Don Cesare Polvara lascia la parrocchia di Rovato dopo anni difficili

Arrivato nel luglio 2017 dopo la scomparsa di don GianMario Chiari, il prevosto salutava la città con una lettera aperta, al termine di un periodo segnato da lutti, dal crollo delle mura e dalla pandemia.

Francesca Zanola Di Francesca Zanola
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Don Cesare Polvara lascia la parrocchia di Rovato dopo anni difficili
Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Syrio. Licenza: CC BY-SA 4.0.

Nel giugno del 2020 la comunità cattolica di Rovato riceveva una notizia importante: don Cesare Polvara lasciava la guida della parrocchia. Secondo quanto annunciato, dal 28 giugno la città sarebbe rimasta senza prevosto, in attesa di una nuova nomina. Don Polvara era arrivato nel luglio del 2017 per prendere il posto di don GianMario Chiari, scomparso alla fine del 2016. Il suo saluto alla comunità era affidato a una lettera aperta, diffusa al momento della partenza.

Un mandato breve e complicato

Gli anni trascorsi a Rovato erano stati descritti come particolarmente difficili. La comunità aveva dovuto affrontare la perdita di due sacerdoti molto conosciuti: don Ettore Piceni, a Lodetto, e don Valentino Bosio, a Rovato, morto a causa del Covid 19. Due lutti che avevano colpito profondamente le parrocchie della città e delle sue frazioni.

Il crollo delle Mura Venete

Nell’ottobre del 2017, pochi mesi dopo l’arrivo del nuovo prevosto, una porzione delle Mura Venete era crollata in piazza Montebello. Il restauro si annunciava costoso e complesso e, al momento della partenza di don Polvara, non era di fatto ancora cominciato: alle porte di piazza Cavour campeggiava ancora il telo bianco di contenimento posato dopo il cedimento.

Le mura sono una delle testimonianze più visibili della storia di Rovato, che per oltre tre secoli fece parte dei domini della Repubblica di Venezia. La loro tutela è da sempre un tema sentito dai rovatesi, perché riguarda l’identità stessa del centro storico.

La pandemia a Rovato

A rendere ancora più pesante il bilancio di quegli anni era arrivata, nella primavera del 2020, la pandemia di Covid 19. La provincia di Brescia era stata tra le zone d’Italia più colpite nella prima ondata, e Rovato non aveva fatto eccezione. Secondo i dati riportati all’epoca, in città si contavano 192 casi accertati e 42 vittime ufficiali.

In quei mesi le parrocchie avevano dovuto sospendere le celebrazioni pubbliche, rinunciare ai funerali con la presenza dei fedeli e trovare nuovi modi per restare vicine alle famiglie colpite dai lutti. Un compito che aveva messo alla prova sacerdoti e volontari in tutta la provincia.

Che cosa significa restare senza prevosto

Il prevosto è il parroco a cui è affidata una parrocchia che ha il titolo di prepositura, tradizionalmente la chiesa principale di un centro importante. Per Rovato, considerata la capitale della Franciacorta, si tratta di una figura di riferimento non solo religioso ma anche civile, presente nei momenti più significativi della vita cittadina. La nomina del successore spetta al vescovo di Brescia.

Una comunità che guarda avanti

La partenza di un parroco segna sempre un passaggio per una comunità: si chiude un capitolo e se ne apre un altro, con le attese e le speranze che accompagnano ogni nuovo inizio. Per Rovato, uscita provata da lutti, emergenze e dalla pandemia, il cambio alla guida della parrocchia arrivava in un momento in cui il bisogno di punti di riferimento era particolarmente forte.

La vita religiosa della città è legata anche ad altri luoghi raccontati nell’archivio, come il convento dell’Annunciata sul Monte Orfano. Per la storia del territorio si può consultare la sezione storia e cultura, mentre altre notizie sono nella rubrica cronaca.

Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 12 giugno 2020 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.

Francesca Zanola

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Francesca Zanola

Francesca Zanola ha lavorato per molti anni nella cronaca di un settimanale della Bassa bresciana. Per Rovato.org segue la cronaca e la politica locale, dai consigli comunali alle notizie di quartiere. Il lunedì mattina non salta mai un giro tra i banchi del mercato.