Annunciata: il Convento di Rovato riparte con la Fondazione Moretti dopo un’estate di cambiamenti
Passato alla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti, il Convento dell'Annunciata sul Monte Orfano si presenta con sito, logo e pagina social. L'ultimo frate rimasto spiega il passaggio in una lettera.
Dopo un’estate di profonde trasformazioni, nel settembre 2018 il Convento dell’Annunciata di Rovato si è presentato con un volto nuovo. Il complesso sul Monte Orfano è passato sotto la gestione della Fondazione Vittorio e Mariella Moretti e ha lanciato un nuovo sito internet, una pagina Facebook e un nuovo logo. Nello stesso tempo è proseguita l’esperienza della “Lettera dal Monte”, il notiziario dei frati Servi di Maria, che per anni ha tenuto il legame con chi frequentava il convento.
Un solo frate sul Monte Orfano
Il cambiamento più evidente riguardava la comunità religiosa. Sul Monte Orfano, in quel momento, restava un solo frate: fra Stefano Maria Bordignon, dei Servi di Maria. È stato lui a spiegare il passaggio con una lettera dal titolo volutamente provocatorio, “Come siamo caduti in alto”, che rovesciava l’espressione usata da molti per commentare la fine della presenza dei frati.
Nella lettera fra Stefano si è presentato come l’ultimo frate rimasto, precisando però di non sentirsi solo: attorno a lui, ha scritto, c’era una comunità di amici con cui continuare il cammino umano e religioso.
La fine di un’epoca, non un fallimento
Il religioso ha raccontato di aver sentito molte persone, conoscenti di lunga data e visitatori di passaggio, esprimere dispiacere per un luogo che non era più custodito come prima. A suo giudizio non c’era però una colpa da cercare: la situazione era la conseguenza di una società che cambia, che perde riferimenti cristiani e in cui le vocazioni religiose sono diventate rarissime. Senza la forza delle circostanze, ha ammesso, i frati avrebbero probabilmente continuato come prima ancora per diversi anni.
L’immagine del chicco di grano
Per spiegare il proprio sguardo, fra Stefano ha richiamato il passo del Vangelo di Giovanni (Gv 12,24) sul chicco di grano che, se muore, porta molto frutto. Quello che si vedeva, ha scritto, non era la chiusura di un convento né il fallimento di un progetto religioso, ma il tramonto di un modo di vivere la fede e la vita consacrata. Si chiudeva un tempo e se ne apriva un altro, nel quale tutti potevano essere protagonisti.
Che cosa resta aperto
Il frate ha visto anche un lato positivo nel trasferimento dei religiosi in una piccola casa: uno stile di vita più semplice, che forse avrebbero dovuto scegliere da soli e che ora la storia imponeva. Non sarebbe più stato possibile organizzare conferenze per centinaia di persone, ma questo non avrebbe reso più difficile vivere il Vangelo. Fra Stefano ha assicurato che restava la possibilità di salire al convento per:
- pregare;
- dialogare;
- approfondire la conoscenza della Parola di Dio;
- dedicarsi alla meditazione.
Ha aggiunto l’impegno a sostenere le iniziative degli amici del convento e la speranza che arrivasse un altro frate ad arricchire la comunità. La lettera si chiudeva con un invito a non lasciare che la nostalgia del passato offuscasse il presente, vissuto anch’esso come un tempo di grazia.
Un luogo caro ai rovatesi
L’Annunciata è da secoli uno dei luoghi più cari a Rovato e alla Franciacorta, meta di passeggiate e di ritiri spirituali. Negli anni precedenti il convento aveva ospitato cicli di incontri molto seguiti, come la rassegna “Limen”, ovvero la soglia e gli appuntamenti dell’Avvento 2011 all’Annunciata. Per approfondire la storia della città si può consultare la sezione Rovato storia e cultura.
Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 25 settembre 2018 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.
