Cava Macogna, sequestro probatorio in parte dell’area dove era prevista una maxidiscarica

Nel marzo 2009 il nucleo investigativo ambientale della Procura di Brescia sequestrava cumuli di presunti rifiuti speciali e un'area di recupero inerti alla Macogna di Pedrocca, a ridosso di Rovato.

Elena Ghidini Di Elena Ghidini
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Cava Macogna, sequestro probatorio in parte dell’area dove era prevista una maxidiscarica
Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Strk ( discussione · contributi ). Licenza: CC BY-SA 3.0.

Nel marzo del 2009 la vicenda della cava Macogna, alla frazione Pedrocca di Cazzago San Martino ma a breve distanza dal Duomo di Rovato, da Berlingo e da Trenzano, registrava un nuovo sviluppo. Il Nucleo investigativo per i reati in materia ambientale della Procura della Repubblica di Brescia aveva disposto il sequestro probatorio di una parte dell’area della cava, gestita dalla ditta Cave San Polo. Nella stessa zona era in discussione il progetto di una nuova grande discarica. Rovato.org si chiedeva se la notizia potesse segnare la fine di quel progetto o rappresentasse soltanto un nuovo capitolo di una storia già molto lunga.

Che cosa era stato sequestrato

Secondo quanto riferito dagli investigatori, nell’area sarebbero stati presenti rifiuti speciali, in particolare terre e rocce da scavo, mescolati a materiali provenienti da demolizioni. Per questo motivo erano stati posti sotto sequestro sia i cumuli trovati sul posto sia la zona destinata agli impianti di recupero dei rifiuti speciali non pericolosi derivanti da demolizione. Si trattava di un sequestro probatorio, cioè di una misura adottata nel corso degli accertamenti per conservare le prove: non costituiva una decisione sulle responsabilità, che restava eventualmente da accertare nelle sedi competenti.

La posizione del Comune di Cazzago San Martino

L’unica amministrazione a esprimersi pubblicamente era stata quella di Cazzago, direttamente interessata. In una nota il Comune spiegava che l’attività della Procura si aggiungeva a un procedimento avviato pochi giorni prima dallo stesso ente nei confronti della ditta per motivi analoghi, dopo una segnalazione della Provincia. Sempre secondo la nota, dopo ripetute sanzioni per attività estrattiva ritenuta abusiva, sarebbe emersa una situazione ancora più grave, con l’ipotesi che i rifiuti servissero a mascherare escavazioni irregolari.

Il Comune annunciava che avrebbe chiesto la sospensione dell’iter in corso per l’approvazione del progetto di gestione dell’ambito estrattivo, sostenendo che ogni progetto avrebbe dovuto ripartire dalla situazione accertata e riportata a regolarità. L’amministrazione chiedeva anche di verificare fin dove fosse arrivata l’escavazione, eventualmente al di sotto del piano consentito, per i possibili rischi per la falda, e di analizzare con attenzione i materiali trovati.

  • verifica della profondità effettiva degli scavi;
  • analisi sui rifiuti rinvenuti;
  • sospensione dell’iter del progetto di gestione della cava;
  • nessun progetto di discarica, compreso quello della ditta Profacta già contestato dal Comune.

Il nodo della discarica

Proprio sull’area della Macogna insisteva infatti un progetto di discarica presentato dalla ditta Profacta, sul quale Cazzago aveva già espresso parere negativo. Nella nota il Comune affermava che, in una situazione del genere, nessun progetto di discarica avrebbe potuto andare avanti, e che la questione sarebbe stata risolta dalla magistratura più che dagli uffici amministrativi. Si trattava naturalmente della posizione di una delle parti in causa, mentre per le imprese coinvolte valeva la presunzione di innocenza.

Il Plis e i riflessi su Rovato

L’amministrazione di Cazzago, guidata dal sindaco Giuseppe Foresti, era tra i promotori del progetto di Plis, il Parco locale di interesse sovracomunale che riuniva quattro Comuni: Cazzago, Rovato, Berlingo e Trenzano. A Rovato il progetto era stato al centro di forti discussioni in consiglio comunale. Un Plis è uno strumento con cui più Comuni tutelano insieme un’area agricola o naturale, e nel caso della Macogna veniva visto da Cazzago anche come argine all’espansione di cave e discariche.

La vicenda riguardava da vicino anche i rovatesi, vista la vicinanza dell’area al centro abitato. Altri sviluppi sono nell’archivio, come il dibattito sulla discarica alle porte di Rovato e la procedura di VIA sulla Macogna, oltre alla rubrica ambiente.

Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 25 marzo 2009 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.