il taccuino di Rovato e della Franciacorta

Denominazione del Franciacorta: dalla Doc del 1967 alla Docg, quarant’anni di regole

Il vino delle colline tra Rovato e il Lago d’Iseo ha una storia moderna relativamente breve ma molto intensa. Questa pagina, scritta nel 2007 in occasione dei quarant’anni della Doc, ripercorre le tappe che hanno portato la Franciacorta dal primo riconoscimento del 1967 alla Docg, con disciplinari sempre più severi e un Consorzio di tutela via via più strutturato. I dati citati si riferiscono a quel periodo. Fa parte della sezione storia e cultura di Rovato.

Il 1967 e i numeri di partenza

Il 21 luglio 1967 un decreto del Presidente della Repubblica riconobbe la Franciacorta come zona a Denominazione di Origine. All’albo risultavano iscritti 11 produttori, che da 31 ettari di vigneto a uve bianche ricavavano 12.000 ettolitri di Pinot di Franciacorta.

Quarant’anni dopo, nel 2007, il quadro era profondamente cambiato: le aziende che imbottigliavano con una propria etichetta erano 85, i viticoltori 330, e da circa 2.000 ettari di vigneto si producevano 108.000 ettolitri di vino base Franciacorta.

Una storia giovane con radici antiche

Già nel Cinquecento in Franciacorta si produceva un vino definito mordace, e i vini fermi erano presenti da sempre, ma destinati al consumo locale. Le difficoltà della viticoltura e del commercio frenarono a lungo la crescita. La svolta arrivò alla fine degli anni Cinquanta, quando si diffuse la convinzione che il territorio potesse dare vini base adatti alla spumantizzazione.

Nel 1967 la denominazione fu voluta da un piccolo gruppo di produttori, incoraggiati dalla nuova legislazione italiana sulle denominazioni d’origine. Il Pinot di Franciacorta Doc nasceva da uve Pinot bianco, con possibili aggiunte di Pinot grigio e Pinot nero, e la rifermentazione naturale poteva avvenire in bottiglia o in vasca.

Con gli anni Settanta, stagione di grande rinnovamento per l’enologia italiana, imprenditori e manager comprarono terreni in zona e piantarono vigneti, all’inizio quasi per passione personale. Ben presto quelle proprietà diventarono veri laboratori enologici e una decina di nuovi produttori si aggiunse al gruppo storico. La rifermentazione in vasca era ancora ammessa, ma la maggior parte delle aziende sceglieva già quella in bottiglia, più impegnativa.

Gli anni Ottanta portarono imprenditori venuti da altri settori, che si affidarono fin da subito a enologi e tecnici. In quel periodo lo Chardonnay si separò dal Pinot bianco e mostrò la sua affinità con questi terreni. Secondo la ricostruzione del Consorzio, nel 1983 la superficie era salita a 550 ettari, le vendite di Pinot di Franciacorta superarono il milione di bottiglie e il numero delle aziende raddoppiò ancora. Con gli anni Novanta e la nascita del Consorzio volontario cominciò l’era del Franciacorta Docg.

Come è cambiato il vigneto

Le forme di allevamento presenti in Franciacorta raccontano tre fasi successive di impianto:

  1. Anni Sessanta e Settanta: risalgono a quest’epoca gli ultimi vigneti a pergola, ormai ridotti a pochi appezzamenti perché la loro resa qualitativa non rispondeva più agli obiettivi della denominazione.
  2. Dalla metà degli anni Settanta alla metà degli Ottanta: la necessità di meccanizzare il lavoro portò a scegliere spalliere alte come il Sylvoz o il Casarsa, poi modificato in Miotto. Una parte di questi vigneti era ancora in produzione, gestita con pratiche colturali più attente.
  3. Anni Novanta: si passò a impianti fitti, con almeno 4.000 o 5.000 ceppi per ettaro e in alcuni casi sperimentali fino a 10.000, con viti meno vigorose e meno uva per pianta.

L’idea alla base di quest’ultima scelta era semplice: più radici in competizione nel terreno e meno gemme per ettaro riducono la produzione complessiva e migliorano la qualità del frutto. Nel 2007 il legame tra resa contenuta per ceppo e qualità delle uve era considerato un punto fermo.

Le tappe del Consorzio, anno per anno

  • 1967: il 21 luglio arriva la Doc, che riguarda vini rossi e bianchi, questi ultimi anche con le bollicine.
  • 1983: l’aggiornamento del disciplinare descrive a parte la tipologia spumante, compreso il Rosé.
  • 1987: il 23 ottobre il Ministero dell’Agricoltura affida al Consorzio la vigilanza sui produttori associati, dal vigneto allo scaffale.
  • 1990: il 5 marzo nasce il Consorzio volontario per la tutela dei vini Franciacorta, con sede a Corte Franca e 29 associati.
  • 1991: il 22 marzo viene approvato il Regolamento Tecnico Produttivo del Franciacorta, con 52 soci; il marchio del Franciacorta è registrato in Italia il 21 novembre. Questo regolamento diventerà l’ossatura del disciplinare Docg.
  • 1992: i produttori affidano alla Facoltà di Agraria di Milano uno studio di zonazione su 150 vigneti, seguiti per quattro anni tra suolo, clima, foglie, uve e vini.
  • 1993: il 2 agosto il nuovo disciplinare ammette solo la rifermentazione naturale in bottiglia, elimina la dicitura metodo classico e impone l’elaborazione nella zona di produzione delle uve. Il Consorzio si sposta a Erbusco.
  • 1994: il 30 maggio 142 soci approvano il regolamento interprofessionale.
  • 1995: il 17 luglio viene autorizzato il laboratorio di controllo del Consorzio; il 1° settembre nasce il disciplinare Docg, che vieta in etichetta la dicitura vino spumante e il richiamo al metodo, fissa rese sotto le 10 tonnellate di uva e i 65 ettolitri per ettaro e aggiunge il Demisec. Il Franciacorta diventa il primo brut italiano rifermentato in bottiglia a ottenere la garantita, e viene registrato il marchio Satèn, riservato ai soci: un brut di sole uve bianche (Chardonnay in prevalenza e Pinot bianco), con pressione più bassa e quindi più morbido.
  • 1996: il 17 maggio è approvato il codice vitivinicolo, un’autoregolamentazione più severa del disciplinare. La Camera di Commercio di Brescia affida al Consorzio la consegna dei contrassegni di Stato e vengono pubblicati i risultati della zonazione.
  • 1997: dal 1° gennaio escono le prime bottiglie con la fascetta di Stato Docg; nascono le sentinelle della produzione, viticoltori che controllano ogni vigneto, e a novembre viene presentato il metodo franciacortino.
  • 1998: il Consorzio assume il nome di Consorzio per la tutela del Franciacorta, dei Vqprd Terre di Franciacorta e del Sebino Igt; nasce un osservatorio economico, parte la collaborazione con la Champagne sulla tutela delle denominazioni e la F merlata entra nel contrassegno di Stato.
  • 1999 e 2000: partono i vigneti guida, il progetto Strada del Franciacorta e il Festival del Franciacorta, appuntamento di settembre dedicato alle bollicine Docg; si avvia il catasto viticolo aziendale.
  • 2001 e 2002: i vigneti guida salgono a circa 50, poi i vigneti monitorati ogni settimana diventano 70, anche con dati multispettrali rilevati dall’aereo. Il regolamento CE 753/02 consente dal 1° agosto 2003 di usare in etichetta la sola parola Franciacorta, privilegio che in Europa la fonte attribuiva a 10 denominazioni, tra cui tre rifermentati in bottiglia: Cava, Champagne e Franciacorta.
  • 2003 e 2004: il Consorzio riceve l’incarico di controllo su tutti gli utilizzatori della denominazione, associati e non, detto erga omnes; arrivano i modelli previsionali di maturazione, i primi dati da satellite e, su richiesta del Consorzio, l’esclusione del Franciacorta dalla menzione Talento.
  • 2005 e 2006: il Piano dei Controlli va a regime con la tracciabilità completa, anche del Terre di Franciacorta; Syrah, Petit Verdot e Carmenere entrano tra le varietà raccomandate per la provincia di Brescia e iniziano gli incontri con le aziende per modificare i disciplinari.
  • 2007: si conclude il progetto di tracciabilità online di ogni bottiglia e si avvia il potenziamento della rete di stazioni meteorologiche per approfondire la zonazione.

Perché conta per Rovato

Rovato si trova al margine meridionale della Franciacorta e ne è storicamente la porta d’accesso: la crescita della denominazione ha quindi segnato anche l’economia e l’immagine del paese. Per un quadro sulle cantine della zona si può leggere cantine di Franciacorta e il buon bere, mentre gli sviluppi successivi del settore sono raccontati negli articoli della rubrica Franciacorta, tra cui il boom di vendite del Franciacorta Docg nel 2021. Per tornare alla presentazione generale c’è la pagina su storia e cultura di Rovato.

Pagina d’archivio di Rovato.org, basata su un testo diffuso nel 2007 dal Consorzio per la tutela del Franciacorta. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i dati.