Cava Bonfadina, il Consiglio di Stato annulla la sospensiva del Tar: i lavori possono riprendere

Con un'ordinanza del 10 giugno 2008 i giudici di secondo grado hanno cancellato lo stop deciso a febbraio dal Tar di Brescia. Il nodo della Valutazione d'impatto ambientale resta però da decidere nel merito.

Elena Ghidini Di Elena Ghidini
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Cava Bonfadina, il Consiglio di Stato annulla la sospensiva del Tar: i lavori possono riprendere
Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Julian Hallon. Licenza: CC BY-SA 3.0.

Svolta nella vicenda della cava Bonfadina, il progetto estrattivo che coinvolge i territori di Rovato e Cazzago San Martino. Con un’ordinanza depositata martedì 10 giugno 2008, il Consiglio di Stato ha annullato la sospensiva con cui, a febbraio, il Tribunale amministrativo regionale di Brescia aveva fermato i lavori in attesa di una sentenza definitiva sul ricorso. Il risultato pratico è immediato: le ruspe possono tornare in azione nell’area, mentre la decisione di merito resta ancora aperta.

Il nodo dei 35 ettari e della Via

Al centro del contenzioso c’era, fin dall’inizio, la mancata Valutazione d’impatto ambientale, la cosiddetta Via, prevista dalla normativa europea per gli interventi che possono incidere in modo rilevante sul territorio. Le due parti leggevano in modo opposto la soglia che fa scattare l’obbligo.

  • Per gli ambientalisti e per i Comuni coinvolti, Rovato e Cazzago San Martino, la Via è necessaria quando l’area interessata dal progetto supera i 35 ettari.
  • Per Provincia e Regione, invece, quei 35 ettari vanno calcolati sulla sola superficie da scavare: nel caso della Bonfadina, inferiore alla soglia, la Valutazione non sarebbe quindi dovuta.

Proprio per chiarire questo punto, circa quattro mesi prima il Tar bresciano aveva bloccato ogni intervento sull’area. Contro quello stop temporaneo si erano rivolti al Consiglio di Stato la ditta incaricata degli scavi, la Regione Lombardia e la Provincia di Brescia, indicate nelle cronache con i nomi delle loro sedi, il Pirellone e il Broletto.

Le motivazioni dei giudici di secondo grado

Il Consiglio di Stato, organo di appello della giustizia amministrativa, ha accolto le ragioni degli enti e della ditta. Nella sua ordinanza ha ritenuto che la fascia di raccordo tra l’area di estrazione e i terreni circostanti vada considerata come una “zona di salvaguardia”, e che per questo non rientri nel calcolo dei 35 ettari. Una lettura che, almeno in questa fase, ha fatto cadere il presupposto della sospensiva.

Che cosa cambia sul campo

L’unico elemento certo, dopo l’ordinanza, era che fino alla pronuncia definitiva i lavori per la realizzazione della cava avrebbero potuto proseguire senza ostacoli all’interno dell’area della Bonfadina. Per chi si opponeva al progetto, un passo indietro concreto dopo il successo ottenuto in primo grado a febbraio.

La partita non è chiusa

Il Comitato Anticava non considerava però la vicenda conclusa. Sia la sospensiva sia il suo annullamento, ricordavano i suoi membri, erano provvedimenti cautelari, cioè misure temporanee pensate per regolare la situazione in attesa del giudizio vero e proprio. La questione principale, ossia se la Via fosse dovuta o no, restava pendente davanti al Tar di via Malta, a Brescia, chiamato a pronunciarsi nel merito.

La differenza tra fase cautelare e fase di merito è un passaggio tipico della giustizia amministrativa: il giudice può sospendere o sbloccare un’opera in via provvisoria, ma la decisione che chiude la causa arriva solo con la sentenza. Per Rovato e Cazzago, comunità della pianura bresciana in cui il tema delle cave è da tempo al centro del dibattito, l’esito finale avrebbe pesato sul futuro del territorio.

Le tappe precedenti della vicenda sono ricostruite negli articoli sul primo pronunciamento del Tar sulla Bonfadina, sullo stop alle ruspe deciso a febbraio e sull’attesa dell’udienza al Consiglio di Stato. Altri temi legati al territorio sono raccolti nella sezione ambiente.

Articolo d’archivio pubblicato originariamente il 12 giugno 2008 su Rovato.org. Il testo è stato riordinato nel 2026 senza aggiornare i fatti.