Al liceo “Gigli” di Rovato è arrivato Tooteko, l’arte (anche) ai non vedenti.

12246670_566366863510391_5182299177411414059_nFine d’anno scolastico con il “botto” (scientifico) per il migliaio di studenti e studentesse che ogni giorno frequentano Rovato e l’istituto superiore d’istruzione “Lorenzo Gigli” (licei e professionale) di viale Europa.

Per la prima volta in una scuola bresciana, infatti, l’arte è diventata fruibile anche per i non vedenti. Lunedì 21 dicembre 2015, dalle ore 09:30 alle ore 12:00, i ricercatori della società Tooteko sono arrivato al Gigli di Rovato per la sperimentazione di Tooteko, un dispositivo di tecnologia solidale che associa informazioni audio a supporti tridimensionali tattili e che pertanto rende fruibili le opere d’arte anche per i non vedenti.

Nata alla fine del 2012, dalla tesi di Serena Ruffato per il master universitario in Architettura digitale presso l’università IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), con la collaborazione di Fabio D’Agnano, responsabile del master in architettura digitale, e di Gilda Lombardi, esperta di comunicazione, la startup ha come obiettivo quello di far assaporare la “visione” della bellezza dell’arte a chi è privo della vista.

“Come lavora Tooteko – hanno spiegato i ricercatori -? Anzitutto c’è bisogno di una riproduzione, di un prototipo tridimensionale dell’opera d’arte che si vuole rendere fruibile. Sul modello sono installati dei sensori NFC, minuscoli chip che contengono informazioni sull’opera d’arte in questione. Quando la mano tocca uno dei tag NFC, grazie alla Tooteko App, comunica in wireless con smartphone o tablet e accende la traccia audio relativa al punto toccato. Questi sensori possono essere applicati anche da altri oggetti, pertanto questi ricercatori stanno studiando come rendere interattivi i libri per bambini e anche come applicarli alle scatole dei farmaci, così da renderle accessibili a tutti coloro che hanno problemi di vista (non vedenti, ipovedenti, anziani) le informazioni contenute sulla confezione, il “bugiardino”, la data di scadenza”.

Una sperimentazione originale, dunque, al Gigli, e “che si sposa perfettamente – dicono insegnanti e dirigenza scolastica – con la filosofia dell’istituto, che da tempo lavora per l’inclusività e l’integrazione a 360° di tutti gli studenti, affinché le abilità e le potenzialità di ciascuno di essi vengano riconosciute, irrobustite e messe al servizio della collettività.

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