Idoneità alloggiativa: il Tribunale di Brescia condanna Rovato e Pontoglio per condotta discriminatoria

Il costo del certificato di idoneità alloggiativa era salito da 50 a 312 euro. Per i giudici bresciani si è trattato di una discriminazione indiretta: il Comune dovrà restituire l'aumento ai richiedenti.

Francesca Zanola Di Francesca Zanola
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Idoneità alloggiativa: il Tribunale di Brescia condanna Rovato e Pontoglio per condotta discriminatoria
Fonte: Wikimedia Commons. Autore: photo uploaded by RicciSpeziari Photographer: Riccardo Speziari. Licenza: CC BY-SA 3.0.

Nel luglio 2016 il Tribunale di Brescia ha condannato i Comuni di Rovato e di Pontoglio per condotta discriminatoria, a causa del forte aumento della tariffa per il certificato di idoneità alloggiativa. A Rovato il costo del documento era passato in un colpo da 50 a 312 euro. Il ricorso era stato promosso insieme alla Fondazione Guido Piccini, all’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, e alla Camera del Lavoro di Brescia. Si trattava di una decisione di primo grado.

Il confronto in Consiglio comunale

La vicenda era nata circa un anno prima. A fine agosto 2015, durante una seduta del Consiglio comunale, il consigliere di minoranza Angelo Bergomi aveva chiesto conto dell’aumento. Il sindaco Tiziano Belotti aveva risposto che il certificato, richiesto dalla legge statale, costava in media al Comune proprio 312 euro e che l’amministrazione si limitava a porre quella spesa a carico di chi lo domandava.

Bergomi aveva allora ricordato che il Comune di Bergamo era già stato condannato per una delibera simile. Il sindaco aveva replicato che si trattava, in quel momento, dell’unica sentenza nota, invitando chi non fosse d’accordo a rivolgersi al giudice. Il confronto fra maggioranza e opposizione era stato raccontato anche nell’articolo sul botta e risposta fra Pd e Comune di Rovato.

A che cosa serve il certificato

L’idoneità alloggiativa è il documento con cui il Comune attesta che un’abitazione rispetta i requisiti igienico sanitari e di superficie in rapporto al numero di persone che vi abitano. Nella pratica viene richiesto soprattutto ai cittadini stranieri, per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno oppure per avviare un ricongiungimento familiare. Proprio questo aspetto è stato al centro della causa.

La decisione dei giudici

Secondo il Tribunale, la scelta dell’amministrazione rovatese ha configurato una discriminazione indiretta. La tariffa, in teoria, valeva per chiunque chiedesse il certificato; nei fatti, però, l’aumento ricadeva quasi soltanto su cittadini stranieri. Secondo i promotori del ricorso, erano loro il vero obiettivo della delibera della Giunta. A sostegno della decisione il Tribunale ha rilevato che, su 104 richieste presentate, appena 3 provenivano da cittadini italiani.

La stessa sorte è toccata al Comune di Pontoglio, che aveva deciso un rincaro analogo per il medesimo certificato, portandone il costo da 200 a 425 euro.

Che cosa ha stabilito la condanna

Le misure disposte dal Tribunale nei confronti di Rovato erano precise:

  • restituire 262 euro, cioè l’intero aumento deliberato, a tutte le persone che avevano pagato 312 euro per il certificato;
  • pubblicare la decisione integrale sul sito internet del Comune;
  • pubblicarne un estratto su un quotidiano a diffusione nazionale;
  • rimborsare le spese legali, quantificate in circa 7mila euro.

Un caso seguito in tutta la provincia

La sentenza bresciana si inseriva in un dibattito più ampio sulle tariffe applicate dai Comuni ai servizi richiesti in prevalenza dalla popolazione straniera. Rovato, del resto, era fra i centri della provincia con la più alta presenza di residenti stranieri, come raccontato nell’articolo su Rovato capitale dei residenti stranieri. La pronuncia, emessa in primo grado, restava suscettibile di impugnazione da parte dei Comuni interessati. Altri fatti del territorio sono raccolti nella sezione cronaca.

Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 19 luglio 2016 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.