Covid a Rovato: superati i mille positivi in un anno, casi raddoppiati nel 2021
Marzo 2021: 1.015 contagi in dodici mesi, circa un rovatese su venti, e 53 vittime accertate. La variante inglese spingeva i numeri dell'Ovest bresciano mentre partivano i vaccini per la scuola.
All’inizio di marzo 2021, a un anno dall’arrivo della pandemia, Rovato superava la soglia dei mille casi positivi al Covid-19. Tra marzo 2020 e marzo 2021 i contagi registrati in città erano stati 1.015: in media, circa un rovatese su venti, neonati e anziani compresi, aveva contratto il virus nei dodici mesi precedenti. Le vittime accertate erano 53, di cui 47 nel 2020 e 6 nei primi mesi del 2021.
Il raddoppio dei primi due mesi del 2021
Il dato che più colpiva era la velocità della crescita. Al 31 dicembre 2020 i positivi registrati a Rovato erano poco più di 500. Nel giro di circa due mesi, tra l’inizio di gennaio e l’inizio di marzo 2021, il numero era quindi raddoppiato, segno di una nuova fase di forte circolazione del virus.
Il confronto con i comuni vicini
Rovato e Chiari risultavano le due cittadine più colpite dell’Ovest bresciano in termini assoluti. Chiari contava 1.096 casi dall’inizio della pandemia, mentre Palazzolo sull’Oglio si fermava a quota 841. Numeri che descrivevano un’area densamente popolata e fortemente interconnessa, dove scuole, lavoro e spostamenti quotidiani mettono in contatto molti comuni.
L’effetto della variante inglese
Secondo quanto riportato, l’impennata era legata alla diffusione della variante inglese, che proprio nell’Ovest bresciano aveva provocato un forte aumento dei contagi a partire dai casi individuati alcune settimane prima a Comezzano Cizzago e Castrezzato.
La variante, identificata per la prima volta nel Regno Unito alla fine del 2020, era considerata più contagiosa del ceppo originario e stava diventando dominante in diverse zone d’Italia proprio in quelle settimane.
Una provincia tra le più colpite
Il quadro locale si inseriva in una situazione provinciale molto preoccupante. Anche nei giorni della pubblicazione la provincia di Brescia figurava tra le più colpite d’Italia, con numeri ritenuti da piena zona rossa. Il Bresciano, insieme alla vicina Bergamasca, era già stato tra i territori più duramente segnati dalla prima ondata della primavera 2020.
I vaccini, un primo segnale di speranza
Accanto ai numeri dei contagi arrivava anche una notizia positiva. Proprio in quei giorni, anche a Rovato, cominciavano le vaccinazioni per il personale scolastico, mentre proseguivano quelle rivolte agli over 80. La campagna vaccinale, partita in Italia alla fine di dicembre 2020 con operatori sanitari e ospiti delle residenze per anziani, si stava gradualmente allargando ad altre categorie.
Dati aggregati, non singole storie
I numeri riportati erano dati complessivi sul territorio comunale e non permettevano di risalire alle singole persone. Servivano a misurare l’andamento dell’epidemia in città e a confrontarlo con quello dei comuni vicini, in un momento in cui l’attenzione alle regole di prevenzione restava decisiva.
Il rapporto di un positivo ogni venti abitanti aiutava a dare concretezza alle cifre: in quasi ogni via, scuola o luogo di lavoro della città qualcuno aveva conosciuto da vicino la malattia. Proprio per questo, mascherine, distanziamento e tracciamento dei contatti continuavano a essere raccomandati con insistenza dalle autorità sanitarie.
Le fasi precedenti dell’epidemia in città sono raccontate nell’articolo su Rovato oltre gli 800 casi e in quello sul nuovo punto tamponi. Altri aggiornamenti sono nella sezione cronaca.
Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 8 marzo 2021 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.
