A scuola di scrittura di sè con l’Auser

COMUNICATO AUSER. INIZIO DEL CORSO: 13 APRILE 2007.

L’Auser di Rovato, università della liberetà propone un corso in quattro lezioni per indurre a raccontare le proprie esperienze e storie di vita. Raccontare è un’arte che richiede pazienza ed attenzione a un progetto di vita di cui siamo, a volte, inconsapevoli portatori e che diventa visibile quando decidiamo di narrare ciò che ci pressa, ci spinge, ci pungola.

La nostra piccola storia di vita, pur nella sua semplicità, messa accanto a tante altre piccole storie, diventa storia collettiva di un paese. Ricordare diventa non perdita di tempo ma interessante capacità di riflettere su ciò che si è stati, su ciò che abbiamo desiderato, sognato, visto, fatto. Ciascuno di noi vive anche nel ricordo degli altri, lasciando una traccia indelebile nei nostri pensieri, nelle nostre vicende. Il racconto di sé si intreccia così con altri personaggi che entrano a tutti gli effetti nella nostra storia.

Ogni realtà passa attraverso i nostri filtri mentali e, nel racconto, i nostri colori danno una impronta personale a ciò che ci capita, mescolando gli avvenimenti con le emozioni che ne nascono e con i sentimenti, oppure con i giudizi che diamo delle persone che ci passano accanto.
Diventa, pertanto, anche uno specchio dell’altro. Diventa anche un modo per indagare, obiettivamente, altri punti di vista.
A cosa serve la scrittura? A fissare sulla carta le tracce del nostro passaggio, le nostre azioni, le nostre riflessioni, i nostri problemi. La scrittura aiuta a elaborare quanto ci passa per la testa, permettendoci di riflettere in una dimensione che è nostra, unicamente nostra e, dal nostro lavorio mentale, emergono le risposte ai numerosi quesiti che la vita ci pone.

Ciò che connota il nostro tempo è la fretta e l’impazienza, mentre ciò di cui avremmo bisogno è riflettere su noi e su chi ci sta accanto: una madre, un padre, un figlio, lo straniero che a conoscerlo non fa poi così tanta paura. Riflettere su di noi e su di loro significa avere più cura di noi e di loro. Emergerà da questi percorsi di scrittura la loro storia mischiata alla nostra, e tutto si confonderà in un intreccio in cui tentare di separare la nostra trama dalla loro sarà molto arduo.
“C’è un momento della vita, quando sentiamo che siamo maturi per elaborare le nostre esperienze, o quando una esperienza ci segna a tal punto da cambiarci, in cui avvertiamo il bisogno di raccontarci, di iniziare quella che potremmo chiamare la nostra autobiografia.

Duccio Demetrio dice: “lo spazio autobiografico è una stagione: è il tempo della tregua, che ci aiuta perché non ci colpevolizza rispetto alla nostra molteplicità. Non è una vacanza, è il tempo della ricomposizione e della sutura dei pezzi sparsi, è il tempo in cui uno dei nostri molteplici io si fa tessitore.”
La scrittura non è solo prerogativa degli aspiranti scrittori o di chi si sente tale, ma di chi vuole cominciare a mettere ordine nella propria vita per scoprire altri modi di sentire, osservando e scrutando se stessi e il mondo. Scopriamo altri modi di riflettere sul significato che stiamo dando al nostro esistere ma anche al significato che diamo a tutto ciò che fa parte della nostra vita
Non è un chiudersi in se stessi rinvangando il proprio passato, ma diventa un modo per scrollarsi di dosso i propri dolori o le proprie pene, per far pace con le nostre memorie e per renderci conto che quello che è stato non tornerà più indietro, non sarà possibile cambiarlo, ma ci saranno sicuramente altre esperienze da vivere in modo diverso e altri mondi da inventare, con la consapevolezza che la vita è un bene prezioso che non deve essere sprecato.

C’è la sorpresa di ricomporre attimi dimenticati, quello che si considerava debolezza può essere riletto come forza, la vanità come modestia. Si può entrare con più rispetto nella propria vita e in quella altrui sapendo che nulla può essere cancellato perché già avvenuto.
Ma la possibilità di immaginare in maniera narrativa il proprio ruolo e le proprie decisioni riguardo gli avvenimenti presenti o futuri rafforza l’impegno della persona nello svolgimento dei propri compiti.
Le metafore e i simboli ci insegnano molte cose importanti sul nostro modo di sentire e ci ricollegano ai sogni. L’altra metà della nostra vita che merita più luce.

Raccontare, raccontarsi, fare autobiografia sono tutte modalità per riscoprire che si è vissuto, ma anche per trovare una via per continuare a crescere; per scoprire che quanto si è vissuto forse non basta, che si può vivere diversamente e che è possibile coltivare il proprio progetto autobiografico come un bene prezioso, un progetto volto a costruire, da un certo punto della vita in avanti, un’identità più consapevole”

Per inviare materiale da inserire in questa sezione scrivici ad info@rovato.org


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