Franciacorta Docg, le sfide del Consorzio per il 2020 tra formazione ed export

All'assemblea di fine 2019 il Consorzio Franciacorta presentava i progetti per l'anno nuovo: formazione, un corso di laurea a Brescia, un libro sulle origini rinascimentali, i mercati esteri e la Cina.

Elena Ghidini Di Elena Ghidini
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Franciacorta Docg, le sfide del Consorzio per il 2020 tra formazione ed export
Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Trk di Wikipedia in italiano. Licenza: CC BY-SA 3.0.

Alla fine del 2019 il Consorzio per la tutela del Franciacorta riuniva i soci in assemblea per fare il punto sull’anno trascorso e delineare le sfide del 2020. A guidare l’incontro era il presidente Silvano Brescianini, che illustrava un programma articolato su più fronti: la formazione delle persone che lavorano nel settore, il rapporto con il mondo universitario, la valorizzazione della storia della denominazione e la crescita sui mercati internazionali. Un quadro che riguardava da vicino anche Rovato, uno dei Comuni che fanno parte del territorio della Docg.

La formazione al centro

Uno dei punti chiave del programma riguardava la preparazione professionale. Il Consorzio annunciava collaborazioni con alcune delle realtà più note nel campo della cultura enogastronomica: Alma, la scuola internazionale di cucina italiana, CAST Alimenti, il Seminario Permanente Luigi Veronelli e l’Accademia Symposium.

Sul fronte accademico, il Consorzio sosteneva il nuovo corso di laurea in «Sistemi agricoli sostenibili» dell’Università degli Studi di Brescia, attivato nell’ambito del dipartimento di Ingegneria civile. L’obiettivo era formare tecnici capaci di coniugare produzione agricola e tutela dell’ambiente, temi centrali per un territorio vitivinicolo.

La storia della denominazione

Accanto alla formazione, il Consorzio puntava sulla cultura. Veniva presentato il volume «Le origini del Franciacorta nel Rinascimento Italiano», curato dal professor Gabriele Archetti e da Andrea Grignaffini, che ricostruisce le radici storiche della viticoltura in queste terre. Il progetto prevedeva anche un podcast e le traduzioni del libro in inglese e in tedesco, per raccontare la storia della Franciacorta anche al pubblico straniero.

I mercati esteri e il progetto Cina

Alla fine di ottobre 2019 l’export rappresentava il 14,5 per cento delle vendite complessive di Franciacorta. I dati presentati in assemblea indicavano i principali Paesi di destinazione.

  • Giappone: 18,3 per cento dell’export;
  • Svizzera: 18,0 per cento;
  • Germania: 12,2 per cento;
  • Stati Uniti: 11,9 per cento;
  • Belgio: 4,8 per cento.

Tra i progetti per il futuro figurava un lavoro dedicato al mercato cinese, sviluppato con il giornalista Jean Claude Viens, che comprendeva anche la definizione di una traslitterazione in caratteri cinesi del nome Franciacorta. Il Consorzio annunciava inoltre la ristrutturazione della propria sede.

Il peso del Giappone e della Svizzera, davanti a mercati tradizionalmente forti per il vino italiano come Germania e Stati Uniti, mostrava come le bollicine bresciane avessero trovato spazio in Paesi attenti alla qualità e disposti a pagare un prezzo adeguato. La quota complessiva dell’export, tuttavia, restava contenuta rispetto alle vendite in Italia, che costituivano ancora il mercato principale della denominazione.

Una denominazione che parla al territorio

Il Franciacorta è il vino spumante a metodo classico prodotto tra il lago d’Iseo e la città di Brescia, la prima denominazione italiana dedicata esclusivamente a questo metodo a ottenere la Docg. Per i Comuni della zona, Rovato compreso, la salute del settore vitivinicolo significa lavoro, turismo e reputazione internazionale. Le scelte del Consorzio su formazione, storia e mercati esteri hanno quindi ricadute che vanno ben oltre le cantine.

Per approfondire, l’archivio propone le pagine dedicate alla denominazione del Franciacorta e alle cantine della zona, oltre alla rubrica Franciacorta.

Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 10 gennaio 2020 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.