non eletti” della sua stessa lista nella circoscrizione B, e viceversa.

Stati Uniti: forse milioni di famiglie resteranno senza tv a causa dell’introduzione del digitale terrestre. E in Italia?

broken_tv.jpgOriginariamente era stato ipotizzato per il febbario del 2009, poi il Presidente Obama aveva deciso di posticipare l’introduzione definitiva, ed obbligatoria per tutte le emittenti televisive americane, della tecnologia digitale di trasmissione. Quella analogica sarebbe, o meglio sarà soppiantata definitivamente a partire dal 12 giugno.

E qui nascono i problemi perchè oggi, a meno di una settimana dall’interruzione delle trasmissioni analogiche per le più di mille emittenti made in Usa , si calcolano in circa 10 milioni le famiglie statunitensi che non si sono ancora dotate di un decoder, apparecchio necessario per poter ricevere il nuovo segnale televisivo.

Sembra paradossale ma una situazione del genere è vista con una tale preoccupazione negli States che per installare i decoder in tempo utile sono stati arruolati volontari, associazioni per i diritti civili e persino i vigili del fuoco. Il sistema televisivo americano è cruciale nel sistema di quel paese al punto tale che si ritiene praticamente ovunque che sia gravissimo lasciare alcune decine di milioni di americani senza un segnale televisivo.

Il presidente Barack Obama, pur negando decisamente la possibilità di concedere una nuova proroga, ha impegnato una piccola parte dei suoi discorsi ufficiali in Egitto ed in Francia per ricordare che “La transizione libererà frequenze a favore della banda larga e rafforzerà le comunica­zioni d’emergenza per la polizia, i vigi­li del fuoco e altri servizi di prima ne­cessità”.

Secondo Maurizio Decina, professore di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano “Negli Usa ci sono 110 milioni di abi­tazioni: anche se la copertura raggiun­gesse il 99%, ci sarebbero comunque un gran numero di persone che rimar­rebbero escluse. Io penso che la que­stione riguardi 6 o 7 milioni di ameri­cani”.

Anche l’Italia è attenta a ciò che sta accadendo dall’altra parte dell’Atlantico. Da noi il passaggio al digitale è già iniziato in alcune regioni (Sarde­gna, Trenti­no Alto Adige, Piemonte, Valle d’Aosta e Lazio). Ma come sta proseguendo questa transizione verso il futuro? Sempre secondo il Prof. Decina “Il nostro Paese sta seguendo un programma di switch-off progressivo per aree geo­grafiche che terminerà nel 2012. I pro­blemi ci sono e conti­nueranno a esserci. Il caso americano ci dimostra anche un’altra cosa però: di quanto fosse velleitaria l’ipotesi italiana di passare al digitale già nel 2006″.

28 maggio 1974 - 28 maggio 2009: 35 anni dalla strage di piazza della Loggia a Brescia. Ancora nessun colpevole accertato dalla giustizia.

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35 anni dopo, gli 8 morti e i 94 feriti accertati dalla strage di piazza della Loggia a Brescia aspettano ancora il termine dell’ultimo, si spera decisivo, processo giudiziario, tutt’ora in fase di svolgimento con sei imputati a giudizio:Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi.

Era infatti il 28 maggio 1974 quando, alle ore 10 e 12, una bomba depositata in un cestino dei rifiuti sotto il porticato di piazza Loggia esplode durante una manifestazione organizzata dai sindacati e dal Comitato Antifascista della città, in risposta ai numerosi atti violenti dell’estremismo neofascista compiuti a Brescia e non solo in quello scorcio di anni Settanta.

Da allora un mare di inchieste, depistaggi, connivenze fra neofascisti, pezzi dello Stato, servizi segreti italiani e non più o meno clandestini: ultimo arrivato, al riguardo, il cosiddetto “Anello”, di cui ha parlato recentemente anche l’ex sindaco di Brescia (nonchè storico) Paolo Corsini.

Ricco il carnet di iniziative e commemorazioni, per non dimenticare, organizzato in città e provincia.

IL VIDEO CON CARLO LUCARELLI - Rovato.org, per ricordare quanto accaduto 35 anni fa a Brescia, ha deciso per quest’anno di prendere “a prestito” dal sito www.parlabrescia.it (che ringraziamo per la gentile concessione) questa pagina, dove viene pubblicata la ricostruzione della strage del 28 maggio 1974 fatta qualche anno fa da Carlo Lucarelli nel suo celebre programma “Blu Notte”. Clicca qui per accedere.

Dal quarto posto nel ranking mondiale agli abusi subiti dal padre: la difficile vita della tennista Dokic

dokic.jpgTra il maggio 2001 ed il giugno 2002 Jelena Dokic ha vinto 5 finali di importanti tornei tennistici, tra cui anche gli Italian Open di Roma, battendo tra le altre campionesse del calibro di Arantxa Sanchez e Amelie Mauresmo. A 15 anni già debuttava nel circuito professionistico e a 16 era già la numero 43 al mondo. Nel 2002, dopo aver scalato le classifiche mondiali si trova già al primo posto fuori giù dal podio del ranking. Un futuro scintillante insomma che le si stava aprendo.

Inspiegabilmente però nel 2002 inizia la crisi e nel giro di 4 ani la Dokic, serba d’origine ma australiana d’adozione dopo che, fuggita con la famiglia a causa della guerra, era giunta nella terra dei canguri, scende pian piano fino alla posizione numero 617.

Il motivo sembra essere uscito alla luce pochi giorni fa quando Jelena Dokic ha confessato, in un’intervista al magazine Sport&Style, che nei suoi primi ani di carriera il padre Damien abusava di lei.

La tennista ha affermato “Quando ti ritrovi in una situazione del genere, giocare un match di tennis non è una cosa facile”. Nemmno le vittorie sul campo potevano compensare le sofferenze della vita privata. In quei periodi “non c’era nulla in grado di rendermi felice” ha affermato la Dokic.

Ora comunque, da quando nel 2002 è letterelamente fuggita dal padre con il quale viveva, le cose sembrano andare meglio. La posizione nel ranking mondiale è risalita fino al numero 74. Ma soprattutto ora ogni vittoria le comporta una “soddisfazione decisamente maggiore”.

Un nuovo druido ha abitato a Stonehenge per 10 mesi. Ora è stato allontanato. Lui dice che tornerà.

stonehenge.jpgDa 10 mesi aveva scelto come propria abitazione il famosissimo sito di Stonehenge. Nonsi era trattato di una scelta per poter sembrare più esclusivo degli altri; non era nemmeno una scelta dettata dalla ragione di viere lontano dalla città ed a contatto con la natura. Si trattava piuttosto di una scelta di protesta. Già, ma protesta contro cosa?

Il signor King Arthur Pendragon (nome vero, appositamente modificato all’anagrafe nel lontano 1976 in onore del leggendario Re Artù da parte dell’allora John Rothwell) ha iniziato quasi un anno fà ad abitare nei pressi di quello che è uno dei siti archeologici più noti, se non il più noto, al mondo come forma di protesta civile contro quelle che per lui erano delle limitazioni intollerabili.

Le limitazioni in questione consisterebbero, secondo il neo-druido, nelle recinzioni che “impediscono alla gente di toccare e di avvicinarsi alle pietre di Stonehenge e che quindi non permettono alla gente di beneficiare dei poteri magici che queste pietre hanno”. Da qui la decisione di accamparsi nelle vicinanze dei monoliti.

Ma dopo i 10 mesi di bivacco le forze dell’ordine hanno allontanato il signor King Arthur Pendragon a seguito del provvedimento emesso dal tribunale di Salisbury. Il druido però non si è scoraggiato ed anzi ha subito rilanciato: “Mi appellerò a qualsiasi corte che vorrà ascoltarmi e riuscirò ad annullare questo verdetto. Nel frattempo, continuerò con la mia protesta e domani sarò di nuovo là nonostante tutto”.

La Lombardia vara la legge “anti-kebab”. Si chiude all’una, ma le proteste non mancano.

kebab.jpgSanzioni pecuniarie che possono arrivare fino ad un massimo di 3 mila euro. Questo è quello che prevede una recentissima legge regionale varata dalla Lombardia per chi consuma sui marciapiedi all’esterno dei locali.

L’idea originale proveniva da esponenti della Lega Nord ed aveva l’obiettivo di combattere gli “assembramenti” all’esterno dei locali etnici, specialmente i kebab. I sei mesi necessari però per far vedere la luce ad una vera e propria legge regionale hanno comportato significative variazioni al testo originario, tanto da includere all’interno dei destinatari del provvedimento anche gli altri 6 mila esercenti della ristorazione “take-away” che ben poco hanno a che fare con i kebab (si pensi alle gelaterie, alle pizzerie da asporto, alle piadinerie, ai vari venditori notturni, ecc.).

La legge regionale impone innanzitutto orari di apertura (dalle 06:00 all’una di notte) a cui solo i sindaci possono derogare, per ragioni di sicurezza.

Ma il punto più contestato del nuovo provvedimento preso dal Consiglio Regionale riguarda il secondo articolo (sui 6 totali) della legge, quello che «vieta il consumo dei prodotti negli spazi esterni al locale». Un “cavillo necessario” secondo Carlo Saffiotti (PdL) per evitare che i locali etnici chiedano l’autorizzazione ad installare un dehor all’esterno.

Dure critiche alla legge sono arrivate un pò da tutta l’opposizione come ad esempio da Carlo Monguzzi (Verdi), che giudica “penalizzante per tutti” la nuova legge. Sulla scia di Monguzzi si sono espressi anche molti esponenti lombardi del Pd e delle altre forze di sinistra.

Già annunciate, al riguardo, diverse azioni di “disobbedienza gastronomica”. La prima già in queste sere, in via Borsieri a Milano, storica via meneghina ricca di venditori take away.

Copyright e libertà su Internet: quattro condanne in Svezia per il sito Pirate Bay. Il server…finisce al Museo.

Quattro fra i gestori del sito di scambio file Pirate Bay (uno dei maggiori al mondo per mole di dati condivisi, attivo dal 2003 e con almeno 22 milioni di utenti) sono stati condannati oggi pomeriggio a Stoccolma a 1 anno di prigione per complicita’ nella violazione di diritti d’autore.

Prevista anche una sanzione pecuniaria da circa 2 milioni e mezzo di euro per danni vari agli interessi dell’industria dei videogiochi, cinema, radio, disco e tv, che avevano chiesto però quattro volte tanto.

A poco è servito l’appello pro condivisione di Paulo Coelho. Il celebre scrittore aveva dichiarato qualche giorno prima del verdetto: “Condividere è nella natura umana”.

Per i quattro condannati, oltre il danno, la beffa: uno dei server sequestrati sarà infatti ospitato proprio dallo Stato svedese nel Museo della Tecnica di Stoccolma.

A cedere, per circa 200 euro, il reperto al museo è stato un membro del Consiglio direttivo del “Governo dei pirati”, associazione scandinava che reclama la depenalizzazione del trasferimento di dati da Internet e il copyleft.

Vertice del G20 in Inghilterra: fuori la contestazione, gli scontri e un morto, dentro accordi in vista di una ripresa economica

g20london.jpgI giornali di questi giorni sono tutti concentrati a raccontare il rpimo vertice internazionale di grande importanza a cui il neo presidente Obama sta partecipando. Si tratta del G20, ossia del vertice tra i governi dei 20 paesi più industrializzati ed in via di sviluppo del pianeta che si sta tenendo a Londra, sotto l’organizzazione del laburista Gordon Brown.

Mentre i 20 capi di governo si riunivano, discutevano, analizzavano e cercavano accordi, a Londra migliaia di persone, appartenenti ad aree culturali anche assai diverse fra loro, si sono riunite per manifestare contro l’idea stessa di un G20 che possa decidere in solitaria i destini economici (e non solo) del pianeta. Come già altre volte è successo, tra i manifestanti e le forze di polizia sono scoppiati forti scontri; in occasione di uno di questi un ragazzo ventenne è morto. Le cause però non sono ancora sicure; secondo Scotland Yard il decesso sarebbe da imputare ad un malore “spontaneo” del ragazzo, secondo i manifestanti invece la morte sarebbe la conseguenza delle azioni compiute dalle forze dell’ordine.

Mentre all’esterno si tenevano scontri e tafferugli tra i bobbies - l’appellativo con cui gli inglesi chiamano gli agenti - e alcune frange di manifestanti, i capi di Governo cercavano il difficilissimo equilibrio tra le più svariate esigenze nazionali, ma tutti con l’obbiettivo di far ripartire l’economia mondiale, oramai stagnante da mesi.

Ecco un rapidissimo sunto delle posizioni assunte dai Governi presenti al G20:

I paesi con un’economia fortemente “finanziaria” (la stessa che è andata in crisi ed è stata la causa principale della situazione di oggi), soprattutto USA, Gran Bretagna e Giappone, hanno spinto affinchè si incrementassero gli investimenti governativi nei cosiddetti “pacchetti di stimolo”. I principali oppositori sono stati i governi francese e tedesco, nazioni in cui l’economia finanziaria cede il passo all’economia produttiva (o “reale” secondo alcuni), per i quali l’incremento si sarebbe dovuto concedere solo dopo aver visto i risultati effettivi dei maggiori investimenti già effettuati.

Sempre Francia e Germania sono riuscite a strappare alcuni piccoli risultati rispetto ad un controllo più serrato su strumenti largamente utilizati nelle borse di tutto il mondo, in particolare per ciò che riguarda gli hedge found , le agenzie di credit rating (quelle che analizzano la “sicurezza” dei fondi azionari ed obbligazionari in circolo) ed altre istituzioni finanziarie.

I paesi in via di sviluppo (in primis Sud Africa, India, Cina, Australia ed Arabia Saudita) hanno invece spinto affinchè essi stessi potessero avere più peso nelle decisioni del Fondo Monetario Internazionale, specialmente per ciò che riguarda quanti fondi stanziare per il rilancio dell’economia e soprattutto a chi. Rislutato raggiunto, ma solo in minima parte.

Sempre su proposta di Germania e Francia, che avevano l’intenzione di colpire duramente i paradisi fiscali (per entrambi si fanno sentire le influenze di Svizzera e Lussemburgo), si è deciso di stilare una lista di “giurisdizioni non collaborative” dal punto di vista della trasparenza fiscale contro cui prendere in considerazione l’eventualità di applicare diverse forme di sanzioni.

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