Don Gnocchi, otto ore di sciopero e presidio in Regione anche dal centro di Rovato

Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero nazionale contro la disdetta del contratto: dal centro Ettore Spalenza i lavoratori si sono mobilitati contro più ore di lavoro a parità di stipendio.

Francesca Zanola Di Francesca Zanola
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Don Gnocchi, otto ore di sciopero e presidio in Regione anche dal centro di Rovato
Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Syrio. Licenza: CC BY-SA 4.0.

Venerdì 11 dicembre 2015 anche i dipendenti del centro Don Gnocchi di Rovato hanno incrociato le braccia. Cgil, Cisl e Uil avevano proclamato otto ore di sciopero nazionale nelle strutture della Fondazione Don Carlo Gnocchi, con un presidio a Milano davanti alla sede di Regione Lombardia, in piazza Città di Lombardia, dalle 10 alle 12. Al centro della protesta, il nuovo assetto contrattuale voluto dalla Fondazione.

Il centro Ettore Spalenza

A Rovato la Fondazione gestiva il centro «Ettore Spalenza», una struttura considerata un’eccellenza nel campo della riabilitazione, con un fatturato annuo di circa 15 milioni di euro e oltre 200 dipendenti. Proprio da qui i lavoratori avevano manifestato la loro contrarietà al nuovo contratto, che a loro avviso avrebbe prodotto un vero e proprio dumping salariale.

Le ragioni della protesta secondo i sindacati

Il giorno prima dello sciopero, giovedì 10 dicembre, i rappresentanti sindacali avevano distribuito un volantino davanti alla struttura. Questi i punti principali, così come esposti dalle organizzazioni dei lavoratori:

  • per due anni il personale avrebbe garantito ore di lavoro aggiuntive per sostenere la Fondazione;
  • la Fondazione avrebbe poi disdetto il contratto con l’obiettivo di aumentare l’orario e ridurre le retribuzioni;
  • secondo i calcoli sindacali, 80 ore in più all’anno e due giorni di ferie in meno, senza compenso aggiuntivo, avrebbero portato alla Fondazione circa 3 milioni di euro;
  • in gioco, sostenevano i sindacati, c’era il contratto nazionale della sanità privata nel suo complesso.

Nel volantino le sigle sottolineavano il carattere pacifico della mobilitazione e chiedevano il sostegno degli utenti e delle loro famiglie. Il testo riportava la posizione dei lavoratori: le motivazioni della Fondazione non comparivano nel comunicato.

Una vertenza di portata nazionale

La Fondazione Don Gnocchi, nata dall’opera del sacerdote milanese don Carlo Gnocchi, è una delle principali realtà italiane nella riabilitazione e nell’assistenza a persone con disabilità e anziani, con centri distribuiti in diverse regioni. La disputa sul contratto non riguardava quindi solo Rovato, ma migliaia di lavoratori in tutta Italia.

La scelta di manifestare in Regione

Il presidio davanti a Palazzo Lombardia non era casuale. In Lombardia gran parte dell’attività sanitaria privata accreditata opera in convenzione con il servizio sanitario regionale: portare la protesta sotto la sede della Regione significava chiamare in causa anche l’istituzione che finanzia una parte rilevante dei servizi.

Il peso del Don Gnocchi per Rovato

Per la città, il centro Ettore Spalenza rappresentava un punto di riferimento sanitario e, al tempo stesso, uno dei datori di lavoro più importanti del territorio. Con oltre duecento addetti, le condizioni contrattuali del personale avevano ricadute dirette su molte famiglie rovatesi e dei paesi vicini. La giornata di sciopero, con il viaggio fino a Milano, voleva rendere visibile questo peso anche fuori dai confini della Franciacorta, davanti a chi governa la sanità lombarda.

Altre notizie sulla sanità rovatese si trovano, per esempio, nell’articolo sui casi di Covid a Rovato nel 2021, mentre le cronache cittadine sono raccolte nella sezione cronaca.

Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 11 dicembre 2015 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.

Francesca Zanola

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Francesca Zanola

Francesca Zanola ha lavorato per molti anni nella cronaca di un settimanale della Bassa bresciana. Per Rovato.org segue la cronaca e la politica locale, dai consigli comunali alle notizie di quartiere. Il lunedì mattina non salta mai un giro tra i banchi del mercato.