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Tifoso del parma morto in un’autogrill dopo essere stato investito da un pulman. Ecco le prime ricostruzioni.

Il mondo del calcio e soprattutto quello degli ultras e dei tifosi è stato scosso nuovamente da un’altra tragica morte ieri pomeriggio, quella di Matteo Bagnaresi. Anche questa, come quella di Gabriele Sandri, in un’autogrill (Crocetta nord, sulla A21); anche questa alla dodicesima giornata di campionato.
A quanto si sa fin’ora il decesso è da addebitare all’investimento del tifoso parmense ad opera di un pullman di tifosi juventini. Le indagini sono però in corso; non è quindi escluso che nelle prossime ore emergano nuovi elementi ed anche che vengano smentite alcune ipotesi già formulate.

Riportiamo, come informazione riassuntiva, quanto ha scritto il Corriere della Sera al riguardo:

“Un tifoso del Parma, Matteo Bagnaresi di 27 anni, è stato travolto e ucciso nell’area di servizio Crocetta Nord, al chilometro 48 dell’A21 Piacenza-Torino, da un pullman di tifosi della Juventus. Prima dell’incidente, nell’area di servizio ci sarebbero state schermaglie tra le due tifoserie. Bagnaresi, che viveva a Parma, è morto sul colpo. L’autista è stato interrogato ed è indagato per omicidio colposo, ma il magistrato non ha disposto nei suoi confronti l’arresto. Ha ribadito agli investigatori di non essersi accorto di nulla e di essersi fermato in autostrada, a poca distanza dall’area di servizio dove è avvenuto l’incidente, perché alcuni dei tifosi sul bus gli hanno segnalato che era successo qualcosa. Bagnaresi è stato colpito vicino alle colonnine di rifornimento di carburanti.

LA VITTIMA - Laureato, lavorava per una cooperativa e viveva nella città emiliana con i genitori. Faceva parte del direttivo dei ‘Boys’, il gruppo ultrà che domina la Curva Nord allo stadio Tardini, e aveva da poco riottenuto il diritto di andare allo stadio: per gli incidenti del 6 gennaio 2005 tra ultrà parmigiani e bianconeri durante Parma-Juventus era stato raggiunto da un Daspo, il divieto a partecipare a manifestazioni sportive, della durata di 3 anni. Militante della sinistra antagonista, era attivo nell’ambito dei centri sociali di Parma che fanno riferimento al Mariano Lupo.

SOLO SFOTTÒ MA NON SCONTRI - Nell’area di servizio Crocetta Nord ci sarebbero stati degli “sfottò”, non veri e propri scontri, tra tifosi della Juve e del Parma. La ricostruzione della polizia stradale di Alessandria Ovest ha chiarito che nell’area di servizio si erano incontrati quattro pullman di tifosi del Parma e uno di tifosi juventini. I ragazzi sono scesi dai mezzi e si sono scambiati frasi ingiuriose e sfottò, ma nessuno è venuto alle mani - precisa la stradale - e non è stato tirato fuori o rinvenuto alcun tipo di arma. L’autista del pullman dei tifosi juventini, proprio per evitare che dalle parole si passasse a tafferugli e scontri fisici, avrebbe quindi deciso di ripartire e, nel fare manovra, non si sarebbe accorto del tifoso del Parma, finito sotto le ruote.

UN AMICO DELLA VITTIMA - Un tifoso del Parma ha confermato la versione riferita dall’autista del pullman alla polizia stradale. «Matteo era vicino alle ruote del bus - ha raccontato - e in retromarcia il mezzo lo ha travolto, poi è ripartito. L’autista non lo ha visto e non si è accorto di quello che era successo. Qualcuno di noi si è invece accorto subito dell’investimento e ha urlato all’autista di fermarsi, ma lui, forse impaurito e pensando che fossero minacce, ha proseguito». Secondo alcune testimonianze di tifosi parmigiani, appena il pullman juventino era giunto nell’area di servizio Crocetta Nord c’era stato qualche sfottò da parte dei tifosi “rivali”, e per questo l’autista avrebbe deciso di riprendere la marcia, con l’intenzione forse di fermarsi poi in un successivo grill.

ANNULLATA LA PARTITA - La partita di serie A Juventus-Parma che si sarebbe dovuta giocare domenica alle 15 all’Olimpico è stata annullata in segno di lutto. Lo stadio di Torino si è svuotato, in silenzio, appena il pubblico ha avuto dallo speaker la notizia del rinvio. Sono rimasti soltanto, sul terreno di gioco, i ragazzini delle scuole calcio che avrebbero dovuto assistere a una premiazione di Alessandro Del Piero. La notizia del rinvio di Juventus-Parma è stata confermata dal club bianconero. «Juventus e Parma, con il benestare delle autorità competenti hanno deciso di comune accordo di rinviare la partita in segno di lutto» ha spiegato un portavoce. «Pur trattandosi di una tragica fatalità - affermano Juventus e Parma - le società hanno ritenuto che non ci fossero le condizioni per mandare in campo le squadre». Sui campi di calcio di Serie A è stato osservato prima delle partite un minuto di raccoglimento in memoria di Bagnaresi. La decisione è stata presa dalla Federcalcio d’intesa con la Lega professionisti.”

Amministrative 2008: estratte le posizioni dei candidati sindaco a Brescia

Il primo sulla scheda, quello che tutti invidieranno, sarà Gianfranco De Gasperi (Pensionati-Polo civico di centro). Poi, via via, tutti gli altri dieci candidati alla poltrona più alta di piazza della Loggia, nel seguente ordine: secondo Cesare Giovanardi (Brescia che verrà), terzo Adriano Paroli (Liberaldemocratici basta tasse, Lega Nord, Psdi, Pensionati, Udc, Pdl, Pensionati Casalinghe, Brescia con lo sport e il volontariato), quarto Flavio Luigi Carretta (Progetto Bs - Nord Est), quinta Laura Castelletti (Laura Castelletti sindaco - Partito Socialista Europeo) sesto Luca Castellini (Forza Nuova), settima Miriam Schena (Rinascita democratica).

E ancora: ottavo posto per Francesco Onofri (Francesco Onofri Sindaco), nono Emilio Del Bono (Sinistra Arcobaleno, Pd, Gioventù in Comune, Verdi, Italia dei valori, Civica Brescia Braghini), decimo Giuseppe Berthoud (Libertà e solidarietà) e undicesimo, ossia ultimo, Diego Zarneri (La Destra).

Questo l’esito del sorteggio tenutosi oggi a Brescia per decidere la posizione sulla scheda elettorale delle prossime ammnistrative cittadine del 13 e 14 aprile che decideranno (salvo ballottaggio) chi sostituirà Paolo Corsini alla guida della Leonessa d’Italia.

LISTE ESCLUSE - La commissione elettorale ha confermato inoltre l’esclusione di quattro liste per irregolarità nelle firme: tre per Paroli (Bresciani liberi-Cesare Galli, il Nuovo Psi, il Partito degli invalidi civili e del lavoro) e una per Del Bono (la Lega Lombarda Pensionati di Elidio De Paoli). Tutti hanno presentato ricorso al Tar.

CIRCOSCRIZIONI - Il 13 e 14 aprile si vota anche per i consigli delle 5 nuove circoscrizioni di Brescia (Centro, Nord, Sud, Est, Ovest). Anche qui, la commissione elettorale ha eliminato alcune liste: la stessa “Cesare Galli Bresciani liberi” in tutte le circoscrizioni, “Brescia insieme Pensionati casalinghe” nelle Ovest, Centro e Nord. Nella Sud tolte “La Destra” e “Progetto Brescia”. Nella Est il nuovo Psi.

Spagna: Zapatero vince e convince, i Popolari perdono ma avanzano.

Il Psoe di Josè Luis Zapatero vince le elezioni e amplia la sua maggioranza in Parlamento.

I socialisti avrebbero ottento il 43,74% dei consensi e 169 seggi contro il 40,13% e i 153 seggi del Partito popolare di Mariano Rajoy.

Va comunque sottolineato che anche i Popolari hanno aumentato il proprio bacino elettorale e la propria forza parlamentare. In calo invece il Partito nazionale basco (Pnv), l’estrema sinistra di Izquierda Unida e gli indipendentisti catalani di Erc (queste ultime due forze politiche hanno sostenuto l’esecutivo di Zapatero nella scorsa legislatura,evidentemente “risucchiate” dal carisma del leader socialista).

Tengono i nazionalisti moderati catalani di Convergenza e Unione, fra i più papabili per un accordo di governo ( o solo esterno) in grado di consentire a Zapatero di guadagnare i sette seggi mancanti alla maggioranza assoluta.

Forte astensione nei paesi baschi, dove il richiamo al non voto della sinistra indipendentista si è fatto decisamente sentire.

Nel 2004 il Psoe aveva ottenuto 164 seggi, con il 42,6% dei voti, contro 148 seggi del PP con il 37,6%.

Franciacorta e Curtefranca: un solo nome per tutte le bottiglie bresciane, dalle bollicine ai vini fermi?

804099_uvas_blancas.jpgLa Franciacorta è nota in tutta Italia principalmente per i suoi vini e una buona fetta dell’economia dei paesi che la compongono deriva proprio dalla produzione vinicola e dal suo indotto.

Ed è proprio con riguardo ai vigneti e alle uve della nostra zona che negli ultimi periodi si sta consumando una frattura tra i principali produttori nostrani.

Il dibattito che si è aperto concerte l’etichetta e non il contenuto delle bottiglie. Nel mirino del “Consorzio di tutela del Franciacorta” è entrata la denominazione “Terre di Franciacorta”, che fin’ora ha individuato i vini fermi, sia bianchi che rossi, della zona a sud del lago d’Iseo.

Ezio Maiolini, presidente del Consorzio, dice di aver ricevuto lamentele da parte di vari ristoratori di tutta la penisola che esplicitamente manifestato la poca “chiarezza” delle etichette franciacortine, le quali chiamerebbero “Franciacorta” lo spumante e “Terre di Franciacorta” i vini fermi, mettendo così in crisi i degustatori meno preparati.

Maiolini ha perciò proposto di modificare il nome (che deve essere scritto esplicitamente sull’etichetta per legge) da “Terre di Franciacorta” a “Curtefranca” ed ha quindi inviato la richiesta al ministero per le politche agricole. Il gesto ha dato il via ad un acceso scontro e dibattito tra Maiolini ed il Consorzio da una parte ed alcuni produttori (il conte Giuliano Terzi, la ditta “fratelli Berlucchi”, l’ “Agricola Boschi” di Metelli ed altri) dall’altra, i quali hanno anche costituito il “Comitato per la difesa della denominazione Terre di Franciacorta”.

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Terzi, presidente del Comitato
, lamenta il fatto che “E’ dal 1967 che il nome Franciacorta è associato ai vini fermi di questa zona”. Inoltre, sempre secondo il Comitato il cambio comporterebbe la perdita di un nome “storico” in favore di un’altro nome che di storia e prestigio non ne ha, essendo solo una storpiatura di uno dei peasi che compongono la Franciacorta.

Maiolini respinge le critiche dicendo di volersi limitare solo a fare chiarezza sul mercato. Ed aggiunge: “Il nuovo nome potrebbe servire ad un rilancio dei vini fermi. Magari con un Festival del Curtefranca gemello di quello del Franciacorta“.

Elezioni amministrative 2008: quasi 250mila bresciani sceglieranno il proprio sindaco.

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Il giorno dell’election day (13 e 14 aprile) circa un bresciano su quattro potrà esprimere il proprio voto per scegliere quale sindaco lo guiderà per i prossimi cinque anni. Mentre tutta l’Italia sarà chiamata ad eleggere il nuovo Parlamento, molti comuni italiani vedranno anche il rinnovo delle proprie cariche elettive municipali.

La provincia di Brescia non fa eccezione da questo punto di vista.

Ben 11 sono i comuni bresciani che saranno chiamati a tale rinnovo delle cariche. In questo quadro la parte del leone la sta facendo e la farà certamente il capoluogo della nostra provincia.

Sono oramai settimane che i giornali locali stanno trattando la questione, dando ampio spazio specialmente ai tre candidati maggiori per probabile percentuale di voti raccolti: Castelletti, Paroli e Del Bono. Il nuovo sindaco di Brescia sarà chiamato a gestire il secondo municipio lombardo per numero di abitanti (circa 190 mila). Ma ce ne sono altri 10. Alcuni sono piccoli, anche molto piccoli, altri invece vantano già dimensioni “importanti”.

Il meno popoloso è il comune di Milzano che attualmente conta meno di 1500 cittadini ed il cui sindaco è il commisario prefettizio Antonio Naccari dopo le dimissioni del sindaco Ruggeri (centrodestra) “a causa degli eccessivi limpegni di lavoro e del venir meno del rapporto di fiducia con il Consiglio”.

Andando in ordine di grandezza troviamo, nell’ordine,

Ponte di Legno (1862 abitanti) e guidato fino ad ora dall’albergatore Mario Bezzi (lista civica)

Agnosine (1875 abitanti), il cui sindaco è un’altro commissario prefettizio (Anna Aida Abruzzese)

Berzo inferiore (2206 abitanti), con a capo Sergio Damiola (lista civica)

Offlaga (3365 abitanti) retto dall’ennesimo commisario (Attilio Visconti)

Trenzano (4848 abitanti) guidato dal vicesindaco (facente funzioni) Ignazio Parolari (lista civica)

Castelcovati (5348 abitanti) retto dal commisario Michele Tortora

Quinzano d’Oglio (5851 abitanti) il cui attuale sindaco è Maurizio Franzini (lista civica)

Toscolano Maderno (7006 abitanti) con a capo Mario Elena (centrodestra)

ed infine Travagliato (11012 abitanti) retto dal commisario prefettizio Attilio Visconti.

Dal numero di abitanti si deduce come, nella nostra provincia, l’unico comune che andrà al ballottaggio, qualora nessuno dei candidati al primo turno otterrà la maggioranza assoluta dei voti, sarà il capoluogo: Brescia.

Banche: anche a Rovato arriva la svolta “telematica”?

536704_callcenter.jpgLa capitale della Franciacorta è famosa, oltre che per i dossi a livello del K2, anche per l’enorme quantità di sportelli bancari. Se ne contano infatti a decine, perfino più di uno sportello per la stessa banca.


Questa situazione forse però sarà destinata e cambiare nel lungo periodo; almeno se anche a Rovato si dovesse consolidare il trend nazionale di apertura di conti correnti on line.

Il 2007 si è infatti chiuso con una significativa impennata di nuovi conti di questo tipo (+150%), ma, stando a quanto afferma l’Osservatorio Finanziario nel suo rapporto per il 2008, sarà questo l’anno del vero boom.
Attualmente in Italia vi sono circa un milione e mezzo di conti bancari on line, ma ci si aspetta che la cifra raddoppi in pochi mesi, almeno stando alle parole di Francesca Tedeschi dell’O.F.

I motivi? Due in particolare: il decreto Bersani che ha abolito i costi di chiusura conto ed ha così facilitato notevolmente la mobilità degli stessi e l’entrata nel mondo del lavoro della cosiddetta “generazione internet”, non più disposta a pagare anche 3 o 4 € per un bonifico allo sportello.

I conti on line infatti permettono di usufruire praticamente di tutti i servizi tradizionali offerti ma con costi decisamente inferiori (e in continua diminuzione: -10 € in media in 15 mesi); in alcuni casi si arriva addirittura al “costo zero”. Nel 2007 le spese per conti correnti on line sono scese del 25% rispetto al 2006, e del 68% rispetto al 2005. Con effetti impressionanti, stando alla quantità di nuovi conti aperti on line.

Sembra così iniziata, sempre secondo l’Osservatorio Finanziario, la concorrenza vera tra banche. Ma non quelle tradizionali, bensì solo le on line.

I conti correnti delle prime infatti sono “rimasti nel tempo piuttosto simili a se stessi”. Francesca Tedeschi spiega anche così questo repentino successo: “Sta cambiando la mentalità. Le persone vogliono vederci chiaro, pretendono i fogli informativi, utilizzano i call center. La concorrenza è fatta anche di trasparenza, e di rapidità. Finalmente ci sono le banche che adeguano anche il tasso attivo agli aumenti dell’Euribor, non solo quello passivo”.

L’ex strada statale 11 (”Padana Superiore”) è la quinta strada più rischiosa d’Italia

E’ in distribuzione proprio in questi giorni un libretto a cura dell’Istat e dell’Automobil Club Italiano dal titolo “Localizzazione degli incidenti stradali 2006″. L’obiettivo di questo studio è stato quello di individuare quali siano sul nostro territorio le strade statali più pericolose tra quelle con una lunghezza di almeno 100 km.

incident.jpgLa Strada Statale 011 (detta anche Padana Superiore), una delle principali vie di comunicazione che attraversano anche la capitale della Franciacorta, con i suoi 426 km totali di lunghezza è rientrata a pieno titolo nelle statistiche di Aci ed Istat, piazzandosi al quinto posto a livello nazionale sia come quantità “media” degli incidenti (1,85 collisioni ogni km), sia come numero di decessi in media per km (0,0925).

Il tema nonè nuovo ,come dimostra quest’articolo di Rovato.org, ma certo lascia sbigottiti.

La triste posizione della Padana Superiore va infatti vista anche alla luce di una terza ed ultima statistica; lungo la Padana Superiore infatti vi sarebbe un decesso ogni 20 incidenti.
Rispetto al 2005 la situazione è peggiorata. I dati di quell’anno parlavano infatti di 1,73 incidenti al km contro l’1,85 degli ultimi studi.

La gestione della SS 011 dal 2001 è passata alle Regioni Piemonte, Lombardia e Veneto, le quali hanno devoluto a loro volta le competenze alle singole province interessate.

Nel bresciano comunque la strada più pericolosa del 2006, sempre secondo lo stesso studio, è stata la SS 236 Goitese, che collega Brescia e Mantova con ben 5 persone decedute ed un rapporto morti/km pari a 0, 250. Per dare un’idea in tutta l’Emilia Romagna non ci sono rapporti così alti per nessuna strada statale.

Primarie Usa: Mc Cain vicino alla candidatura. Ad Obama più Stati, alla CLinton più delegati: la sfida continua.

estratti da www.repubblica.it :

Il Supermartedì sorride a John McCain. Non c’è stato il trionfo annunciato e in alcuni Stati il senatore dell’Arizona è andato meno bene del previsto, ma la sua vittoria è netta e dopo la grande tornata elettorale di ieri la nomination di “SuperMac” come candidato repubblicano nella sfida di novembre è ormai a portata di mano.

In una gara in cui le regole del Grand Old Party danno al vincitore (quasi ovunque) tutti i delegati, McCain si impone in otto Stati: vince i più grandi, California, New York, New Jersey e Illinois, conquista ovviamente l’Arizona, ma si impone anche in Missouri, Connecticut, Oklahoma e Delaware.

Non si è già definito il candidato repubblicano, ma ci è arrivato molto vicino: “Come sapete sono superstizioso. Ma si è forse avvicinato il momento in cui le madri dell’Arizona potranno dire con orgoglio ai loro figli: anche tu potrai diventare un giorno presidente degli Stati Uniti. Sono fiducioso che stavolta raggiungeremo il traguardo”.

Va bene, ed è la sorpresa della serata, Mike Huckabee. L’ex governatore dell’Arkansas fa il pieno negli Stati del sud e dove la destra religiosa è più determinante, nella cosiddetta Cintura della Bibbia, e conquista oltre al suo Stato anche l’Alabama, la Georgia, il Tennessee e la West Virginia.

Grande sconfitto è Mitt Romney, che vince in Massachusetts (casa sua), in Utah (è mormone), in due Stati del West di grande tradizione repubblicana come Montana e Colorado e strappa a McCain il Minnesota. Troppo poco per frenare la grande avanzata di McCain, nettamente in vantaggio nella conta dei delegati.

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OBAMA - HILLARY: TESTA A TESTA.
Nessuna vittoria netta e un quadro piuttosto sfumato per i democrats. Obama può vantare il numero più alto di stati conquistati, 13 contro gli otto di Hillary, ma la ex first lady si aggiudica il successo in quelli più ambiti, che regalano più delegati - come California e New York - e incassa così un importante vantaggio psicologico sull’avversario.

A Barack Obama vanno Georgia, Alabama, Delaware, Illinois, Kansas, North Dakota, Utah, Connecticut, Minnesota, Idaho, Missouri, Colorado e Alaska.

Hillary Clinton vince in Massachusetts, New York, New Jersey, Oklahoma, Tennessee, Arkansas, Arizona e nell’ambita California, conquistando quindi la East Coast e anche tre stati del sud oltre al Golden State. La senatrice di New York ha gioito in modo particolare per il successo in Massachusetts, lo stato dei Kennedy che si è aggiudicata nonostante l’appoggio ufficiale dato dal famoso clan democratico ad Obama, designato erede del sogno di Camelot.

Decisivo per la signora Clinton il voto femminile ed ispanico.

Governo: Marini rinuncia all’incarico. Alle urne il 13 aprile? Con il voto 300 mln di euro in più ai partiti.

“È diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente. Non ho però riscontrato l’esistenza di una maggioranza su una precisa ipotesi di riforma. Per questo ho rimesso nelle mani del presidente della Repubblica il mandato che mi era stato affidato”. Così il presidente del Senato, Franco Marini, ha chiuso ufficialmente il proprio mandato esplorativo, iniziato con l’«investitura» datagli da Giorgio Napolitano lo scorso 30 gennaio, con specifico riferimento alla possibilità di trovare una maggioranza disponibile a lavorare per elaborare nuove norme per l’elezione di deputati e senatori.

LE DATE PER IL VOTO - A questo punto lo scioglimento delle Camere appare inevitabile. La parola spetta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Martedì mattina il governo si riunirà a Palazzo Chigi per indire il referendum elettorale, che però in caso di fine anticipata della legislatura sarà rimandato al 2009. Il pronunciamento del capo dello Stato è atteso non prima della fine di questo Consiglio dei ministri. In caso di scioglimento immediato, la prima domenica utile per le elezioni sarebbe il 23 marzo, che è però il giorno di Pasqua e dunque non si potrà votare. L’ultima domenica papabile è invece quella del 13 aprile. La scelta, dunque, dovrebbe cadere tra il 30-31 marzo, il 6-7 aprile e il 13-14 aprile.

(pezzo d’articolo tratto da www.corriere.it )

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“Sciogliere adesso le Camere e andare a votare significa regalare 300 milioni di euro ai partiti, cento milioni all’anno per i prossimi tre anni, fino al 2011, scadenza naturale della XV legislatura. Viene in mente “Lascia o raddoppia?”, il gioco a quiz con cui gli italiani cominciarono a vincere soldi in tv nella seconda metà degli anni Cinquanta.

Solo che stavolta i beneficiari sono i partiti e chi ci rimette è lo Stato, cioè i cittadini.

Il gioco, se così si può chiamare, è molto semplice: ogni anno i partiti si dividono, a seconda dei voti che hanno ricevuto, una torta di circa 50 milioni di euro che vanno sotto la voce rimborsi elettorali. Cinquanta milioni per ognuno dei cinque anni di legislatura. Una volta, secondo logica, se la legislatura finiva il rimborso veniva interrotto per lasciare il posto a quello nuovo che comunque sarebbe arrivato.

Invece nel febbraio 2006, una piccolissima modifica che garantisce “l’erogazione del rimborso elettorale anche in caso di scioglimento delle Camere”. Significa che i partiti rappresentati nel prossimo Parlamento - molti dei quali assolutamente identici - prenderanno due volte il rimborso elettorale.

Succederà sicuramente a Forza Italia e al Pd che sommerà i rimborsi “vecchi” dell’Ulivo e quelli “nuovi” del Partito democratico. Forse anche in questo banalissimo calcolo di cassa sta una delle ragioni della volontà di tornare al voto. Votare conviene”.

da www.repubblica.it

Serbia: Tadic confermato presidente, gli elettori preferiscono l’Europa al Kosovo. A Rovato, la comunità serba è la più numerosa.

Articolo di Rovato.org

Le elezioni presidenziali in Serbia hanno confermato come presidente Boris Tadic, leader uscente e candidato europeista. Tadic ha battuto, con il 50,7% dei voti, l’ultranazionalista Tomislav Nikolic (49,3%).

La vittoria di Tadic è una notizia non da poco anche per chi abita a Rovato.

La comunità serba, infatti, è la più numerosa fra quelle straniere presenti nella capitale della Franciacorta.

Con oltre 500 unità, i serbi rappresentano quindi un quinto della popolazione straniera di Rovato.

Un dato da tenere in considerazione, visto che fra i principali obiettivi di Tadic c’è - nel futuro prossimo - l’ingresso nell’Unione Europea.

Una prospettiva a cui la maggioranza dei serbi tiene molto, visto che per aspirare a ciò il 50,7% degli elettori ha messo in conto la possibilità di abbandonare definitivamente il Kosovo.

Lo slogan elettorale dello sfidante Nikolic, infatti, lasciava pochi spazi all’immaginazione: “Il Kosovo è Serbia, indipendenza mai”.

Lo stesso Nikolic, appoggiato con forza da Mosca, nelle ultime ore aveva ventilato la possibilità di “appaltare” la difesa aerea serba ai Mig dell’esercito russo. Posizioni dure, che comunque gli hanno garantito il sostegno di quasi metà degli elettori serbi, perdendo la sfida per soli centomila voti.

A fare la differenza, secondo gli analisi, l’alta affluenza alle urne (67%, record per il paese).

Ora tocca quindi all’Europa risolvere il rebus Kosovo, creando nel contempo le condizioni politiche, sociali ed economiche per l’ingresso nella Ue della Serbia.

Un’impresa tutt’altro che facile, visto il tradizionale forte legame che intercorre fra Belgrado e Mosca e le ferite lasciate in gran parte dell’opinione pubblica serba dai bomabardamenti Nato del ‘97 e da una politica estera europea più volte definita dal Governo locale come “filoalbanese”.

Ciad alle prese con l’ennesima guerra civile nell’Africa nera.

nuba.jpgI ribelli dell’FPC (Fronte Popolare del Ciad) hanno dato il via ad una nuova e acuta fase di guerra civile. Nelle ore scorse, dopo una lunga guerriglia, l’FPC ha preso il controllo della capitale Ndjamena. Inoltre, secondo quanto ha riportato la tv araba Al Jazeera gli stessi ribelli sono riusciti a prendere il controllo del palazzo del Capo di Stato Idriss Deby Itno.

I militari, che sono tutti sotto le insegne del CMU (Comando Militare Unificato), hanno intrapreso le azioni militari in risposta ai bombardamenti affettuati dal Governo nei giorni scorsi proprio sulla zona orientale del paese (vicino al confine con il Sudan). Nella giornata di lunedì un linga colonna di militari ribelli si è mossa dalla zona colpita dall’aviazione e si è diretta verso la capitale. Nella giornata di ieri si è poi scontrata con l’esercito ad una cinquantina di km da Ndjamena. L’obiettivo dei ribelli è quello di costringere il Presidente ad imbastire trattative con loro per la spartizione del potere.
Nel frattempo i circa 200 italiani presenti in Ciad lasceranno il paese grazie ad un ponte aereo organizzato dalla Farnesina, ed anche grazie ai centri di raccolta allestiti dal Governo francese (la ex potenza coloniale che ha tuttoggi grandi interessi nella regione ed un discreto contingente militare) in territorio ciadiano e altri aerei messi a disposizione dai transalpini.

Intanto l’Unione Africana ha dato mandato ai leader di Libia e Congo, Gheddafi e Brazzaville, di trovare una soluzione pacifica. L’Iran è sceso poi in campo direttamente raccomandando al Presidente Deby di dialogare con i ribelli e con il Sudan, paese che in molti vedono come “sostenitore” degli insorti a causa di alcuni interessi legati alla crisi del Darfur e ai campi profughi e le centinaia di migliaia (forse milioni) di sfollati da essa provocati.

Nakata. Da calciatore a “podista”.

nakata.jpgIl primo fu lui, Hidetoshi Nakata. Arrivo in Italia e dimostrò che i piedi buoni per giocare a calcio non li avevano solo i sudamericani e gli europei. Nel suo paese , il Giappone, fu un caso mediatico di prima grandezza. La Roma, quando lo acquisto, riuscì a recuperare il suo ingaggio annuale in meno di 48h grazie alle magliette che nel Sol Levante le venivano ordinate.

Da quando ha abbandonato il calcio (a 30 anni dopo il mondiale del 2006) Hidetoshi ha però deciso mantenere in forma il fisico camminando. Ma non passeggiate al parco, bensì, con uno zaino in spalla, girando il mondo a piedi.
Basandosi solo sulla forza delle proprie gambe e, diciamocelo, anche di un buon conto in banca, è partito dal Giappone ed ha attraversato prima l’Asia orientale (Cambogia, Vietnam, Laos, Indonesia, Buthan) e poi il Medio Oriente (Giordania, Oman, ecc.). A questo proposito ha dichiarato: “La gente ha paura di quei posti perché non sa che oltre alla guerra c’è gente stupenda. Se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti”. Le sue prossime mete saranno l’America Latina e l’Africa.

Ma cosa lo ha spinto a questa scelta? “Quando ero calciatore ho viaggiato molto, ma ho visto solo hotel, stadi, aeroporti. Avevo voglia di partire da solo alla scoperta di paesi e popoli che mi affascinano. Ho voglia di vedere da me il mondo, non attraverso i giornali o la tv….Questo giro del mondo mi serve per capire qual è il mio ruolo e come, nel mio piccolo, posso essere utile al mondo”.
Beh, allora buon viaggio Hidetoshi.

Gli Usa “adottano” Beppe Grillo: “è meglio della Polizia”

da www.corriere.it :

Beppe Grillo sulla copertina del prestigioso settimanale «New Yorker»

Grillo piace in Usa: «Meglio della polizia»

Il giornalista Mueller descrive così il papà del V-Day: «Ha parlato di corruzione con irriverenza e humour»

NEW YORK – Il New Yorker lancia Beppe Grillo. Il comico, attore e blogger è finito sulla copertina del prestigioso settimanale dell’intellighenzia Usa, sotto al titolo «Il Michael Moore italiano».

Nel nuovo numero del magazine «New Yorker», in edicola lunedì 28 gennaio, il giornalista Tom Mueller esplora il fenomeno Grillo, «un attivista con una geniale attitudine per la satira politica che ha galvanizzato gli italiani parlando di corruzione con irriverenza e humour».

Agli americani che non lo conoscono il New Yorker spiega che Grillo «si è aggiudicato il secondo posto nell’hit parade dei personaggi politici più popolari» in un sondaggio svolto a dicembre. Un onore più che meritato, suggerisce Mueller, ricordando che Grillo è diventato famoso negli anni ‘70, «prendendo in giro politici, star dello sport e il Papa, additando le numerose incongruità tra le loro dichiarazioni pubbliche e il loro comportamento».

«Seguendo il proprio istinto e le dritte ricevute dai fan, ha investigato gli scandali di multinazionali quali Parmalat e Telecom - prosegue l’articolo -, spesso con molti più risultati della stessa polizia italiana».

Non c’è quindi da stupirsi, teorizza, «se il suo blog, Beppegrillo.it, riceve fino a 250mila hit al giorno». E oggi «è l’ottavo sito più visitato di tutto il web». Nelle sette pagine dell’articolo Mueller rivisita le tappe più cruciali della Grillo-politica.

Dal V-Day («una festa non ufficiale creata per protestare conto i 24 criminali condannati dai tribunali che oggi siedono nei Parlamenti italiano ed europeo») ai suoi profetici attacchi contro il ministro Clemente Mastella, «l’uomo che ha portato al crollo del governo Prodi». «L’attivismo di Grillo preoccupa i legislatori italiani al punto che il primo ministro ha proposto una legge per assoggettare siti e blog Internet alle stesse regole e condanne penali della stampa» scrive ancora il New Yorker.

Ma ciò «sarebbe la fine del web in Italia» mette in guardia Grillo, minacciando, se passa, di «fare fagotto e traslocare in un paese democratico».

CRISI DI GOVERNO: PRODI BATTUTO 161 A 156. ELEZIONI SUBITO O FRA QUALCHE MESE?

da www.repubblica.it


Il Senato nega la fiducia al governo con 161 no, 156 sì e un astenuto. I votanti sono stati 318. Prodi ha atteso l’esito del voto a Palazzo Chigi. Prima del dibattito, il premier aveva avuto un nuovo colloquio col capo della Stato Napolitano. Rissa in Aula tra esponenti dell’Udeur: Cusumano dichiara il suo sì al governo, e Barbato gli si scaglia contro

21:06 Casini: “Finito esecutivo inviso, ora non sbagliare”

“Le contraddizioni emerse nel centrosinistra e l’impegno coerente dell’opposizione in Parlamento hanno portato alla fine di un governo inviso alla maggior parte degli italiani. Adesso è necessario non sbagliare per evitare di trasformare le speranze in nuove delusioni”. Lo ha affermato il leader Udc Pier Ferdinando Casini commentando la caduta del governo al Senato.
21:04 Dini: “Ora esecutivo per le riforme”

“Era purtroppo facile prevedere come il governo non disponesse, in modo eclatante, dei numeri necessari per superare lo scoglio della fiducia al Senato”. Lo dichiarano i Liberaldemocratici Lamberto Dini e Giuseppe Scalera. “Si è assistito a un’inutile prova muscolare che doveva essere evitata”.

21:03 Castelli: “Ora parola al popolo”

“Ora per le condizioni del Paese la soluzione più diretta è dare la parola al popolo con le elezioni”. Così il capogruppo della Lega al Senato, Roberto Castelli
21:01 Mussi: “No a governo istituzionale”

“Non credo si possano immaginare Governi istituzionali di larghe coalizioni e di lunga durata. Sono improbabili e non desiderabili”. Lo ha detto Fabio Mussi, subito dopo che il Senato ha sfiduciato il governo Prodi. Adesso quali possono essere le soluzioni? “Valuteremo freddamente domani” ha risposto ai giornalisti.
20:59 Prodi al Quirinale in serata

Romano Prodi, andrà in serata al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del capo dello Stato
20:56 Berlusconi festeggia a Palazzo Chigi

Alla notizia della sfiducia votata poco fa dal Senato al governo Prodi, il presidente di Fi, Silvio Berlusconi, ha invitato deputati e senatori a Palazzo Grazioli per festeggiare la notizia.

20:53 Senatori An brindano con champagne

I senatori di An Domenico Gramazio e Nino Strano aprono due bottiglie di champagne per festeggiare. Gramazio lancia il tappo della bottiglia sui banchi del governo. Tutti i senatori del centrodestra battono le mani gridando.

20:52 Diliberto: “Prodi cade per mano dei centristi”

“Siamo stati purtroppo buoni profeti. Il governo cade da destra per mano delle defezioni di Mastella e Dini, dietro pressione dei poteri forti. Ma non può sottacersi che una delle cause delle cadute del governo è stata la scelta del Pd, che aveva dichiarato conclusa fin d’ora l’esperienza della nostra alleanza”. Lo afferma Oliviero Diliberto. “Ringraziamo Prodi e ci dichiariamo indisponibili a qualunque soluzione che snaturi la nostra coalizione, nessun governo istituzionale, tecnico, di larghe intese o di altra natura ma elezioni anticipate immediate”.
20:49 Fini: “Grande gioia, ora subito elezioni”

“Una grande gioia. Ora si va dritti a votare”. Così Gianfranco Fini, che ha seguito il voto al Senato dal maxischermo montato da An a Largo Goldoni a Roma e, mentre volano coriandoli, sventolano le bandiere bianco-azzurre di An e si alzano cori, Fini osserva: “Ho sentito le dichiarazioni di voto di tutta la sinistra, e sparavano a zero soprattutto su Veltroni e sul Pd”
20:48 Governo battuto con 161 no e 151 sì

Il Senato ha negato la fiducia al governo Prodi con 156 sì, 161 no e un astenuto. Tre senatori (Pallaro, Pininfarina e Andreotti) non hanno partecipato alla votazione.
20:37 Fisichella vota no a fiducia

Domenico Fisichella ha votato no alla fiducia nella seconda chiama
20:36 Governo battuto, Senato nega fiducia

Il Senato ha negato la fiducia al governo Prodi
20:34 Cinque sì da senatori a vita

Cinque i sì al governo dai senatori a vita. Hanno votato a favore della fiducia Ciampi, Colombo, Cossiga, Levi Montalcini e Scalfaro. Non ha risposto alla prima “chiama” Giulio Andreotti
Aggiornamento ore 18:45
Il senatore a vita Cossiga dichiara di votare a favore, ma “con molte incertezze”.

Aggiornamento ore 18:15
Il senatore Franco Turigliatto annuncia il proprio no “per coerenza con la posizione di opposizione a sinistra assunta da Sinistra critica dopo il protocollo sul welfare, la legge finanziaria, Vicenza e le missioni militari”.
Anche i diniani, come Turigliatto ma dal centro, hanno deciso di non dare il proprio appoggio al Governo.

Aggiornamento ore 16:40
Il senatore Cusumano (Udeur) annuncia il suo sì per la fiducia al Governo. Il collega di partito e anch’egli senatore Barbato, mentre stava fuori dall’aula, ha sentito la dichiarazione di Cusumano ed è rientrato di corsa scagliandosi contro il “dissidente” Udeur. Gli ha urlato frasi del tipo “Pezzo di m****” ed ha anche sputato nella direzione dello stesso.
Il povero Cusumano, dopo aver ricevuto anche innumerevoli altri insulti del tipo “cesso”, “pagliaccio”, “venduto” ed anche alcuni legati ad una sua presunta attività lavorativa a sfondo sessuale, si è sentito male ed è stato portato fuori dall’aula in barella.
Solidarietà gli è stata espressa dal senatore Zanda (Pd) che ha chiesto a Marini di prendere provvedimenti contro Barbato. Anche la senatrice di Rifondazione Rina Gagliardi esprime solidarietà a Cusumano e chiede a Marini di intervenire anche contro il senatore di An Nino Strano, colpevole secondo la Gagliardi di averlo apostrofato “checca squallida”.
La vicenda è stata descritta così dal senatore De Gregorio, eletto nell’Idv e poi passato nella Cdl: “Barbato è arrivato e gli ha sputato in faccia. A quel punto Cusumano si è sentito male, piangeva e poi è svenuto”. Per Schifani (Fi) comunque non c’è stata nessuna sorpresa. “La scelta di Cusumano non cambia nulla. Era scontato che votasse per il governo. I numeri ci sono tutti, per l’opposizione.”

ORE 15:00
Nel momento in cui Prodi dovrebbe iniziare il suo discorso al Senato, in cui chiederà la fiducia per il suo Governo, le previsioni sono, secondo il Corriere della Sera, queste:
MAGGIORANZA: 158 SENATORI
- 1 (Turigliatto)
- 2 (Udeur)
- 1 (Fisichella)
- 2 (Dini, Scalera)
- 1 (Pallaro)
+ 6 (Senatori a vita)
157 TOTALE (con voto favorevole di Cusumano)

OPPOSIZIONE: 156 SENATORI
+ 2 (Udeur)
+ 1 (Turigliatto)
159 TOTALE (voti dichiarati)
Bisognerà aspettare le dichiarazioni di voto per vedere se verranno confermati questi dati che, lo ripetiamo, sono ancora ipotetici.

Sono ore cruciali per il governo Prodi, cosa succederà questo pomeriggio?

da corriere.it

Prodi: «Vado in Senato per la fiducia»
Decisione comunicata a Napolitano. Incognita Cusumano (Udeur): «Sto riflettendo». Mastella ha un malore

da repubblica.it


Prodi, a Palazzo Madama l’ultima sfida

Il premier al Quirinale: “Chiederò la fiducia”

da Libero-news.it


MA SEI ANCORA QUI?
(riferito a Prodi)

Bolzano: altro operaio morto per un’esplosione. L’Eurispes: “più vittime sul lavoro che in Iraq”

Un operaio morto, un altro ferito e dieci bambini feriti in modo non grave, scampati alla tragedia per questione di minuti. Questo il bilancio di un’esplosione avvenuta martedì 22 gennaio al palazzetto del ghiaccio a Ora, a sud di Bolzano.

Durante lavori di manutenzione, lo scoppio di una bombola di ammoniaca utilizzata per l’impianto di raffreddamento ha ucciso Franz Baumgartner, 56 anni. L’uomo curava l’impianto di refrigerazione della struttura altoatesina dal 1977, anno dell’inaugurazione.

I bambini sono rimasti intossicati dal fumo sprigionatosi in seguito all’esplosione, per fortuna senza gravi conseguenze.

- EURISPES: PIU’ MORTI IN ITALIA PER IL LAVORO CHE SOLDATI ALLEATI IN IRAQ - Mentre la classe politica è impegnata a discutere del futuro personale di Mastella e del suo partito (forte, alle ultime elezioni, dell’ 1,4%), sembra rimanere inascoltato il monito clamoroso lanciato dall’Eurispes soltanto pochi mesi fa.

Secondo l’Eurispes, dall’aprile 2003 all’aprile 2007 i militari della coalizione alleata che hanno perso la vita in Iraq sono stati 3.520, mentre, dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati ben 5.252.

Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti.

Ogni anno, quindi, muoiono in media 1.376 persone per infortuni sul lavoro.

L’edilizia si conferma come settore ad alto rischio, visto che poco meno del 70% dei lavoratori (circa 850) perdono la vita per cadute dall’alto di impalcature nell’edilizia.

L’età media di chi perde la vita sul lavoro è di 37 anni. Ogni incidente, dunque, visto che la vita media è di 79,12 anni, comporta una perdita di vita pari a 42 anni.

In pericolo più gli uomini delle donne: le donne infortunate sono in media il 25,75% e i decessi si attestano al 7,7%.

Per il presidente dell’Istituto, Gian Maria Fara,” in 25 anni non sono stato fatti significativi passi avanti nella sicurezza del lavoro: dal confronto dei dati di questo rapporto con quelli di una vecchia indagine dell’istituto, le cifre restano più o meno le stesse”.

IN ALLEGATO: L’INTERO RAPPORTO EURISPES SUI MORTI PER LAVORO IN ITALIA

eurispes_indagine_infortuni_lavoro.doc


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