Rifiuti smaltiti illegalmente, indagine anche sulla discarica Cogeme di Fantecolo: arrestato Mario Chiesa
Nel 2009 un'inchiesta sullo smaltimento irregolare dei rifiuti da spazzamento stradale portò all'arresto di Mario Chiesa. Tra i siti esaminati dagli inquirenti c'era anche la discarica di Fantecolo gestita da Cogeme.
Il 31 marzo 2009 un’inchiesta della magistratura sullo smaltimento dei rifiuti riportò in carcere Mario Chiesa, l’ex presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano il cui arresto, nel 1992, aveva dato avvio alla stagione di Tangentopoli. Nella vicenda c’era anche un pezzo di Franciacorta: tra le discariche finite sotto la lente degli inquirenti figurava quella di Fantecolo, gestita dalla multiutility Cogeme, che ha sede a Rovato. Le accuse, all’epoca, erano tutte da verificare in sede giudiziaria.
L’ipotesi degli inquirenti
Secondo l’impostazione dell’accusa, Chiesa sarebbe stato il gestore occulto di una società, la S.E.M. Servizi ecologici Milano, formalmente intestata a un familiare, che si aggiudicava numerosi appalti pubblici per lo smaltimento dei rifiuti. Gli incarichi sarebbero poi stati girati a un’altra società, guidata da tre fratelli, che avrebbe trattato i rifiuti in modo non conforme alla legge: sempre secondo gli inquirenti, i codici previsti dalla normativa anti inquinamento sarebbero stati falsificati e il materiale smaltito abusivamente in discariche del Bresciano, del Cremonese e del Pavese.
Si trattava per lo più di rifiuti derivanti dallo spazzamento delle strade, che la legge impone di sottoporre a un trattamento adeguato prima del conferimento in discarica. Le indagini erano coordinate dal pubblico ministero Luca Gaglio e andavano avanti dal 2005.
Il ruolo della discarica di Fantecolo
Fantecolo è una piccola frazione del Comune di Provaglio d’Iseo, nel cuore della Franciacorta. La discarica risultava gestita da Cogeme, multiutility di proprietà di una cinquantina di Comuni lombardi, inserita all’interno di Linea Group Holding e con sede a Rovato. Per il territorio la notizia aveva quindi un peso particolare: coinvolgeva un’azienda pubblica partecipata dai Comuni della zona, Rovato compreso.
Tra gli indagati, secondo quanto emerso, vi sarebbero stati alcuni dipendenti che, d’accordo con le società coinvolte, avrebbero consentito l’ingresso in discarica dei camion carichi di rifiuti senza svolgere i controlli dovuti sulla tipologia e sul percorso di trattamento del materiale. In cambio avrebbero ricevuto piccole somme di denaro, buoni benzina o buoni pasto. Tra le persone arrestate quel giorno c’era anche un ex addetto al controllo dei carichi, residente in Franciacorta, licenziato circa un anno prima.
Presunzione di innocenza e responsabilità da accertare
Al momento della pubblicazione l’inchiesta era nella fase delle indagini e degli arresti: le ricostruzioni riportate erano quelle degli inquirenti e nessuna responsabilità era stata accertata da un giudice. Tutte le persone coinvolte, Mario Chiesa compreso, andavano considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva. Rovato.org non disponeva di notizie sugli sviluppi processuali successivi.
Perché la vicenda contava per Rovato
La gestione dei rifiuti e delle discariche è da anni uno dei temi più sensibili per l’ovest bresciano, un territorio segnato da cave, impianti e progetti di nuove discariche. Il coinvolgimento, anche solo indiretto, di un sito gestito dalla multiutility con sede a Rovato riportava l’attenzione sui controlli e sulla trasparenza della filiera. Altri capitoli di questa storia si trovano nella sezione ambiente, ad esempio nell’articolo sul sequestro di parte della cava Macogna, e nelle vicende societarie di Cogeme come il rinnovo del suo consiglio di amministrazione.
Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 1 aprile 2009 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.
