Rovato: otto ore di sciopero e presidio a Milano per i dipendenti dell’ospedale “Don Gnocchi – Ettore Spalenza”

lavoratori don gnocchi rovato assemblea Otto ore di sciopero nazionale e presidio, stamattina, sotto la Regione Lombardia a Milano.

Anche i lavoratori e lavoratrici del centro di riabilitazione “Ettore Spalenza” di Rovato, partecipano venerdì 11 dicembre all’astensione dal lavoro proclamata dai sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) nei confronti del gruppo Don Gnocchi, di cui la struttura di Rovato è “centro di eccellenza” con un fatturato annuo che si aggira sui 15 milioni di euro.

Gli oltre 200 dipendenti dello “Spalenza” di Rovato – tra medici, personale sanitario e altre figure – dicono no al nuovo contratto “penalizzante e al dumping salariale”.

Di seguito, il volantino distribuito giovedì 10 dicembre agli utenti, davanti alla struttura sanitaria di Rovato.

“SCIOPERO NAZIONALE

delle lavoratrici e dei lavoratori della

Fondazione Don Gnocchi

il DICEMBRE 2015

Presidio regionale presso Piazza Città di Lombardia dalle ore 10.00 alle ore 12.00

Per 2 anni ì lavoratori hanno garantite prestazioni e orari aggiuntivi per pagare la crisi non certo creata da loro.

La fondazione Don Gnocchi risponde con la disdetta del contratto di lavoro

vuole aumentare l’orario, diminuire gli stipendi, peggiorare le condizioni di lavoro

NO alla disdetta unilaterale del contratto

NO al peggioramento delle condizioni di lavoro

NO alla diminuzione del salario

Basta dumping salariale

Sanità Privata Fondazione Don Gnocchi

Perché scioperiamo 11 dicembre intera giornata

Cara utente , caro utente

stiamo lottando per il mantenimento del nostro contratto nazionale sanità privata.

La Fondazione Don Gnocchi applicherà un contratto peggiorativo nonostante in questi due anni ci siamo aumentati di ben 80 ore annuali il nostro orario e con 2 giorni di ferie in meno , questo in forma gratuita .

Questa operazione ha portato

ben tre milioni dì euro nelle casse della Fondazione

Non possiamo accettare passivamente che i sacrifici fatti uniti alla professionalità e al valore sociale del lavoro dì cura

assicurato 24 ore su 24 dai lavoratori siano messi in discussione .

Possibile che in una società civile si giunga a questo livello?

Possibile che in un settore così delicato e importante per tutti i cittadini, il professionista che cura sia solo una matricola flessibile e funzionale

utile solo al contenimento dei costi ?

Stante questa situazione il sindacato ribadisce Mobilitazione pacifica e civile. abbiamo bisogno anche del VOSTRO SOSTEGNO per il riconoscimento della dignità e del giusto salario dei lavoratori.

NON CI FERMEREMO!!!!

grazie dell’attenzione.

28 pensieri su “Rovato: otto ore di sciopero e presidio a Milano per i dipendenti dell’ospedale “Don Gnocchi – Ettore Spalenza”

  1. lo scopo di uno sciopero e di dimostrare al padrone di turno o allo stato cosa succederebbe se la forza lavoro o una parte di essa viene a mancare… mi ricordo che quando ho iniziato a lavorare nei anni 60 in una officina meccanica ..il padrone lavorava con i dipendenti….mentre il figlio preferiva girare con la sua lussuosa automobile con gli amici …quando poi il figlio ha preso le redini della officina a differenza del padre ad ogni problema economico risolveva licenziando un operaio e aumentando il carico di lavoro sui restanti…(il figlio dimentica che la sua automobile di lusso la comperata con i soldi avuti con il lavoro dei operai…OGGI LE DITTE E LE AZIENDE OPERANO E LICENZIANO COME IL…FIGLIO DEL PADRONE…vogliono gli utili anche se non sono in grado di averne o non ne hanno le capacita’ e come il figlio del padrone scelgono la via piu facile sfruttare la manodopera al limite e con la scusa della crisi rubano i stipendi(perche non dare la paga di un lavoro ..lavorato e rubare…
    facile fare i grandi imprenditori cosi’ PERCIO SOLIDARIETA’ AI DIPENDENTI DEL OSPEDALE

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  2. Solidarietà e condivisione ai dipendenti del Don Gnocchi che con impegno tenacia e forza di volontà, competenza e alta professionalità svolgono il loro lavoro..purtroppo per motivi personali ho conosciuto l’ambiente Don Gnocchi, ma soprattutto sono riuscita a riprendere la mia vita anche per merito dell’impegno dei fisioterapisti che con le loro mani rimettoni in piedi nel vero senso della parola tante persone…UN GRAZIE PER TUTTO QUELLO CHE FATE!!! e SOLIDARIETA’ da parte di ANCHE DELLE TANTE PERSONE CHE NON HANNO L’OPPORTUNITA’ DI MANIFESTARLA PUBBLICAMENTE !!!

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  3. Premetto che non conosco a fondo la vicenda ed un cominicato non fornisce elementi sufficienti a farsi un’idea perchè manca la voce dell’altra campana. Ciò detto non sono completamente daccordo con i lavoratori in questione e nemmeno con axste. Non mi sembra che questi signori siano così sfruttati e che non svolgano un lavoro paragonabile alla miniera. E’ importante ricordare che gli stipendi, tutti gli stipendi, derivano dagli utili che vengono prodotti dall’azienda che deve anche remunerare gli investitori, che sono così definiti perchè investono denaro per trarre del profitto e non solo per fare buone azioni che volente o nolente non sono proprie dell’economia di mercato. Va anche detto che probabilmente ci sono datori di lavoro che lucrano in modo indebito sui lavoratori ma ci sono anche lavoratori che non meritano sempre la retribuzione che viene data. Solo perchè una persona è un dipendente non ha tutte le ragioni ,diritti e onori ma anche oneri. Quando leggo queste cose mi domando perchè chi è alle dipendenze non prova a mettersi in proprio, magari vedrebbe anche l’altro lato della medaglia. Con rispetto per tutti distintamente saluto

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    • Non si offenda ma lei non ha la più pallida idea di quale sia la problematica in questione.

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      • Condivido la risposta di @cippalippa e aggiugo OGNI LAVORATORE HA DIRITTI E DOVERI e solo entrando nei reparti del Don Gnocchi come paziente si può giudicare l’ottimo operato di questi dipendenti che hanno regalato parte del proprio stipendio/ferie pur di mantenere il posto di lavoro …SONO DEGNI SOLO DI GRANDE RISPETTO e non di risposte casuali ..

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  4. Ribadisco, sarebbe utile sentire anche l’altra campana, mi dispiace per non essere daccordo con Voi.

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  5. Si chieda come mai l’altra campana non si fa sentire !!!!!

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  6. Forse perchè non legge questo blog? Credo che siano altre le linee di comunicazione che si debbano utilizzare, buttare sempre tutto in “vacca” non credo sia il sistema migliore….

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    • Le risposte attese dall’altra campana non sono certamente attese su questo blog. Non ne sono arrivate nelle sedi ufficiali e che contano. Se non sa questo di cosa sta parlando, scusi?

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  7. Probabilmente nelle sedi ufficiali se ne è discusso ma il fatto di discutere un argomento non significa che la decisione finale vada nell’unica direzione che l’opinione pubblica vorrebbe vedere applicata. In ogni modo, posso dissentire?

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    • Sul sito della Fondazione Don Gnocchi è pubblicato un comunicato, in data 11 dicembre u.s., relativo all’adozione del nuovo contratto.

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      • La domanda che mi faccio :ma perchè dei dipendendi devono fare dei sacrifici per la Fondazione Don Gnocchi, è forse in difficolta ??? forse cari dipendenti dovreste mandare il tutto a Striscia la notizia…si scoprirebbero magari certe spese cosidette pazze ??
        Dal sito del Don Gnocchi
        “La Fondazione Don Gnocchi con decorrenza 7 dicembre 2015 ha deciso di applicare ai propri dipendenti su tutto il territorio nazionale il contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale dipendente da Residenze Sanitarie Assistenziali e Centri di Riabilitazione, sottoscritto da ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari) in data 5 dicembre 2012 e già in vigore presso altri operatori di settore.

        Tale scelta si è resa necessaria, come più volte ribadito anche alle organizzazioni sindacali, per l’urgenza di applicare un contratto più coerente con il tipo di attività prevalentemente svolta e quindi più compatibile con le attuali tariffe riconosciute da Regioni e Comuni per i servizi sanitario-riabilitativi, socio-sanitari e socio-educativi erogati dalla Fondazione. Questo con l’obiettivo di garantire la sostenibilità economico-finanziaria dell’Ente nel tempo, in coerenza con gli indirizzi specifici e distintivi della Fondazione e le linee di politica sanitaria nazionale, orientati nei loro sviluppi verso la cronicità, la continuità assistenziale e il territorio.

        Nell’ambito del nuovo contratto, che regolamenta ogni aspetto del rapporto lavorativo, ivi compreso l’orario di lavoro di 38 ore su base settimanale, a tutto il personale dipendente è stato mantenuto il livello retributivo in essere.

        La Fondazione Don Gnocchi ribadisce la propria riconoscenza agli operatori per il contributo offerto negli ultimi anni per fronteggiare la situazione di difficoltà gestionale e conferma alle organizzazioni sindacali la propria disponibilità al proseguimento del confronto

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  8. cippalippa
    12/12/2015
    15:38 dal testo del post …….
    quando leggo queste cose mi domando perchè chi è alle dipendenze non prova a mettersi in proprio, magari vedrebbe anche l’altro lato della medaglia,,,,,,,,,,,,,,,,,si credo che qui ha ragione ma sarebbe da chiedersi se non fossero i dirigenti che si mettessero al posto dei dipendenti ……..a lavorare a tempo pieno e per meno di un terzo dei loro stipendi forse anche i dirigenti capirennero casa vuol dire ..arrivare a stenti alla fine del mese …vedremo se anche loro sono disposti a lavorae 80 ore al anno gratis ….io ho lavorato per meno di due settimana al ricovero di rovato nei anni 80 come inserviente(non infermiere) e mi ricordo sempre di un lavoro dei infermieri gravoso e di responsabilita’(visto che poi e il dipedente che gravano sia le responsabilita’ e gli orari massacranti

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  9. Grazie Elisa, come volevasi dimostrare “l’altra campana” ci ha aperto gli occhi. Come pensavo è l’ennesima riprova di non volersi adeguare ai cambiamenti più o meno necessari rispetto a quanto è avvenuto fino ad ora. Per inciso i lavoratori privati lavorano 40 ore la settimana e non 38. Axste il problema non è quanto costano i dirigenti, che hanno comunque maggiori responsabilità civili e penali rispetto ad un lavoratore dipendente, ma che siano capaci a gestire un ruolo di comando e che meritino il compenso che ricevono altrimenti vanno cacciati. Le lancio una provocazione: perchè non ha pensato di fare il dirigente se ritiene di averne la capacità?

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    • Magari alla domanda che pone a Axste potrebbe rispondere lei, visto che sembra ben informato/a.

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    • forse non lo sai ma anche il dipendente (per legge e responsabile del proprio operato )la vecchia legge che prevede solo il padrone come colpevole e cambiata da poco ma e cambiata …qui non si tratta di chi guadagnano di piu ..ma del fatto che guadagnano di piu tagliando la paga di chi veramente lavorano e non certo a parole …. QUESTA E SEMPLICEMENTE una piccola rappresentazione di volonta di liberalismo del 800 tipico esempio e la casta politica italiana……….. di chi pensa di tagliare i stipendi SOLO AGLI ALTRI di chi pretende di far lavorare gli operai per 800 euro al mese E INSULTA GLI OPERAI CHIAMANDOLI FANNULLONI se si ribellano…. (poi acceni il televisore e vedi la camera e il senato mezzo vuoto….)e poi piangono sempre mseria per giustificarsi che si sono autoaumentati lo stipendio di onorevole perche con 15000 euro al mese non si arrivano alla fine del mese ….mi chiedi di diventare un dirigente ..forse non lo sai ma i dirigenti in italia sia in strutture pubbliche e anche di servizi privati ma con .sovvenzioni dello stato vengono eletti per meriti di amicizie …politiche e di interessi personali……e non certo per meriti profesionali

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  10. Non è questione di informazione, visto che proprio Lei precedentemente mi aveva invitato a tacere a causa della mia poca informazione, è questione di buon senso, cosa che spesso manca perchè si è accecati dalle proprie convinzioni avvallate da falsi profeti, in questo caso il sindacato, che spaccia lucciole per lanterne.

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    • Io non sono accecato nè dal sindacato nè da alcun profeta, visto che non sono un dipendente della fondazione ma un semplice cittadino informato.
      Con questo messaggio invece lei tradisce esattamente la sua estrazione.
      Complimenti. Saluti.

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  11. Non mi vergogno della mia estrazione, ne vado fiero.

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    • Non intendo estrazione sociale ma evidente vicinanza all’altra campana, come l’ha definita lei. Mi piacerebbe che andasse a parlare di persona con i dipendenti prima di scrivere qui.

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  12. Mi dispiace, sono equidistante e saldamente con i piedi per terra per cui ben vengano le richieste dei lavoratori, ma comprendiamo anche il fatto che si possa dire di no. Non sempre chi urla di più ha ragione. Certamente tengo in considerazione che se le casse sono vuote o disastrate si può urlare quanto si vuole ma non si può e non si deve ottenere per forza per il solo fatto di essere un lavoratore dipendente. La ragione non sta nell’essere dipendente sta nel fare ciò che si può che spesso non corrisponde a ciò che si vorrebbe. L’alternativa è porsi sul mercato del lavoro, mi licenzio e cerco qualche cosa che mi piaccia di più! Mica si è obbligati a restare in un posto che non ci aggrada.

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    • E chi ha detto che ha ragione chi grida di più, scusi?
      Lei sa che la fondazione percepisce soldi dal pubblico in quanto accreditata?
      Lei sa che da tempo i lavoratori sono andati incontro alle richieste della fondazione letteralmente regalando ore di lavoro non retribuite?
      Dai da bravo, ha fatto la pipì fuori dal vasino e non lo vuole ammettere.
      Vada a parlare con i lavoratori se non le piacciono i sindacalisti ma non venga qui a fare qualunquismo. Dietro i lavoratori ci sono le loro famiglie, se non lo sa. E in reparto ci sono i pazienti per cui la sanità pubblica versa gli accreditamenti, se non lo sa.

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  13. Bene, con questa filosofia non ci resta che attendere che le aziende, che producono il reddito e quindi il benessere generale compreso quello dei lavoratori dipendenti dei dirigenti e dello stato, chiudano o falliscano così poi restiamo tutti a secco comprese le famiglie dei lavoratori e la preoccupazione,mi creda, non sarà quella di aver “regalato” qualche ora del proprio tempo ma di come arrivare alla fine del mese!

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    • Non faccia il furbo, banalizzando quello che ho scritto. I lavoratori della Fondazione, con estremo senso di responsabilità, hanno preso atto della difficoltà del proprio datore di lavoro e DA TEMPO sono andati incontro concordando addirittura di svolgere una parte del lavoro in forma non retribuita.
      E per risposta che si vedono proporre? Un ulteriore aggravio della loro situazione contrattuale.
      E allora smettiamola di dire che il datore di lavoro, poverino, ha fatto tutto quanto in suo potere e i lavoratori, cattivoni, vogliono farlo fallire con richieste insostenibili.
      Chi racconta cose simili mente sapendo di mentire. Ripeto, avrebbe fatto miglior figura parlando con i lavoratori e sentendo anche la loro campana, non solo quella dell’azienda.

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  14. Amico mio continuiamo pure con questa filosofia e vedremo dove si andrà a parare, quando non ce nè, non ce nè. Il datore di lavoro paga il doppio di quanto intasca il lavoratore dipendente. Un mio carissimo amico una volta diceva: verrà il momento che a scioperare saranno i “padroni” e allora sì che saranno problemi veri! Purtroppo credo che questa funesta profezia si sia delineata da tempo e non è cosa buona per nessuno in modo particolare per i ceti meno abbienti.

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    • Sei insopportabile quando fai di tutta l’erba un fascio. Abbiamo capito che sei un imprenditore e non c’è nulla di male in questo, anzi. Ma criticare lavoratori come quelli della fondazione in questione dopo che hanno regalato ore di lavoro per venire incontro al datore di lavoro è davvero surreale. Vorrei vederli certi “padroni” come li chiami tu dove andrebbero senza maestranze capaci e dedite al lavoro.

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  15. Credo che ci siano delle differenze sostanziali tra il datore di lavoro privato e quello pubblico, tenuto conto che la produzione di servizi alle persone, come nel caso della Fondazione Don Gnocchi, non può essere equiparata alla produzione di beni e servizi assicurata da un datore di lavoro privato, e questo senza nulla togliere agli imprenditori privati.

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