Belotti su “Il Leone” sui dipendenti comunali: “Ai pochi che a Rovato si lamentano…”

Dopo le polemiche dei giorni scorsi su farmacie, bollettini comunali e dintorni, il sindaco di Rovato Tiziano Belotti torna a prendere carta e penna per un nuovo editorialem quello de IL LEONE del mese di Settembre 2017. Altre parole che susciteranno sicuramente dibattito, visto che l’argomento sono i 78 dipendenti comunali oggi in pianta organica all’Amministrazione:

“E’ una specie di campo minato che gli amministratori sani di mente amano evitare, per mille motivi. Se poi ci mettiamo la proliferazione delle maschere, del moralismo di facciata e dell’ipocrisia che è il filo conduttore della nostra epoca e di tante altre epoche non particolarmente illuminate, capiamo bene che ci sarebbe da evitarne qualsiasi cenno. Però così si finirebbe per essere complici di quell’ipocrisia imperante che tutti biasimiamo ma che nessuno veramente disdegna. Quindi, concedetemi qualche giochetto d’equilibrismo e qualche migola di ambiguità per trattare un tema assai delicato; e per questa volta leggetemi tra le righe, e coglietene liberamente le gradazioni e gli accenni. Il tema sarà pure sensibile, ma non riesco, dopo quel che ho visto in questi due anni e rotti di amministrazione, a far finta di niente. E quel che ho visto, per me che provengo da un altro mondo, ha degli aspetti davvero sorprendenti, nell’uno e nell’altro senso.

Partiamo da una specie di assunto. Chi lavora nella pubblica amministrazione (e lo stesso vale per qualsiasi organizzazione lavorativa) è una piccola o piccolissima parte di una macchina molto complessa. All’interno della macchina ognuno ha un ruolo preciso ed una specifica funzione. La macchina funziona bene se ben rodata, bene organizzata e ben guidata, e se tutti le parti del complicato meccanismo fanno il loro dovere. Il Comune di Rovato ha una pianta organica complessiva di 78 dipendenti (per la maggior parte collocati in sede centrale, parte al Comando Polizia del Foro Boario, parte in biblioteca, parte alla farmacia comunale e parte al Macello).

Il lavoro dei dipendenti comunali e di chi li dirige è immensamente complicato da una farraginosa e diabolica macchina burocratica che agisce a tutti i livelli e costringe spesso ad affrontare le problematiche in maniera del tutto inusuale e certamente incomprensibile al normale utente, col quale spesso nascono malintesi. Lavorare in Comune, quindi, non è sempre stimolante e piacevolissimo.

Però si lavora generalmente sereni, al caldo d’inverno e al fresco d’estate, con un orario di 36 ore settimanali, con la certezza di prendere lo stipendio ogni fine del mese e con tutte le garanzie offerte da un posto pubblico. Posso peraltro testimoniare che molti dipendenti si fermano in Comune più dell’orario di lavoro nonostante la certezza che le ore straordinarie non saranno loro mai riconosciute e svolgono mansioni e compiti anche non dovuti, pure durante le giornate festive. Lo fanno per quel senso del dovere che anima molti di noi e che accumuna il lavoratore scrupoloso, sia pubblico che privato.

Accanto ai lavoratori scrupolosi e coscienziosi che sono la quasi totalità, vi sono alcuni elementi (che contiamo forse sulle dita di una mano), che ritengono di essere capitati in qualche girone infernale. E passano la giornata lamentandosi dei gravosissimi impegni loro assegnati. Spesso questi signori approfittano pure della buona fede delle organizzazioni parasindacali per lamentare illeciti e vessazioni di ogni sorta, dedicando più tempo al lamento che al lavoro.

Evitare quasi scientificamente di svolgere il proprio compito con serietà e rettitudine è mancanza di rispetto nei confronti degli amministratori, ma soprattutto è mancanza di rispetto dei colleghi lavoratori, che dovranno farsi carico anche del lavoro di altri. E magari verranno ritardate le pratiche dei cittadini per l’inceppamento di quel delicato meccanismo di cui sopra, con gravi danni all’utente e all’immagine del Comune.

Ho ricevuto e ricevo una gran quantità di persone che hanno perso il lavoro, e sono in gravissima crisi. Alcune di queste sarebbero disposte a collaborare col Comune per una miseria, pur di riuscire a far fronte alle difficoltà della famiglia. E’ vergognoso e profondamente immorale, e a questo punto della storia certamente intollerabile, che chi il lavoro ce l’ha, e pure comodo, si permetta di sbeffeggiare coi suoi comportamenti chi fatica a mantenere con dignità i propri figli. Non ho mai chiuso le porte a nessuno, ma ho sempre ricordato che le porte servono per entrare ed anche per uscire. Nessuno trattiene nessuno. Anzi”.

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Un pensiero su “Belotti su “Il Leone” sui dipendenti comunali: “Ai pochi che a Rovato si lamentano…”

  1. Sarebbe ora di liberare le attività gestionali amministrative, proprie degli organi dirigenziali, dalle pressioni politiche, proprie degli organi politici – amministrativi, cosi come da più di un decennio è scritto in normativa,poi rafforzata dalla legge brunetta.
    La macchina burocratica funzionerebbe molto ma molto meglio.

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