Idoneità alloggiativa, Rovato e Pontoglio condannati anche in appello

Nel febbraio 2019 la Corte d'Appello di Brescia diede ragione ad Asgi, Fondazione Piccini e Cgil: l'aumento dei costi del certificato fu giudicato una discriminazione indiretta verso gli stranieri.

Francesca Zanola Di Francesca Zanola
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Idoneità alloggiativa, Rovato e Pontoglio condannati anche in appello
Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Syrio. Licenza: CC BY-SA 4.0.

A fine febbraio 2019 si chiuse anche il secondo grado della vicenda sui costi del certificato di idoneità alloggiativa a Rovato e Pontoglio. La Corte d’Appello di Brescia confermò la decisione di primo grado e diede ragione alle associazioni che avevano promosso l’azione: l’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, la Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo e la Cgil. La notizia venne diffusa con un comunicato delle stesse organizzazioni lunedì 25 febbraio, a quasi quattro anni dall’inizio della controversia.

Le motivazioni della Corte

Secondo quanto riferito dalle associazioni, i giudici d’appello ritennero che l’aumento delle tariffe costituisse una discriminazione indiretta nei confronti dei cittadini stranieri. Il certificato, infatti, è indispensabile per le pratiche di ricongiungimento familiare, che riguardano soprattutto chi proviene da un altro Paese. Un rincaro applicato formalmente a tutti finiva così per pesare in modo sproporzionato su una parte precisa della popolazione.

La Corte avrebbe inoltre precisato che la discrezionalità dei Comuni nel fissare le tariffe incontra dei limiti, a partire dai principi della Costituzione. Un’amministrazione, in altre parole, non può stabilire liberamente costi che producano effetti discriminatori.

Come era nata la vicenda

La causa risaliva al 2015, quando i due Comuni avevano aumentato in modo consistente i diritti per il rilascio del certificato. Secondo i calcoli diffusi dall’Asgi, il rincaro era stato del 624 per cento a Rovato e del 212 per cento a Pontoglio. A Rovato la tariffa era passata da 50 a 312 euro. Per le associazioni, l’obiettivo dei provvedimenti sarebbe stato quello di scoraggiare gli stranieri dal chiedere il ricongiungimento con i propri familiari; una lettura che le amministrazioni avevano sempre respinto.

A seguire la causa per conto delle associazioni furono gli avvocati Alberto Guariso e Marta Lavanna. In primo grado il Tribunale di Brescia aveva già ordinato ai due Comuni di ripristinare le tariffe precedenti e di rimborsare quanto pagato in più, condannandoli inoltre al pagamento delle spese legali. La decisione era stata accolta con toni molto diversi dalle forze politiche locali, come ricostruito nell’articolo sul botta e risposta tra Pd e Comune di Rovato.

Il precedente di Pontoglio

Per Pontoglio, sottolineavano le associazioni, si trattava della terza condanna per discriminazione. In precedenza il Comune era stato chiamato in causa per i cartelli stradali che invitavano a rispettare la cultura occidentale o ad andarsene, poi rimossi senza presentare appello.

Un tema che ha segnato il dibattito locale

La vicenda dell’idoneità alloggiativa ha occupato per anni le cronache della zona, intrecciandosi con il dibattito sulla presenza straniera e sulle politiche dei Comuni dell’Ovest bresciano. Con la sentenza d’appello, il principio affermato in primo grado veniva confermato: le tariffe dei servizi comunali devono essere proporzionate e non possono tradursi in un ostacolo per l’esercizio di diritti come quello all’unità familiare.

Per le associazioni ricorrenti, la conferma in appello rappresentava anche un segnale rivolto agli altri enti locali che avevano adottato o valutavano provvedimenti simili sulle tariffe dei certificati.

Il resoconto del primo grado si trova nell’articolo sulla condanna per condotta discriminatoria pronunciata dal Tribunale di Brescia.

Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 26 febbraio 2019 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.