Cava Bonfadina, arriva la bozza di convenzione della Provincia: la lettera critica di un lettore
Un lettore, l'ingegner Angelo Bergomi, contestava la convenzione d'ufficio inviata a Rovato e Cazzago San Martino per la cava Bonfadina e chiedeva di sottoporre l'ambito estrattivo alla VIA.
Nel maggio 2007 Rovato.org pubblicava una lettera dedicata alla cava Bonfadina, il bacino estrattivo previsto all’ingresso dei comuni di Rovato e Cazzago San Martino. L’autore, l’ingegner Angelo Bergomi, commentava la bozza di convenzione d’ufficio che la Provincia di Brescia aveva appena inviato agli uffici comunali, giudicandola del tutto insufficiente, e poneva una serie di domande alle istituzioni regionali e provinciali.
Che cosa prevedeva la bozza di convenzione
Secondo la ricostruzione del lettore, l’ambito estrattivo misurava circa 120 piò, la tradizionale unità di misura agraria del Bresciano: una superficie che lui paragonava a un centinaio di campi da calcio, con una profondità simile a quella di un edificio di dieci piani. Il progetto, indicato anche come Ambito Territoriale Estrattivo 9 in località Mercurio Bonfadina, era stato pensato dalla Provincia e dalla Regione Lombardia.
La bozza arrivata in Comune, scriveva Bergomi, si limitava a fissare gli orari di lavoro, dalle 7 alle 19, e a prevedere mitigazioni arboree senza indicarne né la quantità né la consistenza, richiamando per il resto il rispetto delle soglie di legge su polveri e rumore. Una convenzione che l’autore definiva, nella sostanza, priva di garanzie reali per il territorio.
Il nodo della valutazione di impatto ambientale
Il cuore della lettera era la questione della VIA, la valutazione di impatto ambientale. Bergomi ricordava che i due comuni si erano opposti prima al piano cave provinciale, ritenuto troppo generoso con le imprese più grandi, e poi al progetto della Bonfadina, presentando ricorsi al TAR di Brescia. Le iniziative dei sindaci e del comitato anticava di Rovato, una decina di persone fra il centro, Lodetto e San Giorgio, erano arrivate fino alla Commissione Europea.
Nell’ottobre 2006, secondo quanto riportato nella lettera, la Commissione aveva avviato una messa in mora della Regione Lombardia, perché le cave bresciane di oltre 20 ettari non erano state sottoposte a VIA nonostante una legge regionale del 1998 lo imponesse. La Regione aveva poi modificato una parte della norma, ma per l’autore il principio restava: sopra i 20 ettari la valutazione era obbligatoria. E la definizione di cava, sosteneva, comprendeva anche le aree per impianti, servizi, stoccaggio e la fascia di rispetto, superfici che portavano la Bonfadina ben oltre la soglia.
Bergomi ipotizzava che la VIA potesse risultare scomoda per l’impresa, perché l’area ricadeva fra i terreni vitivinicoli della DOCG, citando come fonte la Coldiretti, oppure perché avrebbe potuto imporre mitigazioni ben più costose delle siepi indicate nella bozza. Aggiungeva che il ministero dell’Ambiente si stava interessando al caso, mentre la Commissione Europea non si era ancora pronunciata.
Le domande poste a Regione e Provincia
La lettera elencava quattro interrogativi. Il primo riguardava la decisione del dirigente regionale di escludere la Bonfadina dalla VIA, a detta dell’autore sulla base dei soli documenti dell’impresa e senza considerare le osservazioni di comuni e privati. Il secondo chiedeva se fosse noto lo spostamento di 600 mila metri cubi dall’ATE 15 di Travagliato, ricordando che la legge regionale privilegiava l’ampliamento degli ambiti esistenti. Il terzo e il quarto toccavano la viabilità: una strada di 3,5 metri vietata ai mezzi pesanti per circa trecento camion al giorno, e una rotatoria sull’ex statale 11 che avrebbe potuto richiedere espropri di privati.
Bergomi concludeva invitando i funzionari a sospendere il procedimento in autotutela, alla luce dei ricorsi ancora pendenti, e criticava la scelta di inviare la bozza a quattro giorni dalle elezioni comunali, quando un’eventuale richiesta di sospensiva sarebbe spettata ai nuovi sindaci. Le posizioni espresse erano quelle del lettore. La vicenda avrebbe occupato a lungo la cronaca rovatese, come mostrano gli articoli sull’arrivo delle ruspe alla Bonfadina e sull’esposto alla Procura di Brescia, raccolti con gli altri temi della sezione ambiente.
Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 23 maggio 2007 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.
