Cava Bonfadina, il Tar di Brescia sospende i lavori e chiede la VIA: la nota di Angelo Bergomi
Con l'ordinanza 188/08 il Tar di Brescia aveva dato ragione ai Comuni di Rovato e Cazzago San Martino: stop alla cava Bonfadina in attesa della Valutazione di impatto ambientale.
Il 26 febbraio 2008 Rovato.org pubblicava una nota di Angelo Bergomi, consigliere comunale di Rovato con delega alle attività estrattive e coordinatore locale del Partito democratico, dedicata alla decisione del Tribunale amministrativo regionale di Brescia sulla cava Bonfadina. Secondo il comunicato, l’ordinanza 188/08 del giorno precedente aveva dato ragione ai Comuni di Rovato e di Cazzago San Martino, sospendendo i lavori e rendendo necessaria la Valutazione di impatto ambientale.
Che cosa aveva stabilito il Tar di Brescia
Il caso riguardava l’Ambito territoriale estrattivo 9, conosciuto da tutti come cava Bonfadina. Nella lettura proposta da Bergomi, il punto decisivo era la superficie da prendere in considerazione: l’ambito misurava 35 ettari e, proprio per questa estensione, avrebbe dovuto essere sottoposto a VIA prima di qualsiasi autorizzazione all’escavazione. Provincia e Regione, secondo il consigliere, avevano invece sempre fatto riferimento soltanto alla parte produttiva, cioè le aree di scavo, gli impianti e gli spazi di stoccaggio.
Il Tribunale, sempre stando alla nota, aveva accolto l’impostazione dei Comuni e giudicato l’interpretazione provinciale non conforme agli obiettivi delle direttive europee. Ne derivavano due conseguenze: il fermo delle attività in cava e l’obbligo per la Regione di svolgere quella valutazione ambientale che per anni, nonostante le segnalazioni e gli atti ufficiali dei Comuni, non era stata né chiesta dagli uffici provinciali competenti né concessa a livello regionale.
Bergomi ricordava inoltre che la vicenda era arrivata fino alla Commissione europea, grazie all’interessamento del sindaco di Cazzago San Martino, Foresti, con una procedura di infrazione e la conseguente messa in mora della Regione. Neppure quel passaggio, osservava, era bastato a far partire la VIA.
Le obiezioni dei Comuni al progetto
Per le amministrazioni coinvolte la sospensiva rappresentava soprattutto un’occasione: poter ribadire nelle sedi regionali le perplessità di sempre sull’intero progetto. Il consigliere le elencava una per una. In primo luogo la collocazione dell’ambito, giudicata sbagliata, e le dimensioni, paragonate a quelle di 106 campi da calcio in piena Franciacorta. Poi il trasferimento di 600.000 metri cubi da un ambito della stessa ditta, la Bettoni spa, situato a Travagliato: secondo Bergomi la normativa indicava di ampliare i bacini già esistenti invece di aprirne di nuovi.
Un capitolo a parte riguardava la viabilità. La nota citava la rotatoria autorizzata dagli uffici provinciali per l’accesso dei mezzi pesanti della ditta, circa 300 al giorno da 200 quintali ciascuno secondo le stime riportate, su una strada comunale con una carreggiata di 3,5 metri e con la necessità di espropriare terreni privati. Veniva criticato anche l’accesso temporaneo concesso per un anno su una via di Cazzago San Martino, dove poco tempo prima, ricordava il consigliere, si era verificato un incidente mortale che aveva coinvolto un camion proveniente da una cava della zona.
Il ringraziamento ai cittadini e alle associazioni
Bergomi si diceva convinto che, in sede regionale, il progetto potesse anche essere cancellato in via definitiva. Nel testo ringraziava i cittadini che in quattro anni avevano sostenuto la battaglia, dagli abitanti della frazione di Lodetto, la più toccata dall’apertura dell’ambito, a quelli di zone più lontane come San Giorgio, oltre alle associazioni, tra cui Legambiente e il Gruppo Tutela Ambiente di Rovato, che avevano affiancato il comitato anticava e le amministrazioni comunali.
La chiusura della nota era una rivendicazione del buonsenso dei cittadini comuni, contrapposto a quello che il consigliere considerava l’atteggiamento rigido di alcune istituzioni. Rovato.org, come di consueto, si dichiarava disponibile a ospitare repliche e commenti di chiunque volesse intervenire.
Perché la Bonfadina contava per Rovato
La cava Bonfadina era da anni uno dei temi più sentiti del dibattito locale, come raccontato anche nelle cronache dedicate all’arrivo delle ruspe alla Bonfadina e all’esposto alla Procura della Repubblica di Brescia. Rovato si trova al margine meridionale della Franciacorta, ai piedi del Monte Orfano, in un territorio dove vigneti, frazioni abitate e grandi assi di traffico convivono a breve distanza: ogni nuova attività estrattiva tocca insieme paesaggio, qualità della vita e circolazione. La Valutazione di impatto ambientale è lo strumento con cui si esaminano in anticipo gli effetti di un’opera sull’ambiente, ed è per questo che i Comuni salutarono l’ordinanza come un passaggio importante. Altri sviluppi del tema si trovano nella sezione ambiente.
Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 26 febbraio 2008 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.
