“Caro Premier ti scrivo…” Lettera del sindaco Belotti di Rovato a Giuseppe Conte

Da Rovato…a Palazzo Chigi. E’ il percorso della lettera che il sindaco di Rovato, Tiziano Belotti, ha inviato al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: una serie di riflessioni a partire dalla pandemia da Covid19 che vi proponiamo di seguito.

Per eventuali commenti di altri partiti e liste…basta mandarci una mail!

“Lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Carissimo Presidente, le scrivo da Sindaco di una cittadina della provincia di Brescia, martoriata da oltre due mesi di pandemia che qui ha picchiato davvero duro, provocando morti e feriti, alcuni ancora in cura o in quarantena. Purtroppo dalle nostre parti il Corona Virus è dilagato in tempi non sospetti, a Gennaio e Febbraio, quando la popolazione non utilizzava nessuna precauzione e gli assembramenti erano all’ordine del giorno.

Sicché a Marzo gli ammalati non si contavano più e gli ospedali venivano presi letteralmente d’assalto. Di errori ne sono stati fatti tanti ed a tutti i livelli. Ma l’errore più grande è stato quello di non avere ascoltato il territorio ed i suoi presidi sanitari. I medici di base lamentavano da parecchie settimane alcune forme influenzali resistenti alle cure coi normali farmaci.

Eppure nessuno, nemmeno i grandi luminari della scienza che adesso passano più tempo in televisione che nei laboratori, ebbero l’intuizione di attribuire queste nuove forme influenzali al CoVid-19.

Il territorio insomma trasmetteva tanti segnali precisi, totalmente e colpevolmente inascoltati ai livelli superiori. Oggi il mio territorio restituisce segnali molto diversi. Racconta di una situazione sanitaria quasi completamente ricondotta alla normalità, senza più rilevare casi di nuovi malati gravi. I positivi di oggi non sono come quelli di ieri: sono persone generalmente in buona salute, venute però a contatto col virus nei mesi passati. E’ molto probabile che il virus torni a farsi sentire, ragionevolmente nel prossimo autunno o nel prossimo inverno. Ma questa volta non ci coglierà completamente impreparati. Saremo in grado di riconoscerlo subito e di affrontarlo con molti più strumenti, anche di tipo sanitario, rispetto ad oggi. Nel frattempo, ovvero in questi mesi che ci separano dal possibile ritorno del virus, dovremmo anche ritornare a vivere. Con tutte le prudenze e le cautele del caso ma dobbiamo ritornare a vivere, a lavorare, a studiare, a divertirci.

A fare una vita normale, quella che facevamo prima del Virus, ma adottando gli strumenti necessari per contrastare l’eventuale nuova diffusione. E quindi per favore non si ripeta di nuovo l’errore fatto qualche mese fa ignorando il territorio ed i suoi medici. Gli esperti da ascoltare non stanno a Londra o in qualche altra parte del mondo, stanno tutti qui sul territorio. Si ascoltino perciò i sindaci delle città colpite dalla pandemia, a cominciare dai Sindaci dei capoluoghi per finire con quelli dei più piccoli Comuni. Ne verrà fuori una Italia piena di intelligenza e di saggezza; consapevole delle proprie debolezze, martoriata dalla malattia, ma pronta a ripartire più forte di prima. Un’Italia che rivuole la sua normalità dopo due mesi e mezzo di malattia e di morte. Un territorio che ha bisogno immediato di ripartire con tutte le sue attività, anche e soprattutto con le piccole attività.

Quelle piccole e micro attività commerciali, artigianali e di servizio che sono la spina dorsale del nostro paese e che lo contraddistinguono per qualità della vita e lo rendono grande e riconoscibile in tutto il mondo. Signor Presidente, in Italia ci sono 7.900 esperti. 7.900 sindaci da ascoltare, tutti preparatissimi e tutti disposti a lavorare al suo servizio; senza alcun compenso straordinario e solo per il bene della propria comunità. Nei mesi di Marzo e Aprile eravamo quasi soli ad affrontare questa emergenza sanitaria e ne siamo usciti. Con morti e feriti ma ne siamo usciti per la grandiosa forza delle nostre comunità. Adesso bisogna decidere se vogliamo rimanere un paese ricco e vivace, come ce lo hanno consegnato i nostri padri, oppure piombare in brevissimo tempo in una crisi economica e sociale senza precedenti. Chieda a qualcuno dei 7.900 Sindaci cosa preferirebbero.

Chieda per favore al territorio, nelle sue innumerevoli articolazioni, quello di cui ha bisogno. E se proprio non vuole ascoltare i Sindaci, ascolti almeno i suoi 150 Prefetti che coi sindaci si confrontano ogni giorno. E lasci perdere per qualche tempo le task force e i professoroni. Ne avremo tutti sicuramente da guadagnarci.

Tiziano Alessandro Belotti, Sindaco di Rovato (Brescia)”

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