“Haunting Franciacorta”: la storia di via San Carlo, la “bella abbandonata” di Rovato.

rovato via san carloRiceviamo e pubblichiamo dalla pagina Facebook “Haunting Franciacorta”, che si occupa di luoghi abbandonati – e non – a Rovato ma non solo:

Rovato.

E’ un susseguirsi di rovine e di edifici abbandonati quelli che si incontrano su via Porcellaga e in Via San Carlo. Un ingresso al paese non certo fra i più gradevoli. “Muovendosi fra le rovine” è il titolo del racconto “storico” che abbiamo ambientato in questo triangolo di ‪Rovato.

“Attilio alzò lo sguardo oltre il muro del brolo di palazzo Porcellaga.

Decise di imboccare la stretta via San Carlo Borromeo per evitare di passare dalla Piazza. L’avrebbe allungata di qualche decina di passi ma preferiva tenersi alla larga dagli schiamazzi serali dei rovatesi.

Gli capitava sempre più spesso da quando, due anni prima, era rientrato dall’epica missione al Polo con il dirigibile “Norge”; era stato acclamato come una celebrità da tutto il Paese ma, non sapeva spiegarsi il perché, da quel giorno non gli era più riuscito di ritrovarsi, spensierato, a suonare l’organetto fuori dal caffè Lallio. Si sentiva, ogni volta che tornava a Rovato, un ospite, gradito certo, ma osservato e misurato ad ogni sua mossa.

Per questi motivi anche quella sera volle evitare la Piazza e passò a fianco delle antiche case di Via San Carlo, schiacciate tra i confini del brolo e la torre sud del castello. Alzò lo sguardo per cercare il cielo e lo scoprì attraversato da un arcobaleno artificiale. I vetri colorati della vicina torretta liberty riflettevano la luce del tramonto infilandosi tra le case. Nell’aria un forte odore di luertis bolliti.

Quello che più lo inquietava di quel nuovo clima che respirava non era la perduta confidenza con i suoi paesani e nemmeno quell’area da bell’imbusti che avevano assunto buona parte dei suoi coetanei da quando avevano indossato la camicia nera. Li considerava degli ipocriti, dei liu de pesa con i quali, a Roma, si era abituato a giocare al “militare dal grado superiore”.

Era Maresciallo dell’aeronautica militare. Eroe del Polo Nord. Motorista di giganteschi dirigibili. Durante la missione aveva più volte rischiato il congelamento eppure, tutto l’equipaggio glielo riconosceva, non aveva mai perso il suo innato buonumore ne mai smesso di suonare l’organetto appena i motori abbassavano il loro rombo, figurarsi se potevano rattristarlo tre bell’imbusti spocchiosi.

Forse quello che più lo rattristava, ogni volta che tornava a Rovato era il l’atteggiamento distaccato di Maria, la sua Maria.

Suo Zio aprì il pesante cancello in ferro battuto e lo abbracciò. Nel cortile stava un tavolino con quattro sedie sopra una delle quali un bambino saltava sulle gambe di un uomo col berretto.

– ciao Zio, come sta Aldo? – disse secco Attilio, malcelando la sgradita sorpresa dovuta alla presenza dell’ospite.
– bene, la febbre si è abbassata di colpo e ormai ha ripreso a mangiare come prima. Il dottore dice che dobbiamo ringraziare il cielo. Tua Zia ha preferito accendere un cero all’altare di S. Nicola.-
– La zia è sempre stata una testa calda! Ora il Podestà in persona dovrà spostare il cero nella parrocchiale prima che inizi la demolizione se non vorrà incorrere nelle sue ire!– Attilio disse quella frase sorridendo ma senza togliere gli occhi di dosso all’uomo col cappello.
Lo zio capì che gli doveva delle spiegazioni e, dirigendosi verso il tavolino chiuse l’argomento:
– non credo che ci saranno molte donne ad applaudire l’inizio dei lavori di demolizione della chiesa di S. Nicola, sicuramente non ci sarà tua Zia! Ma ora lasciamo perdere, c’è un amico in comune che ci sta aspettando, abbiamo imparato insieme a battere il ferro, te lo ricordi? si chiama Bernardo Barbieri, è di Calino ed è passato per salutarci… sta per partire, lavorerà in fucine ben più importanti delle nostre, ma mi ha chiesto di farti chiamare ed … eccoci qui. – la frase si chiuse con un tono imbarazzato.
Bernardo si alzò posando a terrà il piccolo Aldo. Quando si raddrizzò Attilio dovette alzare il capo, era maestoso. La sua mano, squadrata e ossuta, avvolse quella di Attilio.
La sua voce, fine, strideva con il suo aspetto: – Ho apprezzato molto le gesta del Generale e ho letto tutto quello che è stato scritto sul vostro dirigibile. Credo che gli esempi come il vostro servano ad indicare come il progresso dell’uomo un giorno trionferà sulla miseria.-
– Risparmiami le tue tirate politiche Bernardo e dimmi che come hai fatto ad uscire dall’inferno di Parma!- rispose in tono serio Attilio.
– A Parma l’inferno l’han visto le squadracce di Balbo, credo che il nostro Generale possa esserne ben fiero e che ci debba un favore… –

Questa volta Attilio si diresse direttamente verso Via Vittorio Emanuele. L’incontro con Bernardo l’aveva eccitato: commilitone durante il recente conflitto mondiale, socialista, operaio brusafer conosciuto in paese come amico dei Bonomelli, instancabile collaboratore de “il Monte Orfano” e sopratutto leggendario Ardito del popolo durante la resistenza di Parma all’assedio fascista di Italo Balbo nell’estate del 1922.

Mentre camminava in centro alla strada larga si rigirava in mano la spilla che Bernardo gli aveva donato, si fermo, se la appuntò al petto:
– portala con te al Polo Attilio, tienila al bavero del tuo pastrano, nessuno te ne chiederà conto: il teschio con il pugnale tra i denti è il simbolo di noi arditi ma i fascisti ce lo han rubato come han fatto con tutto il resto e ora lo usano in molti dei loro gagliardetti. Tu però saprai cosa c’è veramente dietro quel simbolo e quando Mussolini imporrà al tuo Generale di far suonare “Giovinezza” sopra al Polo, tu, sorriderai all’avvenire di Uguaglianza e Libertà che ci aspetta.-

Attilio camminava con gli occhi alti, come in estasi. Passò davanti al caffè Lallio: un gruppetto di giovani Camice Nere stava tutt’intorno ad una ragazza in bicicletta. Non la toccavano; schiamazzavano in cerchio impedendogli di proseguire.

La ragazza era Maria, la figlia della fruttivendola, la sua Maria.

Attilio si avvicinò al gruppetto. Come gli capitava spesso a Roma gridò l’attenti senza ricordarsi che non era in servizio ne che non indossava la divisa. I cinque giovinastri si voltarono, allentarono involontariamente la trappola e Maria sgusciò via veloce inforcando la bicicletta. Attilio la guardò estasiato.

Un pugno lo colpì in pieno volto riscuotendolo. Non cadde. Si sentì montare un furore incontrollabile e vide il camerata che l’aveva colpito impallidire: l’aveva riconosciuto. In un balzo gli fu addosso. Quando lo strapparono via vide il corpo del suo avversario a terra, immobile. Si guardò le mani, erano lorde di sangue. Si toccò il petto per cercare la spilla di Bernardo, era ancora al suo posto ma ora aveva gli occhi rossi di sangue.

Ad Attilio Caratti e Bernardo Barbieri e Maria Lupatini diversamente antifascisti a Rovato fin dai primi anni del ventennio”

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Un pensiero su ““Haunting Franciacorta”: la storia di via San Carlo, la “bella abbandonata” di Rovato.

  1. questo locale traballante e pericoloso , dovrebbe essere messo in sicurezza oppure abbattuto , soprattutto in centro al paese

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