“Forme dell’informale”: la mostra di Sergio Piva a palazzo Sonzogni di Rovato

mostra palazzo sonzogni rovatoSergio Piva, pittore di Rovato, espone le sue opere a partire da stasera, giovedì 31 ottobre, con inaugurazione alle ore 20,30  a Palazzo Sonzogni in Corso Bonomelli. Gli orari di apertura sono i seguenti: 1 – 2 – 3 novembre dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 21

 Mariolina Cadeddu, una delle anime di Auser Rovato, ha realizzato un’intervista a Piva. Eccola.

Qualche giorno fa Sergio è venuto a rilasciarmi una sua intervista ed invitarmi alla sua mostra. Così mi disse che gli era piaciuto un mio articolo che avevo scritto anni fa per una mostra tenutasi a Lograto nel 2014. Disse che avevo colto qualcosa che lo animava.

Da quanto tempo dipingi?

Ho sempre dipinto perché amo i colori e ne subisco il fascino, dietro ci possono essere tanti fattori, si fanno le cose in modo inconscio. Dipingere è una forma espressiva che mi appartiene e lo faccio perché mi piace.

Cosa rappresenti?

Io rappresento la forma, l’energia oscura. Il vuoto mi affascina perché è quell’entità sconosciuta di cui nessuno si rende conto….

Sono passati gli anni e nel 2014 scrivevo questo:

Sergio Piva abita da sempre a Rovato, probabilmente contro la sua volontà. E’ un personaggio solitario, che non ama mischiarsi troppo con gli altri, i luoghi affollati e rumorosi non gli piacciono.

Dipinge da molti anni, utilizzando il cerchio quale simbolo di una sua ricerca.  Sergio sostiene che la forma archetipica del cerchio lo ha attratto da sempre poiché esprime alcuni elementi della   sua personalità.

Dice: – Alcuni simboli sono già dentro ciascuno di noi, qualcuno li percepisce e inconsciamente cerca di dare forma a ciò che lo abita. Qualcuno ha delle sensibilità che lo portano a scavare dentro, alla ricerca di luoghi che gli appartengono. Cercare di dare forma a questi spazi è stato importante per me. Il cerchio mi affascina per la sua completezza formale, è un luogo della mente.

Sergio ha uno sguardo che sembra andare lontano. E’ uno sguardo che cerca ciò che non si trova tra le umane cose. Il cerchio che indica perfezione ci porta in uno spazio che non ha requie, uno spazio entro il quale si sprofonda-

Cosa temi di più, gli ho chiesto una volta, davanti alle sue opere che suscitano pensieri inquietanti.

  • Se lo sapessi te lo direi. Temo me stesso, forse, perché mi accorgo che apparteniamo a forze che non sono del tutto conosciute. Abitiamo questo spazio rotondo chiamato terra e siamo continuamente alla ricerca di qualcosa. Un equilibrio, forse, che viene costantemente minacciato. La solitudine che è dentro l’uomo è animata da queste tensioni. E’ voler uscire per guardare da altri spazi il mondo che ci tiene prigionieri.-

Parlami dei tuoi colori. – I colori sono dei mediatori che esprimono queste emozioni in modo rapido ed efficace. I colori primari, nelle loro infinite sfumature ed associazioni, danno, di volta in volta, origine a creazioni che possono sembrare uguali nella forma e nelle tonalità ma, in realtà, ogni ricerca parte sempre dal conosciuto per approdare a mondi sempre nuovi e diversi. Noi siamo solo dei tramiti –

Come puoi definire la tua arte? – L’arte è ricerca, è dare un nome a emozioni e se riesci a far passare questo concetto hai centrato il tutto. L’arte è tensione oppure scoperta

L’ arte di Sergio non vuole provocare, vuole forse indicare un luogo in cui precipitare. C’è in questi  vortici,  in questi spazi a spirale di cupi colori un desiderio di  lasciarsi andare, senza voler provare a interrogarsi da dove veniamo, oppure dove andremo. L’arte di Sergio ha questa sua bellezza, non vuole convincere nessuno. Ognuno trova ciò che crede. Ognuno, inconsapevole delle ricerche della propria anima si lascia portare per mano in questi mondi.

Perché,  come dice Pugliese: “Un’opera deve far riflettere, sorprendere, stimolare, divertire. Un tempo il bello era l’armonia ideale, oggi questo sogno si è infranto perché nessuno crede più in una verità unica e universale. Oggi il bello è relativo, soggettivo e riflette le contraddizioni del mondo”.

Mariolina Cadeddu

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